La degenerazione maculare senile è la più comune causa di deficit visivo tra gli anziani. In una fascia di età particolarmente a rischio per l’insorgenza di uno stato di sofferenza psichica, questa menomazione visiva rende progressivamente sempre più difficile mantenere un contatto con il mondo circostante, con i propri familiari e con gli oggetti che fanno parte del proprio mondo quotidiano.
L’insorgenza di AMD può manifestarsi successivamente all’uscita dal mondo produttivo, ma può anche determinare la perdita di possibilità di mantenere il proprio posto di lavoro.
L’anziano, che avrebbe particolare bisogno di un aggancio al mondo esterno per mantenere una vitalità fondata su motivazioni, curiosità ed affetti, improvvisamente viene a perdere la funzione sensoriale più importante per sostenere la relazione con ciò che lo circonda.
Il pensionato che inizia una nuova vita in cui immagina di potersi dedicare a hobbies o ad interessi che possono comprendere la lettura, la visione di film o la catalogazione dei ricordi (foto, lettere, etc.) viene particolarmente colpito dal deficit visivo. Ma anche chi potrebbe essere di molto aiuto nell’accudimento dei nipoti viene ad essere privato della possibilità di avere un ruolo attivo e riconosciuto nella famiglia, diventando, al contrario, di peso per gli altri.
L’ambiente sociale tende spesso ad isolare i soggetti ipovedenti: barriere architettoniche e psicologiche si erigono contro questo tipo di disabilità, penalizzando gli individui. Considerando poi che l´elasticità cognitiva, cioè la capacità di adattarsi prontamente a nuove informazioni e situazioni, è destinata a calare progressivamente con l´età, è di grande importanza la possibilità di poter cogliere con la vista i particolari delle cose e delle persone, nonché gli ambienti in cui si svolge la vita attorno a sé.
Quando questo non può avvenire, la persona si isola, sia per impossibilità a comunicare ed a capire che per pudore personale, e questo favorisce la perdita ulteriore di capacità cognitive e di abilità nella vita quotidiana, a partire dalla gestione dell´igiene personale. Si assiste quindi ad un generale decadimento fisico e psichico. Su quest´ultimo versante l´evenienza più frequente è quella dell´insorgenza di uno stato depressivo, che può prendere la forma di un vero disturbo affettivo, ma sono possibili anche manifestazioni di tipo ansioso e sindromi psichiatriche collegate specificamente alla deprivazione sensoriale.
La marcata riduzione dell´acuità visiva dovuta a AMD crea come conseguenza, nella maggior parte dei casi, una sofferenza psicologica a più livelli, comprendendo anche problematiche di emarginazione sociale.
La fase iniziale post-diagnosi è una situazione psicologica particolarmente difficile e frustrante da affrontare, caratterizzata solitamente da un tono depressivo dell´umore e da uno stato di ansia, paura e confusione in relazione ai problemi che la AMD comporta e alle prospettive future sulla possibile evoluzione e trattamento della malattia. La diagnosi giunge come un evento traumatico, da un lato per le caratteristiche della patologia stessa, dall´altro per la realizzazione dell´handicap che potrà venire.
Il decorso spesso prevede un periodo di negazione durante il quale la persona consulta diversi specialisti nella speranza di non sentirsi confermare la diagnosi o che venga fornito un rimedio all´ipovisione e alle difficoltà che questa patologia comporta.
La persona affetta da AMD deve affrontare un percorso di accettazione del proprio deficit molto difficile e complesso dal punto di vista psicologico. È un percorso di grande sofferenza, acuito in modo particolare dalla fragilità che avverte la persona anziana nella sua condizione di declino generale. È comune che la persona passi da un periodo di consapevolezza solo cognitiva dell´handicap visivo ad una situazione di consapevolezza anche emotiva.
I soggetti affetti da AMD possono provare stati d´animo differenti durante l´evoluzione della malattia: alcuni soggetti possono essere pieni di rabbia e quindi assumere un atteggiamento aggressivo, oppure essere depressi e quindi assumere un atteggiamento rinunciatario; più raramente possono presentarsi anche soggetti consapevoli e quindi collaborativi.
L´atteggiamento che il paziente assume verso la patologia visiva e il possibile trattamento del disturbo condizionerà la scelta del momento opportuno e la tipologia del percorso riabilitativo che esso intraprenderà.
La riduzione della vista lede grandemente l´autonomia delle persone colpite da questa patologia. Questi individui necessitano infatti, per l´espletamento dei comuni atti della vita quotidiana (es. mobilità, attività di lettura e scrittura, visione della TV) di un´assistenza da parte di terzi. Abbastanza diffuso risulta il senso di impotenza e frustrazione derivante soprattutto dalla necessità di dipendere dagli altri. I soggetti affetti da AMD sono costretti molto spesso a mutare radicalmente abitudini ed aspirazioni, con conseguenze, a volte, negative.
Un certo numero di osservazioni confermano come le persone anziane con AMD presentano un significativo disagio emotivo, una marcata riduzione della qualità di vita, un significativo declino nelle competenze com¬portamentali (es. attività di routine quotidiana, mobilità e attività ricreative) e una necessità di aiuto da parte di terzi per l´espletamento delle loro principali attività quotidiane. È stato calcolato che, rispetto ad una popolazione di anziani senza problemi visivi, le persone con AMD hanno problemi otto volte maggiori nel fare shopping, 13 volte maggiori nel gestire aspetti economici, quattro volte maggiori nel preparare il cibo, nove volte maggiori nel fare lavori di casa e 12 volte maggiori nell´uso del telefono.
E´ importante inoltre tenere presente che, trattandosi molto spesso di soggetti anziani, questi possono presentare anche altre forme di invalidità oltre a quella visiva (es. sordità) e ciò contribuirebbe ad aggravare la loro già difficile condizione di autonomia e la qualità della loro vita. Questi soggetti quindi, giunti nella fase matura o terminale della loro esistenza, colpiti pesantemente nell´integrità psicofisica e sensoriale, si trovano a vivere ed affrontare un contesto psicologico particolarmente fragile, caratterizzato spesso da disturbi emotivi e psichici come la depressione.
Brody, B., Gamst, A., Williams, R., Smith, A., Lau e altri (2001), hanno rilevato una elevata prevalenza di disturbi psichiatrici, in particolare di depressione ma anche manifestazioni di disturbi affettivi meno gravi, nelle persone anziane affette da problemi di ipovisione rispetto alla popolazione normale.
Il riconoscimento di uno stato depressivo nel soggetto anziano è importante per diversi motivi: l´alleviamento della sofferenza del paziente è ovviamente al centro dell´azione medica e rappresenta il primo obiettivo. Di supporto a questo focus, vi è poi la considerazione cui abbiamo già accennato: la presenza di depressione peggiora le condizioni psicofisiche del paziente e tra queste la stessa difficoltà visiva.
La depressione nell´anziano presenta caratteristiche per molti versi sovrapponibili a quelle della depressione presente in altre età della vita. A volte però nell´anziano la depressione si esprime con caratteristiche peculiari, per problemi sia culturali che di modificazione della fisiologia corporea. L´anziano è meno abituato al concetto di depressione e a volte è anche molto timoroso del fatto di essere etichettato con una diagnosi psichiatrica. Inoltre è più abituato a ragionare in termini di malanni fisici. E´ più facile parlare di stanchezza, insonnia, mancanza di appetito che di depressione. Se chi ascolta, in particolare il suo medico, non collega tra loro i sintomi per definire un quadro generale sindromico, lo stato depressivo non sarà riconosciuto. Il fisico del paziente anziano, d´altra parte, emette segnali sempre più evidenti di un funzionamento ridotto o di un equilibrio precario rispetto allo stato di relativa sanità precedente. L´ideazione può allora orientarsi verso vissuti di ipocondria, vale a dire timori di avere malattie gravi e a rischio letale. Infine, spesso la depressione nell´anziano è accompagnata da uno stato di tensione ansiosa, che può arrivare ad una vera e propria irrequietezza. Per riassumere, nell´anziano la depressione può essere mascherata da una sintomatologia ansiosa, con sintomi somatici e con ideazione ipocondriaca.
Per tutti questi motivi, la diagnosi di AMD dovrebbe essere accompagnata da un adeguato programma riabilitativo, anche da un punto di vista psicologico, offrendo i giusti al paziente e, soprattutto, un supporto emotivo e sociale.
Disturbi Psicologici nella AMD
La degenerazione maculare senile è la più comune causa di deficit visivo tra gli anziani. In una fascia di età particolarmente a rischio per l’insorgenza di uno stato di sofferenza psichica, questa menomazione visiva rende progressivamente sempre più difficile mantenere un contatto con il mondo circostante, con i propri familiari e con gli oggetti che […]
Gemma Aiuti Aggiornato il
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