A ciascuno il suo stile
Lo stile cognitivo è l’insieme delle strategie, scelte consciamente o inconsciamente, che una persona mette in atto durante l’apprendimento. Queste strategie coinvolgono le modalità percettive e neurosensoriali, i meccanismi della memoria, le rappresentazioni mentali e gli emisferi cerebrali. Il tema è cruciale nella didattica delle lingue anche perché lo stile di uno studente è profondamente influenzato dalla cultura di provenienza: chi insegna italiano agli stranieri sa bene quanto il modo di apprendere dipenda dalle esperienze scolastiche pregresse e dal valore che ogni cultura assegna, per esempio, alla memorizzazione, al lavoro individuale o cooperativo, al rapporto studente-insegnante.
Attenzione, però, allo stereotipo culturale: senza strumenti adeguati per osservare i singoli, si rischia di attribuire a ogni allievo lo stile “tipico” dei suoi connazionali. Ma tutti gli spagnoli sono davvero collaborativi e dinamici? La realtà, come vedremo, è molto più varia.
I quattro stili cognitivi principali
Prendendo spunto dai modelli teorici di autori come Gardner, Sternberg e altri, si possono individuare quattro dimensioni cognitive fondamentali, sempre presenti e continuamente intrecciate.
- Stile verbale. L’apprendimento avviene raccogliendo ed elaborando informazioni in forma linguistica. Chi predilige il canale auditivo fa leva sulla ripetizione e sulla riorganizzazione del materiale (rime, assonanze, onomatopee) per memorizzare; chi predilige il codice scritto apprende leggendo, prendendo appunti e sottolineando.
- Stile non verbale. Sfrutta quella che Gardner chiama intelligenza visuo-spaziale: si raccolgono informazioni osservando l’ambiente e formulando ipotesi, attivando soprattutto il canale visivo e la formazione di immagini mentali, concrete o simboliche. Vi rientra anche chi apprende facendo leva sulla musicalità di un testo, cioè sulla dimensione paralinguistica.
- Stile cinestetico. Predilige l’apprendimento attraverso esperienze concrete che coinvolgono più sensi insieme. Chi ha questa propensione riflette sulla lingua e sistematizza solo dopo aver “fatto” (un’intervista, un role-play, un’attività cooperativa), seguendo il principio “prima fare, poi riflettere” e attivando soprattutto la memoria implicita.
- Stile logico-matematico. Attribuisce un ruolo centrale alla riflessione e alla sistematizzazione, individuando regolarità e contrasti e privilegiando la deduzione. Segue il principio “prima riflettere, poi fare”, attiva la memoria esplicita, tende all’astrazione e ricorda bene dettagli e particolarità linguistiche.
Ogni studente possiede un proprio stile, risultante dalla combinazione di questi quattro fattori. Chi predilige l’apprendimento musicale, per esempio, ha spesso anche una propensione cinestetica; chi adotta la modalità logico-matematica può usare strategie verbali (appunti, parole-chiave) per sistematizzare. Come sottolinea Gardner, una persona possiede diverse “intelligenze”, che attiva in modo diverso secondo le situazioni.
Gli stili cognitivi e i due emisferi
Gli studi sugli stili si collegano alla ricerca neuroscientifica sulla dominanza emisferica: in ogni persona c’è una propensione ad apprendere favorendo maggiormente uno dei due emisferi. Chi ha un orientamento a destra discrimina meglio l’input visivo, predilige il ragionamento induttivo, controlla di più gli elementi prosodici, integra linguaggi verbali e non verbali e ha bisogno di un input contestualizzato. Chi è orientato a sinistra preferisce il pensiero deduttivo, i compiti logici e l’input verbale, apprende per linearità e sequenzialità, memorizza meglio le nozioni grammaticali astratte ed è più indipendente dal contesto.
Con l’eccezione dello stile cinestetico (legato all’emisfero destro) e di quello logico-matematico (legato al sinistro), gli altri stili possono interessare entrambi gli emisferi. Un allievo verbale con dominanza destra imparerà con rime e giochi di parole; con dominanza sinistra preferirà ripetizione, riassunto e schemi. Infine, sul piano socio-relazionale, ogni stile può orientarsi verso la sfera intrapersonale o interpersonale: qualunque sia lo stile, uno studente può preferire l’apprendimento individuale o quello cooperativo.
Il primo passo: l’insegnante riflette su di sé
Prima ancora di osservare gli studenti, il docente dovrebbe compiere una riflessione metacognitiva sul proprio stile di apprendimento. Spesso, infatti, un insegnante è convinto in buona fede dell’efficacia di certe tecniche solo perché rispecchiano il suo modo di apprendere, o fatica a interagire con alcuni allievi perché non ne condivide lo stile. Riconoscere le proprie inclinazioni è quindi il primo passo per una didattica realmente centrata sullo studente.
Uno strumento utile è una serie di “domande guida”, una sorta di checklist aperta. Ci si può chiedere, per esempio: preferisco attività orali o scritte, individuali o di gruppo, statiche o dinamiche? Per imparare una regola grammaticale, la desumo da un contesto o parto da uno schema? Preferisco prima capire e poi fare, o prima fare e poi capire? Imparo meglio vedendo, ascoltando o facendo? Nel leggere un testo mi soffermo subito sui dettagli o cerco prima una visione generale? Sono ordinato o disordinato? Rispondere a queste domande aiuta a mettere a fuoco le proprie propensioni percettive e la propria dominanza emisferica.
Osservare gli studenti: strumenti diretti e indiretti
Acquisita consapevolezza di sé, l’insegnante può concentrarsi sugli alunni, soprattutto nelle prime lezioni, quando ancora non li conosce. Un’esperienza concreta, condotta in un corso di italiano per stranieri con studenti di diversa provenienza, mostra come procedere combinando due tipi di strumenti.
Gli strumenti diretti chiedono allo studente di riflettere esplicitamente. Con la lettera all’insegnante, ogni allievo racconta aspettative, attività preferite ed esperienze pregresse. Con un test tipo “che tipo di apprendente sei?”, compila un questionario, confronta le risposte con i compagni e individua il proprio profilo cognitivo, integrandolo con la propria esperienza. Gli strumenti indiretti si basano invece sull’osservazione: il docente propone attività diversificate (individuali, a coppie, a gruppi) e compila per ciascuna una scheda di osservazione, valutando quanto ogni studente usa il codice verbale, la partecipazione attiva, il rispetto delle istruzioni e l’interazione con i compagni.
Cosa insegna l’osservazione
Integrare dati diretti e indiretti permette di disegnare un profilo cognitivo preciso, tanto più che i due tipi di dati tendono a coincidere. L’integrazione è essenziale anche perché gli strumenti diretti, basati su lettura e scrittura, privilegiano il canale visivo e possono penalizzare chi predilige altri canali. In alcuni casi, però, emergono discordanze: un’allieva che si dichiarava collaborativa, nei fatti tendeva a non intervenire nei lavori di gruppo; uno studente che il test indicava come “globale” si rivelava a suo agio soprattutto nell’analisi linguistica. Al di là di possibili fattori esterni, questo suggerisce che gli allievi non sempre sono pienamente consapevoli del proprio stile.
L’osservazione, inoltre, smentisce spesso gli stereotipi culturali: una studentessa tedesca particolarmente predisposta ad attività cooperative e ludiche, lontana dall’immagine dell’apprendente tedesco individualista e concentrato sulla grammatica; uno studente spagnolo che, contro il cliché del temperamento dinamico e collaborativo, dichiarava e dimostrava di preferire il lavoro individuale. Infine, gli strumenti diretti hanno un valore anche per gli studenti stessi, che riflettendo sul proprio modo di apprendere sviluppano competenze metacognitive preziose.
Domande frequenti
Cosa sono gli stili cognitivi?
Sono le strategie, coscienti o inconsce, che una persona mette in atto per apprendere, e coinvolgono percezione, memoria, rappresentazioni mentali ed emisferi cerebrali. I principali sono lo stile verbale, non verbale (visuo-spaziale e musicale), cinestetico e logico-matematico.
Che rapporto c’è tra stili cognitivi ed emisferi cerebrali?
Ognuno ha una dominanza emisferica. L’emisfero destro predilige l’input visivo, l’induzione e il contesto; il sinistro il pensiero deduttivo, l’input verbale e la sequenzialità. Lo stile cinestetico è legato al destro, quello logico-matematico al sinistro; gli altri coinvolgono entrambi.
Perché l’insegnante deve riflettere sul proprio stile?
Perché il proprio modo di apprendere influenza inconsapevolmente il modo di insegnare: si tende a preferire tecniche che rispecchiano il proprio stile e a faticare con chi ne ha uno diverso. La riflessione metacognitiva è il primo passo per una didattica centrata sullo studente.
Come si identificano gli stili degli studenti?
Combinando strumenti diretti (lettera all’insegnante, test di autovalutazione) e indiretti (schede di osservazione durante attività diversificate). L’integrazione dei due permette profili precisi e rivela spesso discordanze con le autodichiarazioni o con gli stereotipi culturali.
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