Psicologia Clinica e Psicopatologia

Gli effetti psicologici del portiere sul rigorista

Un calcio di rigore è, sulla carta, un compito facile: dalla distanza prevista la percentuale di realizzazione è alta. Eppure si sbaglia, e ciò che accade in quei pochi secondi è uno dei laboratori migliori della psicologia della prestazione. Articolo divulgativo di psicologia dello sport. Il compito, in termini di tempo La struttura della situazione […]

Gli effetti psicologici del portiere sul rigorista
Un calcio di rigore è, sulla carta, un compito facile: dalla distanza prevista la percentuale di realizzazione è alta. Eppure si sbaglia, e ciò che accade in quei pochi secondi è uno dei laboratori migliori della psicologia della prestazione.
Articolo divulgativo di psicologia dello sport.

Il compito, in termini di tempo

La struttura della situazione spiega molto.

Il pallone impiega dal dischetto alla porta una frazione di secondo, mentre il tempo necessario al portiere per muoversi e coprire un angolo è dello stesso ordine. Ne segue che il portiere deve anticipare: non può reagire alla traiettoria, deve decidere prima.

Questo determina il problema del tiratore: se sceglie in base al movimento del portiere sta reagendo a un’informazione tardiva; se decide prima, deve resistere alla tentazione di cambiare idea.

Il dato pratico più solido è proprio questo: i tiri decisi in anticipo e non modificati hanno una percentuale di realizzazione superiore a quelli in cui il tiratore osserva il portiere e corregge.

Va aggiunto un elemento sulla direzione: i tiri collocati in alto sono statisticamente più difficili da parare ma anche più rischiosi, ed è il compromesso che ogni tiratore gestisce.

Cosa può fare il portiere

Non può parare l’imparabile, ma può modificare la scelta dell’altro.

Il disturbo: movimenti, occupazione dello spazio, gesti. Non modificano la fisica del tiro ma agiscono sull’attenzione del tiratore in una situazione dove ogni distrazione conta.

Lo spostamento laterale anche minimo prima del tiro, che negli studi induce il tiratore a scegliere l’angolo apparentemente più libero, cioè quello che il portiere ha lasciato scoperto deliberatamente. È un effetto misurato.

La postura: la percezione di un portiere che occupa più spazio si associa a valutazioni diverse da parte dei tiratori.

Va segnalato un elemento controintuitivo: il portiere avrebbe convenienza a restare fermo più spesso di quanto faccia, perché una quota di tiri va al centro. Che si tuffi quasi sempre è stato interpretato come un caso di preferenza per l’azione, muoversi e sbagliare è percepito come meno grave che restare fermi e sbagliare.

Perché si sbaglia sotto pressione

Le spiegazioni proposte sono due, e per una l’evidenza è migliore.

La distrazione: la pressione occupa risorse attentive con preoccupazioni sull’esito, riducendo quelle disponibili per il compito.

L’autofocalizzazione: l’attenzione si sposta sull’esecuzione di un gesto normalmente automatico, e il controllo consapevole di un’azione automatizzata la peggiora. È la spiegazione con più supporto per le prestazioni motorie ben apprese.

Ne discendono contromisure verificate: un focus esterno (sul bersaglio anziché sul proprio corpo) migliora la prestazione motoria, ed è uno dei risultati più replicati nell’apprendimento motorio.

Le routine pre-prestazione costanti, cioè una sequenza fissa di gesti prima dell’esecuzione, hanno evidenze in diversi sport.

E il tempo: affrettarsi dopo il fischio si associa a percentuali peggiori, mentre prendersi qualche secondo si associa a esiti migliori.

Va ridimensionata invece una nozione molto citata: la mano calda, cioè l’idea di serie di successi che si autoalimentano, è stata a lungo considerata un’illusione statistica, e il dibattito successivo l’ha in parte riaperta ma senza consenso. Non va presentata come fatto.

Cosa se ne ricava fuori dal campo

  • Nelle prestazioni sotto pressione, decidere prima e non rivedere è generalmente meglio che adattarsi all’ultimo momento.
  • Spostare l’attenzione sull’obiettivo esterno anziché sull’esecuzione: vale per parlare in pubblico quanto per un esame.
  • Una routine fissa riduce la variabilità legata allo stato emotivo.
  • Non affrettarsi: il tempo speso a stabilizzarsi non è tempo perso.
  • E ricordare che una parte dell’esito non dipende da noi: attribuirsi interamente il risultato di una situazione con forte componente casuale è un errore che costa, in entrambe le direzioni.

Domande frequenti

Perche il portiere deve indovinare?

Perche il tempo di volo del pallone e dello stesso ordine del tempo necessario a muoversi: deve decidere prima, non puo reagire alla traiettoria.

Meglio decidere prima o guardare il portiere?

I tiri decisi in anticipo e non modificati hanno percentuali di realizzazione superiori a quelli corretti all’ultimo momento.

Perche si sbaglia sotto pressione?

Soprattutto per autofocalizzazione: il controllo consapevole di un gesto normalmente automatico lo peggiora.

Cosa aiuta nelle prestazioni sotto pressione?

Un focus esterno sull’obiettivo, una routine pre-prestazione costante e non affrettarsi al momento dell’esecuzione.

Il rigore e un compito in cui il portiere deve anticipare e il tiratore deve resistere alla tentazione di cambiare idea: i tiri decisi prima e non modificati riescono di piu. Il portiere puo agire sulla scelta altrui, e avrebbe convenienza a restare fermo piu spesso di quanto faccia. Si sbaglia sotto pressione soprattutto per autofocalizzazione, e cio che aiuta e un focus esterno, una routine fissa e non affrettarsi.
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