Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Dieci Tesi Neuro-Psicologiche a Favore Dell´Accostamento Precoce Alle Lingue Straniere

L’acquisizione precoce delle lingue straniere, d’ora in avanti LS, è un tema quanto mai attuale, soprattutto se si considera che è stato indicata dal Consiglio d’Europa come requisito imprescindibile per la formazione della cittadinanza europea (si vedano a questo proposito la Risoluzione del Consiglio del dicembre 1997 e il conseguente Piano d’Azione). Accompagnare il bambino […]

Psicolab — Dieci Tesi Neuro-Psicologiche a Favore Dell´Accostamento Precoce Alle Lingue Straniere

L’acquisizione precoce delle lingue straniere, d’ora in avanti LS, è un tema quanto mai attuale, soprattutto se si considera che è stato indicata dal Consiglio d’Europa come requisito imprescindibile per la formazione della cittadinanza europea (si vedano a questo proposito la Risoluzione del Consiglio del dicembre 1997 e il conseguente Piano d’Azione). Accompagnare il bambino alla scoperta delle LS costituisce pertanto un dovere innanzitutto politico, che trova però un sostegno importante nei recenti risultati della ricerca sia neurologica sia psicologica.
In questo contributo vedremo nel dettaglio dieci validi motivi, desunti dalla ricerca neuro-psicologica, per un incontro con la LS sin dalla più tenera età.

  • Il bambino possiede una plasticità cerebrale unica.Nei primi anni di vita il cervello è protagonista di una crescita molto intensa, con tempi di maturazione che variano a seconda delle aree cerebrali, ma che può essere riassunta come segue. In una prima fase si verifica un incremento improvviso della densità neuronale e della sinaptogenesi, dipendente in parte da fattori genetici (maturazione) e in parte dall’interazione del bambino con la realtà circostante (sviluppo); segue poi una seconda fase corrispondente ad una lenta riorganizzazione sinaptica, a seconda sia della frequenza di esposizione agli stimoli sia delle risposte che il bambino associa alle stimolazioni. Infine, con il processo di mielinizzazione termina la maturazione cerebrale, in quanto i canali nervosi vengono stabilizzati definitivamente (Kandel et al. 2003, Goswami 2004).
    Accostare precocemente alla LS significa far leva su questa incredibile potenzialità cerebrale del bambino, e dunque favorire la creazione di connessioni sinaptiche legate all’input in LS, che si stabilizzeranno con il tempo, la reiterazione e la rielaborazione degli stimoli.
  • Nei primi anni di vita la recettività neurosensoriale è al massimo delle potenzialità.Sebbene alla nascita siano già perfettamente funzionanti tutti gli organi sensoriali, è solo durante i primi anni di vita, anche in corrispondenza dell’esperienza con il mondo circostante, che il bambino inizia ad integrare le informazioni provenienti dai diversi canali sensoriali, attribuendo loro un significato ed associando ad esse connessioni sinaptiche precise (Tasca, 2002).
    Le potenzialità dello sviluppo neurosensoriale sono un importante strumento per il bambino, che riesce così ad associare la lingua, e dunque anche la LS, a stimoli multisensoriali, che costituiscono il primo passo per la formazione di un sistema concettuale bilingue. Le recenti scoperte in questo ambito non fanno che confermare il ruolo centrale della sensorialità nell’apprendimento precoce che uno dei maggiori glottodidatti italiani, Giovanni Freddi, aveva già sottolineato molti anni prima (Freddi, 1990a; 1990b).
  • Il bambino manifesta una predisposizione all’acquisizione linguistica.Senza voler entrare nell’ambito della disputa tra innatisti e piagetiani, è innegabile che il bambino, ancor prima di nascere, manifesti una preferenza attentiva verso i suoni linguistici rispetto al rumore e riesca a riconoscere e memorizzare (e dunque apprendere) i suoni a cui viene esposto attraverso la madre (Oliviero Ferraris 1990; Mandler, 1988). A ciò si aggiungono la spontanea curiosità infantile e la spinta all’interazione con l’ambiente circostante, che caratterizzano già i primi mesi di vita.
    Queste abilità precocissime dimostrano una certa predisposizione del bambino all’acquisizione linguistica e possono essere attivate e stimolate anche per l’acquisizione di una LS.
  • L’apprendimento infantile è mosso da una spinta motivazionale intrinseca. Il bambino, a differenza dell’adulto, è motivato all’apprendimento da un naturale interesse, una curiosità e un piacere spontanei nel relazionarsi con il mondo e imparare da esso. A livello psicologico si parla dunque di una motivazione intrinseca, slegata cioè da fattori esterni condizionanti (Caon e Rutka, 2004).
    Ciò vale anche per l’acquisizione della LS, a cui il bambino si accosta con spontanea curiosità, manifestando inoltre verso di essa un atteggiamento potenzialmente positivo, ossia non ancora influenzato da fattori esterni, come ad esempio l’importanza socio-economica dei paesi parlanti quella lingua e, di conseguenza, l’opportunità di studiarla per motivi utilitaristici.
  • La LS può favorire la naturale spinta alla socializzazione. Sin dalla più tenera età il bambino è mosso da un forte bisogno di comunicare. Questa considerazione trova riscontro da un lato nello sviluppo precocissimo di strategie comunicative che fanno leva sul contatto oculare, sulla mimica e la gestualità, e dall’altra nella spinta motivazionale ad acquisire il linguaggio degli adulti per scopi comunicativi e pragmatici.
    Gli studi piagetiani, che hanno riscontrato alcuni atteggiamenti egocentrici nel bambino, e dunque una sua sostanziale incapacità di prendere in considerazione punti di vista diversi dal proprio, in realtà non smentiscono quanto fin qui affermato. Studi più recenti hanno infatti dimostrato l’emergere già all’età di tre anni della capacità di modificare il proprio linguaggio per parlare con una persona più piccola o più grande, manifestando consapevolezza della diversità di bisogni dell’altro (Shatz e Gelman, 1973). Si potrebbe pertanto coniugare le osservazioni di Piaget con i contributi più recenti ipotizzando che il bambino tenda a manifestare una precoce spinta alla comunicazione, dapprima centrata sui propri bisogni (egocentrismo), e progressivamente decentrata verso l’esterno; tale decentramento sembrerebbe avvenire molto più precocemente di quanto sostenesse Piaget (d’altronde nella società moderna il bambino ha più possibilità di interazione con gli adulti e i pari di quante ne avesse un tempo: si pensi per esempio all’importanza odierna delle esperienze di socializzazione nell’asilo nido e nella scuola dell’infanzia).
    Se acquisisce precocemente una LS, il bambino può usufruire di un ulteriore codice espressivo verbale, e dunque uno nuovo strumento a disposizione per soddisfare i propri bisogni comunicativi e sviluppare competenze socio-relazionali adeguate ai contesti. Vanno infine evidenziati i risultati di alcune ricerche italiane, secondo cui i bambini bilingui dimostrano una maggiore disponibilità alla socializzazione, come alcune ricerche negli anni ’80 hanno messo in luce (si vedano ad esempio gli studi di Taeschner).
  • La lingua straniera costituisce un arricchimento nella formazione del sistema semiotico infantile.
    Il bambino sviluppa fin dalla più tenera età una sorta di “facoltà semiotica”, ossia la capacità codificare, decodificare e transcodificare segni usando linguaggi diversi: verbale, visivo, mimico-gestuale, vestemico… Lo sviluppo di tale facoltà consente al bambino, ad esempio, di collegare suoni linguistici ad oggetti materiali, formando poi concetti ad essi legati. Ma, riprendendo la terminologia di Saussure, la connessione tra significante, significato e referente (cioè, ad esempio, tra la parola “mela”, il concetto di mela e il frutto concreto), è arbitraria, nel senso che dipende esclusivamente dalla lingua a cui siamo esposti. Tale arbitrarietà non viene percepita dal bambino se non quando egli inizia ad apprendere una LS. In un esperimento riportato da Coonan (in Balboni, Coonan, Ricci Garotti, 2001), alla domanda “il sole potrebbe chiamarsi luna?”, solo i bambini bilingui hanno risposto si, purché si stabilisse una convenzione sociale sull’uso delle parole. L’esperimento dimostra chiaramente il contributo positivo della LS nello sviluppo semiotico del bambino, poiché lo sensibilizza fin da subito all’arbitrarietà linguistica, favorendo inoltre un precoce sviluppo metalinguistico.
  • Non esistono prove neuro-psicologiche inconfutabili circa un possibile “conflitto” tra L1 e L2.
    Sebbene recenti ricerche abbiano fornito risposte convincenti alle incertezze di pedagogisti e psicologi sull’opportunità di esporre i bambini a più di una lingua fin dalla prima infanzia, permangono a volte tra i genitori alcuni pregiudizi sul bilinguismo infantile, il quale ostacolerebbe la crescita psicologica, emotiva e affettiva del bambino.
    E’ vero che le ricerche anteriori agli anni 50 sembravano dimostrare un deficit cognitivo e intellettivo dei bambini bilingui, ma ad un’analisi più attenta tali studi si sono rivelati poco attendibili dal punto di vista metodologico; erano stati scelti, infatti, soggetti monolingui appartenenti a contesti sociali dove la loro lingua godeva di prestigio, e soggetti bilingui svantaggiati socialmente e con una competenza inferiore nella lingua dominante (Diebold, in Titone 1996).
    Prove in senso contrario invece provengono dalla ricerca più recente, sia nell’ambito neuroscientifico, come dimostrano i dati riportati da Danesi (in Balboni, 1996), sia nell’ambito della linguistica acquisizionale (ad esempio, Crystal, 1987), in cui vengono raccontati i risultati di alcune osservazioni longitudinali di bambini esposti a due lingue, i quali hanno raggiunto una piena acquisizione di entrambe, senza che si siano verificate interferenze negative permanenti tra le due lingue.
  • Nei primi sei anni di vita il bambino può acquisire la LS usando gli stessi meccanismi attivati per la lingua madre.
    Alcuni fenomeni neurologici, quali la mielinizzazione, la riduzione dell’attività metabolica, il decremento della sinaptogenesi, sembrano determinare alcuni periodi critici per l’acquisizione della lingua madre ed eventualmente anche di un’altra lingua.
    Nella finestra 0-3 anni sono possibili l’acquisizione di una pronuncia perfetta e un ottimo sviluppo delle abilità linguistiche; a livello corticale, la L1 e la L2 saranno rappresentate nelle stesse aree cerebrali, per la cui attivazione sono coinvolti i sistemi di memoria procedurale.
    Nel periodo da 4 a 8 anni è sempre possibile l’acquisizione di una pronuncia perfetta, ottimo sviluppo linguistico, ma l’energia necessaria per attivare le aree cerebrali dove le lingue sono rappresentate è maggiore; dal punto di vista neurologico le due lingue sono rappresentate solo parzialmente nelle stesse aree, nonostante la loro competenza della L2 sia ottima; è stato inoltre riscontrato che la L2 occupa in genere un’area più estesa che, conseguentemente, necessita di più energia e di un maggiore sforzo cognitivo per essere attivata.
    Infine, dopo gli 8 anni si insinua più o meno fortemente l’accento straniero, la competenza morfosintattica può svilupparsi ancora notevolmente, sebbene con più fatica, mentre non ci sono particolari difficoltà nell’acquisizione lessicale; nelle persone che hanno appreso la L2 dopo gli 8 anni, questa è rappresentata in regioni diverse da quelle della LM, più estese e che coinvolgono principalmente i sistemi di memoria esplicita (Fabbro, 2004).
  • Se incontra precocemente la LS il bambino può attivare i meccanismi di memoria implicita che sono gli stessi attivati per l’acquisizione della lingua materna.
    La memoria implicita costituisce infatti la componente mnemonica privilegiata per i processi di apprendimento infantile nei primi 4-5 anni di vita. L’attivazione di questi meccanismi mnemonici anche per l’acquisizione della LS porta il bambino ad assimilare automatismi linguistici e forme routinizzate. A livello didattico ciò implica che l’insegnamento precoce della LS non può avvenire secondo modalità esplicite, basate sulla riflessione grammaticale; si dovranno al contrario progettare percorsi di acquisizione implicita, dove la LS costituisca un ambiente di apprendimento nel quale i bambini possono “lasciarsi andare” ed usare la LS per vivere esperienze significative per la loro crescita complessiva, creando allo stesso tempo con la pratica degli automatismi linguistici.
  • L’acquisizione precoce della LS potrebbe condurre alla formazione di un sistema concettuale unico, direttamente connesso a L1 e L2
    Una delle differenze più evidenti tra chi acquisisce una LS precocemente e in contesto naturale, e chi invece la apprende in età adolescente o adulta in ambito scolastico, consiste nella lentezza del processamento linguistico. In sostanza, chi ha appreso la LS tardivamente non ha sviluppato automatismi linguistici e quando comunica in una lingua diversa dalla propria tende a tradurre dalla lingua madre alla LS, rallentando così i processi comunicativi.
    I dati provenienti da alcune ricerche psicologiche in merito alla rappresentazione mentale bilingue, sembrano accreditare l’ipotesi secondo cui l’acquisizione precoce di due lingue anziché una sola porta alla formazione di due sistemi lessicali distinti per le due lingue, ma entrambi collegati direttamente ad un unico sistema concettuale (si veda a questo proposito il modello presentato da Job in Freddi 1987, che tenta una sintesi di ricerche precedenti, tra cui Kolers, 1966; Green, 1986). Ciò significherebbe che, mentre chi apprende le lingue tardivamente possiede un sistema concettuale collegato indirettamente alla LS, e quindi per accedere al sistema concettuale deve passare per la lingua madre, chi è bilingue ha la possibilità di accedere al sistema concettuale direttamente e distintamente attraverso due lingue diverse, senza necessitare di traduzioni mentali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *