La scena che conosciamo tutti
È sistematico: rallenti, ti fermi e cominci a rimuginare sulla tua scelta. Tamburelli con le dita sul volante, sposti nervosamente gli occhi dalla corsia davanti allo specchietto retrovisore per tenere sotto controllo anche ciò che accade dietro. Cresce la frustrante sensazione di essere, come al solito, nella corsia sbagliata. Diventi insofferente, quasi invidioso di quella stessa auto che poco prima avevi superato e che ora ti passa accanto.
Allora metti la freccia, approfitti di un varco nella fila di fianco e ti infili. Provi sollievo, ti compiaci della tua scaltrezza. Ma dura poco: le luci di stop dell’auto davanti si accendono e ti fermi di nuovo, mentre la corsia che avevi appena lasciato ricomincia a muoversi. “Maledizione, sono ripartiti di là”. Sembra un cartone animato, eppure succede davvero, e a tutti.
Un residuo del nostro istinto territoriale
Prima di arrivare alla spiegazione scientifica, vale la pena notare un altro comportamento tipico: acceleriamo in prossimità di un incrocio su cui abbiamo la precedenza per non perdere posizione, impedendo a chi poteva immettersi di farlo davanti a noi. Tendiamo a conservare una posizione di supremazia anche in rotonda o all’imbocco di un restringimento per lavori. Non c’è nulla di male, purché l’aggressività non diventi pericolosa: secondo molti si tratta di inconsapevoli residui della nostra primordialità animale, legati alla difesa del proprio spazio. In un certo senso, guidando, marchiamo il territorio.
Cosa dice la ricerca scientifica
Questo aspetto della circolazione non è un semplice déjà-vu: è stato studiato, e oggi esistono risposte precise. Negli Stati Uniti, la National Highway Traffic Safety Administration ha rilevato che una quota rilevante degli incidenti stradali è provocata proprio dal repentino cambio di corsia, con enormi costi in termini di vite, spese sanitarie e rincari assicurativi. Non si tratta quindi di una curiosità innocua, ma di un fenomeno con conseguenze concrete sulla sicurezza.
Due ricercatori, il professor Donald Redelmeier dell’Università di Toronto e il professor Robert Tibshirani di Stanford, hanno cercato di spiegare la strana inquietudine che proviamo quando la coda parallela alla nostra si mette in moto. La sfortuna, evidentemente, non c’entra: alla base c’è una precisa e distorta interpretazione del contesto. I due studiosi hanno elaborato due modelli: una simulazione informatica del traffico e un’analisi basata su riprese video, che mostravano l’arteria congestionata come la vedrebbe l’addetto a una sala di controllo.
Il risultato: è solo un’illusione
La conclusione è netta: quella frustrante sensazione di aver sbagliato corsia, scegliendo puntualmente la più lenta, è del tutto sbagliata. Nessuna legge di Murphy, solo un’errata interpretazione di ciò che ci accade. Circa settanta persone su cento, tra i partecipanti, si dicevano convinte che i veicoli sull’altra corsia procedessero più rapidamente. E una larga maggioranza ammetteva di aver cambiato corsia, o di aver desiderato farlo, non appena se ne presentava la possibilità, salvo poi fermarsi di nuovo, esattamente come accade nella realtà.
La spiegazione matematica: l’effetto compasso
La spiegazione è, in fondo, matematica. Quando le vetture ripartono (siamo nel classico “effetto elastico”), assumono una certa velocità e in pochi istanti superano un certo numero di auto ferme. Poi queste ripartono e tocca alle altre fermarsi. È un movimento regolare e cadenzato, che potremmo chiamare “del compasso”: mentre una fila avanza, l’altra sosta, e viceversa.
Il punto cruciale è che la sosta dura più a lungo del movimento. Gli scienziati hanno definito questo intervallo “tempo di frustrazione”, più esteso rispetto al breve momento gradevole in cui ci si muove. Come osservano i ricercatori, superare venti vetture richiede meno tempo che farsi superare da altrettante. La conseguenza è che il conducente scoraggiato, in uno stato emotivo ipersensibile, ha l’impressione di essere sorpassato non da venti auto, ma da molte, molte di più. E questa impressione è ancora più forte quando la sosta è ravvicinata, paraurti contro paraurti.
Perché la mente ci inganna
Alla causa matematica si aggiunge una potente componente psicologica. Quando siamo noi a sorpassare un’altra auto, questa sparisce rapidamente dal nostro campo visivo e dalla nostra attenzione. Nel traffico intenso, poi, il conducente usa gli specchietti molto meno del normale: non ha né il tempo né lo stimolo di dedicare attenzione a ciò che accade ai lati. Al contrario, quando siamo noi a essere sorpassati, il nostro sguardo indugia a lungo sull’altro veicolo, il che accresce l’attenzione e il peso emotivo di quel sorpasso.
C’è infine un fattore fisiologico. La guida ci impegna intensamente, corpo e mente insieme. Passando dal movimento all’immobilità totale, una certa dose di adrenalina resta in circolo senza sfogo. Aumenta così la frustrazione repressa, che può indurci a manovre azzardate e pericolose come il cambio improvviso di corsia. Ecco perché un’illusione percettiva, in apparenza innocua, può tradursi in un rischio reale.
Cosa fare al volante
La prima cosa è conoscere ciò che ci accade: sapere che l’altra corsia non è davvero più veloce disinnesca gran parte dell’ansia. Il resto è gestione dello stato d’animo. Ascoltare un po’ di musica a volume moderato, scambiare qualche parola con chi ci siede accanto, respirare e portare pazienza sono strategie semplici ma efficaci per attraversare senza tensione il “tempo di frustrazione”. In fondo, come ricorda il vecchio proverbio, chi va piano va sano e va lontano.
Domande frequenti
È vero che l’altra corsia va più veloce?
Quasi sempre no. Studi delle università di Toronto e Stanford dimostrano che si tratta di un’illusione percettiva: le corsie procedono in media alla stessa velocità, ma il modo in cui percepiamo sorpassi e soste ci fa credere di aver scelto sempre la più lenta.
Perché ho l’impressione di essere sempre sorpassato?
Per il cosiddetto “effetto compasso”: la sosta dura più a lungo del movimento, quindi passiamo più tempo fermi a guardare gli altri che ci superano che in movimento a superarli. Il nostro sguardo indugia sui veicoli che ci passano accanto, amplificandone il numero percepito.
Cambiare corsia conviene davvero?
Raramente. Nella maggior parte dei casi si finisce per fermarsi di nuovo mentre la corsia lasciata riparte. Peggio: il cambio repentino di corsia è una delle cause significative di incidenti, quindi spesso comporta più rischi che vantaggi.
Come gestire la frustrazione nel traffico?
Innanzitutto sapendo che l’altra corsia non è più veloce. Poi con piccole strategie: musica a volume moderato, una conversazione con chi ci accompagna, respirazione e pazienza aiutano a scaricare l’adrenalina in eccesso ed evitare manovre azzardate.
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