Psicologia Clinica e Psicopatologia

Crescita personale e sua definizione

«Crescita personale» è una delle espressioni più usate e meno definite del settore. Esistono però costrutti misurabili che descrivono ciò che l’espressione vorrebbe indicare, e distinguono ciò che funziona da ciò che si vende. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Se il malessere è persistente il riferimento è il medico di base o uno […]

Psicolab — Crescita personale e sua definizione
«Crescita personale» è una delle espressioni più usate e meno definite del settore. Esistono però costrutti misurabili che descrivono ciò che l’espressione vorrebbe indicare, e distinguono ciò che funziona da ciò che si vende.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Se il malessere è persistente il riferimento è il medico di base o uno psicologo; in caso di crisi: 112, Telefono Amico 02 2327 2327.

Cosa si può misurare

Il concetto vago di crescita personale corrisponde, nella ricerca, a costrutti più definiti.

Il benessere edonico: soddisfazione di vita, presenza di emozioni positive, assenza di sofferenza. È ciò che si intende comunemente per «stare bene».

Il benessere eudaimonico: un insieme di dimensioni che comprende autonomia, padronanza dell’ambiente, relazioni positive, scopo nella vita, accettazione di sé e (appunto) crescita personale, intesa come senso di continuo sviluppo. È misurabile con strumenti validati.

Va segnalato un elemento che il linguaggio motivazionale trascura: la personalità cambia realmente nel corso della vita, e in direzioni prevedibili, con aumento medio di coscienziosità e stabilità emotiva. Non serve un metodo per crescere: accade comunque.

Esiste inoltre un dato incoraggiante: interventi mirati possono modificare tratti di personalità in modo misurabile, purché si traducano in comportamenti concreti ripetuti e non in sole intenzioni.

Cosa incide davvero sul benessere

I fattori con associazioni più solide sono meno affascinanti delle promesse di trasformazione.

Le relazioni, e in particolare la solitudine percepita, che è fra i predittori più consistenti di malessere e di esiti di salute peggiori.

Il sonno, associato in modo bidirezionale all’umore, e l’attività fisica, con effetti fra i migliori disponibili per un intervento non clinico.

Le condizioni materiali: sotto una certa soglia di sicurezza economica il reddito pesa molto, e questo non si corregge con un percorso di crescita.

La soddisfazione dei bisogni di autonomia, competenza e relazione, che il quadro teorico più supportato individua come base della motivazione durevole.

E un elemento pratico: perseguire il benessere come obiettivo esplicito è associato, in diversi studi, a minore benessere. Funziona meglio come sottoprodotto dell’impegno in attività dotate di senso.

Cosa non regge

Alcune premesse ricorrenti nel settore vanno corrette.

L’idea che si possa diventare chiunque con la giusta determinazione. Il cambiamento è reale ma graduale, vincolato da temperamento, circostanze e risorse.

L’idea che il benessere dipenda solo dall’atteggiamento: attribuire alla disposizione individuale ciò che dipende da condizioni economiche, salute o relazioni produce senso di colpa in chi ha meno margini.

Le affermazioni positive: migliorano l’umore in chi ha già un’autostima elevata e lo peggiorano in chi l’ha bassa.

La visualizzazione del successo: immaginare l’obiettivo già raggiunto riduce l’impegno effettivo. Funziona meglio il contrasto mentale, che affianca all’esito immaginato gli ostacoli concreti.

Va nominato anche il rischio più serio: i percorsi di crescita personale non sono un trattamento. Proposti a chi ha un disturbo d’ansia, una depressione o un disturbo alimentare, ritardano l’accesso a terapie efficaci.

Come valutare una proposta

Poche domande sono sufficienti.

Il metodo ha studi controllati a supporto, con confronti credibili? Chi conduce ha una formazione verificabile? Quali risultati vengono promessi, e in quanto tempo? Qual è il costo complessivo, inclusi eventuali livelli successivi?

Due segnali di attenzione: le promesse di trasformazione rapida e definitiva, e l’attribuzione del fallimento alla resistenza di chi partecipa, formulazione che rende la proposta infalsificabile.

Il criterio pratico più utile resta la verifica a distanza: cosa è cambiato dopo qualche settimana, in termini osservabili da altri e non solo nella percezione di chi ha partecipato.

Domande frequenti

La crescita personale e un concetto misurabile?

Si, come dimensione del benessere eudaimonico insieme ad autonomia, padronanza, relazioni, scopo e accettazione di se, con strumenti validati.

La personalita puo cambiare?

Si, e cambia comunque nel corso della vita in direzioni prevedibili. Gli interventi funzionano se si traducono in comportamenti concreti ripetuti, non in sole intenzioni.

Cosa incide di piu sul benessere?

Relazioni e solitudine percepita, sonno, attivita fisica e condizioni materiali. E perseguire la felicita come obiettivo esplicito si associa a minore benessere.

Un percorso di crescita puo sostituire una terapia?

No: proposto a chi ha un disturbo ritarda l’accesso a trattamenti con evidenze consolidate.

La crescita personale corrisponde a costrutti misurabili, e la personalita cambia comunque nel corso della vita: gli interventi funzionano quando diventano comportamenti ripetuti. Cio che incide di piu sul benessere e concreto (relazioni, sonno, movimento, condizioni materiali) e perseguirlo come obiettivo esplicito lo allontana. Affermazioni positive e visualizzazione funzionano peggio di quanto si dica. E nessun percorso di crescita e un trattamento.
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