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Gli effetti delle lesioni della via laterale

Il controllo del movimento volontario fine, come muovere le dita in modo indipendente, dipende da vie nervose discendenti ben precise. Studi sperimentali sulle lesioni della via laterale del midollo spinale hanno chiarito il ruolo del tratto corticospinale e del tratto rubrospinale, rivelando una proprietà sorprendente del sistema motorio: la sua capacità di riorganizzarsi e compensare […]

Psicolab — Gli effetti delle lesioni della via laterale
Il controllo del movimento volontario fine, come muovere le dita in modo indipendente, dipende da vie nervose discendenti ben precise. Studi sperimentali sulle lesioni della via laterale del midollo spinale hanno chiarito il ruolo del tratto corticospinale e del tratto rubrospinale, rivelando una proprietà sorprendente del sistema motorio: la sua capacità di riorganizzarsi e compensare parzialmente i danni nel tempo.

La via laterale e il controllo del movimento fine

Le vie motorie discendenti che dal cervello raggiungono il midollo spinale si organizzano in gruppi distinti, a seconda della posizione che occupano nella sostanza bianca midollare e della funzione che svolgono. Le vie laterali, situate nelle colonne laterali del midollo, sono specializzate nel controllo dei movimenti volontari della muscolatura distale degli arti: i muscoli che governano le mani, le dita, i polsi. Sono queste vie che rendono possibile l’abilità manuale fine, la manipolazione precisa degli oggetti, i gesti che richiedono indipendenza tra le singole dita.

Tra le componenti della via laterale, due tratti hanno un ruolo centrale: il tratto corticospinale, che origina direttamente dalla corteccia cerebrale, e il tratto rubrospinale, che parte dal nucleo rosso del mesencefalo. La loro relazione funzionale è stata illuminata da una serie di esperimenti classici condotti sulle scimmie, in cui si studiavano gli effetti di lesioni mirate.

Gli effetti delle lesioni sperimentali sulle scimmie

Quando si producevano lesioni sperimentali della via laterale nelle scimmie, gli animali diventavano incapaci di compiere movimenti frazionati delle braccia. Non riuscivano più a muovere in modo indipendente la spalla, il gomito, il polso e le dita della mano: i diversi segmenti dell’arto tendevano a muoversi insieme, in blocco, perdendo quella raffinatezza che caratterizza il movimento volontario sano. Inoltre, i movimenti residui risultavano più lenti e meno accurati.

Un dato particolarmente significativo riguardava la lesione del solo tratto corticospinale. Limitarsi a interrompere questo singolo tratto provocava un deficit del movimento grave quanto quello prodotto dalla lesione dell’intera colonna laterale. Questo dimostrava il peso decisivo del tratto corticospinale nel controllo dei movimenti fini della mano: senza il suo contributo, l’animale perdeva gran parte della propria destrezza.

Il recupero spontaneo dopo la lesione

Gli esperimenti rivelavano però un fenomeno tanto importante quanto inatteso. Molte delle funzioni perdute non rimanevano compromesse in modo permanente: nei mesi successivi all’intervento chirurgico di lesione, gli animali recuperavano spontaneamente buona parte delle capacità motorie. Il sistema nervoso, pur privato di una via essenziale, riusciva a ritrovare una funzionalità apprezzabile.

Il recupero, tuttavia, non era completo. Restava un deficit permanente, costituito da una certa debolezza dei muscoli flessori distali e, soprattutto, dall’incapacità di muovere le dita in modo indipendente. La manipolazione fine, il gesto più sofisticato della mano, era la funzione più difficile da riconquistare, segno che alcune capacità dipendono in modo insostituibile dal tratto corticospinale.

Il ruolo del tratto rubrospinale nella compensazione

Da dove proveniva, allora, il recupero spontaneo osservato dopo la lesione del tratto corticospinale? La risposta emerse da un secondo esperimento. Se, dopo che l’animale aveva recuperato, si produceva una successiva lesione al tratto rubrospinale, si assisteva al rovesciamento del precedente recupero: le funzioni faticosamente riconquistate andavano nuovamente perdute.

Questo risultato indicava chiaramente che il tratto rubrospinale, originato dal nucleo rosso, era responsabile della compensazione. Nei mesi successivi alla prima lesione, la via corticorubrospinale aveva progressivamente assunto parte delle funzioni del tratto corticospinale danneggiato. Il nucleo rosso riceve infatti proiezioni dalla corteccia e invia a sua volta assoni al midollo spinale, costituendo una rotta alternativa attraverso cui i comandi motori corticali possono raggiungere i motoneuroni.

Una gerarchia di vie ridondanti

L’insieme di questi risultati suggerisce che la via corticorubrospinale sia in grado, nel tempo, di compensare parzialmente la perdita dell’input proveniente dal tratto corticospinale. Il sistema motorio non si affida quindi a un’unica linea di comando, ma dispone di una certa ridondanza: vie parallele che normalmente cooperano e che, in caso di danno, possono in parte sostituirsi a vicenda. Questa organizzazione spiega la resilienza del controllo motorio, ma anche i suoi limiti, dato che le funzioni più fini restano legate alla via principale.

Plasticità e riabilitazione

Il principio emerso da questi studi ha un valore che va oltre il modello animale. La capacità del sistema nervoso di riorganizzare i propri circuiti dopo una lesione, sfruttando vie alternative, è il fondamento della plasticità su cui si basano molti interventi riabilitativi nell’uomo. Comprendere quali funzioni possono essere compensate e quali invece dipendono in modo critico da una specifica via aiuta a definire obiettivi realistici nel recupero motorio dopo un danno cerebrale o midollare.

Domande frequenti

Che cos’è la via laterale del midollo spinale?

La via laterale è l’insieme delle vie motorie discendenti situate nelle colonne laterali del midollo spinale, specializzate nel controllo dei movimenti volontari della muscolatura distale degli arti. Ne fanno parte il tratto corticospinale e il tratto rubrospinale, fondamentali per l’abilità manuale fine.

Quali deficit provoca la lesione del tratto corticospinale?

La lesione del solo tratto corticospinale provoca un deficit grave del movimento, con perdita della capacità di muovere in modo frazionato e indipendente le dita, debolezza dei flessori distali e movimenti più lenti e imprecisi. Il deficit è paragonabile a quello di una lesione dell’intera colonna laterale.

Perché dopo la lesione si verifica un recupero?

Il recupero dipende dalla via corticorubrospinale, che nei mesi successivi alla lesione compensa parzialmente la perdita dell’input corticospinale. Lo dimostra il fatto che una successiva lesione del tratto rubrospinale fa scomparire le funzioni recuperate.

Quale deficit rimane permanente?

Anche dopo il recupero spontaneo resta un deficit permanente, costituito da una certa debolezza dei muscoli flessori distali e dall’incapacità di muovere le dita in modo del tutto indipendente, la funzione manuale più fine e più legata al tratto corticospinale.

Le lesioni della via laterale nelle scimmie hanno mostrato che il tratto corticospinale è essenziale per il movimento fine e indipendente delle dita, e che la via corticorubrospinale può compensarne in parte la perdita nel tempo. Questa ridondanza tra vie discendenti spiega sia il recupero spontaneo dopo un danno, sia il deficit permanente che colpisce i gesti più raffinati, ed è alla base dei principi di plasticità su cui poggia la riabilitazione motoria.
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