Cosa sono, e cosa non sono
Il testo originale coglie il punto chiave: il disturbo è specifico. Riguarda un’area circoscritta (lettura, scrittura, calcolo) in presenza di intelligenza nella norma e di adeguate opportunità di istruzione.
Gli strumenti compensativi sostituiscono una funzione che non si è automatizzata: sintesi vocale per leggere, videoscrittura con correttore, calcolatrice, tabelle e mappe.
Le misure dispensative esonerano da prestazioni che il disturbo rende inutilmente penalizzanti: la lettura ad alta voce davanti alla classe, la copiatura dalla lavagna, un numero eccessivo di esercizi.
Va corretta con forza la resistenza più comune: gli strumenti compensativi non facilitano e non avvantaggiano. Sostituiscono una funzione mancante, come gli occhiali per chi ha un difetto visivo. Nessuno considera gli occhiali un vantaggio ingiusto, e il paragone regge esattamente.
Perché sono decisivi
Il meccanismo è preciso e spiega la loro efficacia.
Quando una funzione di base (decodificare le parole, tracciare le lettere, recuperare i fatti aritmetici) non è automatizzata, richiede attenzione consapevole. E l’attenzione è una risorsa limitata: quella spesa a decifrare le parole non è disponibile per capire il testo.
Lo strumento compensativo libera quella risorsa. Un bambino con dislessia che ascolta un testo con la sintesi vocale può comprendere e ragionare al livello della sua intelligenza, che è nella norma o superiore, anziché esaurirsi nella decodifica.
Ne segue che gli strumenti non riguardano la comodità: riguardano la possibilità di accedere al contenuto. Senza, si valuta la fatica di decodificare; con, si valuta ciò che il bambino sa davvero.
Il quadro normativo
Il riferimento è la legge 170 del 2010, che riconosce i disturbi specifici dell’apprendimento e prevede, per gli alunni con diagnosi, un Piano Didattico Personalizzato con misure compensative e dispensative.
Va precisato un punto pratico: il piano è personalizzato, non standard. Non tutti gli strumenti servono a tutti, e la scelta va calibrata sul profilo specifico, la calcolatrice serve alla discalculia, la sintesi vocale alla dislessia, e le combinazioni vanno individuate caso per caso.
Sulla valutazione, il principio è che si valuta il contenuto, non la forma penalizzata dal disturbo: distinguere il ragionamento dal calcolo, la comprensione dalla decodifica, le idee dall’ortografia.
Gli errori da evitare
Alcuni sono documentati e ricorrenti.
Introdurre gli strumenti troppo tardi, quando il bambino ha già accumulato anni di insuccesso e un’immagine di sé segnata. L’effetto psicologico del ritardo pesa negli esiti quanto la difficoltà tecnica.
Usare gli strumenti solo nelle verifiche e non nello studio quotidiano: così non si automatizza il loro uso e non se ne coglie il beneficio.
Trattarli come una concessione anziché come un diritto, con un messaggio implicito di inferiorità. La ricerca mostra che l’immagine di sé che il bambino costruisce incide sugli esiti a lungo termine quanto la difficoltà specifica.
Va aggiunto un punto sul potenziamento: gli strumenti compensativi non sostituiscono l’intervento sulle competenze di base, che ha evidenze proprie e va avviato precocemente. Le due cose convivono: si potenzia la funzione dove possibile e si compensa dove serve.
Domande frequenti
Gli strumenti compensativi facilitano?
No: sostituiscono una funzione non automatizzata, come gli occhiali per un difetto visivo. Non danno un vantaggio, rendono possibile accedere al contenuto.
Perche sono cosi importanti?
Perche una funzione non automatizzata consuma attenzione, che diventa indisponibile per comprendere. Lo strumento la libera, e permette di valutare cio che il bambino sa davvero.
Vanno usati solo nelle verifiche?
No: vanno usati anche nello studio quotidiano, altrimenti il loro uso non si automatizza e il beneficio si perde.
Sostituiscono l’intervento sulle competenze?
No: convivono. Si potenzia la funzione di base dove possibile e si compensa dove serve, meglio se entrambi in modo precoce.
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