Cosa significa esperienza condivisa e non condivisa
Le influenze condivise fanno sì che i membri di una famiglia si assomiglino: il quartiere, il reddito, i valori dichiarati, la lingua parlata in casa. Le influenze non condivise agiscono invece in modo da differenziarli: la posizione tra i fratelli, l’insegnante capitato in terza elementare, una malattia, un amico, il modo particolare in cui ciascun genitore tratta ciascun figlio.
Si sostiene che la maggior parte delle influenze ambientali cruciali sul piano evolutivo appartenga proprio alla categoria delle non condivise. Secondo Dunn e Plomin, l’influenza maggiore sullo sviluppo è esercitata dalle esperienze relative che i bambini compiono, cioè dalla percezione che essi hanno di quelle esperienze. Non conta la famiglia in sé, conta la famiglia come la vive ciascuno.
Esperienze condivise e non condivise in pratica
Dagli studi esistenti emerge una considerazione importante. Gli ambienti di bassa qualità influenzano negativamente lo sviluppo, mentre quelli adeguati o superiori producono pochi effetti differenziali. È dunque all’estremo negativo che gli ambienti posseggono il maggior potere di influenza.
Entro un ambiente medio atteso, la possibilità di sperimentare stimoli diversificati basta a promuovere un normale sviluppo umano. L’ambiente è perciò essenziale perché lo sviluppo avvenga, ma non è necessariamente la causa delle variazioni individuali. Da qui una conseguenza contro l’intuizione comune: arricchire ulteriormente un contesto già adeguato produce guadagni modesti, mentre riparare un contesto gravemente carente ne produce di enormi.
Termini correlati
Ambiente condiviso e non condiviso, ereditabilità, ambiente medio atteso, Dunn e Plomin, variabilità individuale.
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