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Fare Scuola: la voce dei docenti

I bambini fanno domande che gli adulti hanno smesso di porsi. L’idea alla base della filosofia con i bambini è che quelle domande non vadano soltanto tollerate, ma prese sul serio come punto di partenza, e che questo sia un diritto, non un’attività opzionale per scuole fortunate. Questo testo si riferisce a un’iniziativa avviata nel […]

Psicolab — Fare Scuola: la voce dei docenti
I bambini fanno domande che gli adulti hanno smesso di porsi. L’idea alla base della filosofia con i bambini è che quelle domande non vadano soltanto tollerate, ma prese sul serio come punto di partenza, e che questo sia un diritto, non un’attività opzionale per scuole fortunate.
Questo testo si riferisce a un’iniziativa avviata nel 2009 e ai riferimenti dell’epoca; ha finalità divulgative e informative.

L’iniziativa

Il canale Fare Scuola, curato da Pina Montesarchio, nasce nel 2009 con un obiettivo dichiarato: dare voce all’impegno di quei docenti attenti all’interrogazione esistenziale di bambini e ragazzi.

La formulazione usata è precisa e vale la pena isolarla: si tratta di insegnanti capaci di lasciarsi ispirare dalla parola degli studenti e di vivere insieme a loro nuove possibilità.

Il verbo indica un ribaltamento rispetto al modello consueto. Non l’adulto che porta un contenuto e il bambino che lo riceve, ma una relazione in cui anche la direzione inversa produce qualcosa.

Cosa raccoglie

Il canale riporta esperienze provenienti dal mondo della scuola, in Campania e non solo.

Esperienze descritte come vere e proprie sfide per la reinvenzione e ricreazione degli spazi scolastici, dove per spazi si intende tanto l’organizzazione materiale quanto quella del tempo e della relazione educativa.

La filosofia come diritto

Il punto più impegnativo dell’iniziativa è formulato senza attenuazioni: la filosofia con i bambini è un diritto di tutti i bambini e i ragazzi, in tutte le scuole.

La scelta del termine non è casuale. Definirla diritto significa sottrarla alla categoria delle iniziative facoltative, che dipendono dalla sensibilità del singolo insegnante o dalle risorse di un singolo istituto, e quindi finiscono per essere disponibili proprio dove ce n’è meno bisogno.

Cosa significa atteggiamento filosofico

La parte più densa del testo riguarda gli effetti attesi. Avviare bambini e ragazzi a un atteggiamento filosofico significa quattro cose distinte.

  • Aprire l’orizzonte, cioè ampliare il campo delle domande possibili.
  • Non farli accontentare: sottrarli alla prima risposta disponibile.
  • Gettare il seme dell’inquietudine per una ricerca che non si esaurisce nel sapere già dato.
  • Renderli vigili rispetto ai propri errori di pensiero e a quelli della società.

Chiude un’affermazione netta: il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza.

Perché il terzo punto è il più interessante

Parlare di «seme dell’inquietudine» come obiettivo educativo è controcorrente, e proprio per questo merita attenzione.

La scuola tende, per struttura, a premiare la chiusura del problema: la risposta corretta, l’esercizio completato, la nozione acquisita. Assumere l’inquietudine come esito significa valorizzare l’operazione opposta, mantenere aperta una questione, tollerare di non avere ancora una risposta.

È una competenza con implicazioni che vanno oltre la scuola: la capacità di sostenere l’incertezza senza chiuderla precipitosamente è ciò che distingue il pensiero critico dalla semplice adesione all’opinione più a portata di mano.

E il quarto

La formulazione «errori di pensiero» accosta due piani che raramente vengono tenuti insieme: quelli propri e quelli della società.

È un accostamento corretto. Riconoscere i meccanismi che distorcono il ragionamento collettivo è difficile se non si è prima imparato a riconoscerli in sé, e viceversa, l’esercizio critico rivolto solo all’esterno produce sospetto, non discernimento.

Domande frequenti

Cos’è Fare Scuola?

Un canale nato nel 2009, curato da Pina Montesarchio, che raccoglie esperienze di docenti attenti all’interrogazione esistenziale di bambini e ragazzi, con particolare attenzione alla filosofia nella scuola.

Perché la filosofia con i bambini è definita un diritto?

Perché definirla tale la sottrae alla categoria delle attività facoltative, che dipendono dalla sensibilità del singolo insegnante o dalle risorse dell’istituto, e finiscono per essere disponibili dove ce n’è meno bisogno.

Cosa significa avviare i bambini all’atteggiamento filosofico?

Aprire l’orizzonte delle domande possibili, non lasciarli accontentare della prima risposta, alimentare una ricerca che non si esaurisce nel sapere dato e renderli vigili rispetto ai propri errori di pensiero e a quelli sociali.

Perché parlare di “inquietudine” come obiettivo educativo?

Perché la scuola tende a premiare la chiusura del problema. Assumere l’inquietudine come esito valorizza l’operazione opposta: mantenere aperta una questione e tollerare di non avere ancora una risposta.

L’iniziativa raccoglie esperienze di docenti che prendono sul serio le domande esistenziali di bambini e ragazzi, in una relazione dove anche l’adulto si lascia ispirare. Il punto più impegnativo è la definizione della filosofia con i bambini come diritto, non come attività opzionale: una scelta lessicale che la sottrae alla disponibilità di risorse del singolo istituto. Quanto all’atteggiamento filosofico, gli obiettivi indicati sono quattro, aprire l’orizzonte, non accontentarsi, alimentare un’inquietudine di ricerca, rendere vigili ai propri errori di pensiero e a quelli sociali. Il terzo controcorrente rispetto a una scuola che premia la chiusura del problema; il quarto prezioso perché tiene insieme la critica di sé e quella del contesto.
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