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Convegno: Le competenze genitoriali, dalla psicologia clinica alla psicologia giuridica

Valutare le capacità genitoriali significa formulare una previsione su come una persona si comporterà nei prossimi anni. È un compito con limiti noti, e conoscerli è la parte più importante del mestiere. Articolo divulgativo, non consulenza legale né clinica. I riferimenti normativi del testo originale sono superati: l’articolo 155 è stato abrogato nel 2013 e […]

Psicolab — Convegno: Le competenze genitoriali, dalla psicologia clinica alla psicologia giuridica
Valutare le capacità genitoriali significa formulare una previsione su come una persona si comporterà nei prossimi anni. È un compito con limiti noti, e conoscerli è la parte più importante del mestiere.
Articolo divulgativo, non consulenza legale né clinica. I riferimenti normativi del testo originale sono superati: l’articolo 155 è stato abrogato nel 2013 e la materia è regolata dagli articoli 337-bis e seguenti del codice civile, con le modifiche processuali del 2022.

Cosa si valuta

L’oggetto non è la personalità del genitore in astratto ma la corrispondenza fra ciò che quel bambino richiede e ciò che quell’adulto può fornire, in quel contesto.

Ne segue che una valutazione non produce un giudizio sulla persona ma sulla relazione, e che lo stesso adulto può risultare adeguato per un figlio e in difficoltà con un altro.

Le dimensioni considerate sono note: capacità di riconoscere i bisogni del bambino e di distinguerli dai propri, disponibilità emotiva, capacità di stabilire limiti, riconoscimento del ruolo dell’altro genitore, e capacità di modificare il proprio comportamento a fronte di un riscontro.

Quest’ultima è la più predittiva e la meno misurata dai test.

I limiti

Vanno detti perché costituiscono il nucleo della questione.

La capacità predittiva delle valutazioni psicologiche sul comportamento futuro è limitata, e diminuisce con l’orizzonte temporale. Una previsione su come un genitore si comporterà fra cinque anni ha un’accuratezza modesta.

I test di personalità non sono stati costruiti per rispondere a questa domanda: descrivono caratteristiche generali e il loro collegamento con la genitorialità è indiretto.

Le tecniche proiettive hanno validità molto bassa e non consentono conclusioni su capacità o su fatti.

E la situazione stessa introduce una distorsione: entrambi i genitori sono fortemente motivati a presentarsi favorevolmente, il che riduce l’informatività di quanto riferiscono.

Cosa ha più valore

Gli elementi più informativi sono i meno tecnici.

L’osservazione diretta dell’interazione fra genitore e figlio, ripetuta e in contesti diversi.

La storia documentata: cosa è accaduto finora, chi ha fatto cosa, quali episodi sono verificabili presso terzi.

Le fonti collaterali: scuola, pediatra, servizi. Sono meno soggette alla motivazione delle parti.

E la valutazione del funzionamento del bambino, che è il dato più direttamente pertinente alla domanda posta.

Le distorsioni dell’esperto

Documentate e correggibili solo con procedure.

Il bias di conferma: formulata un’ipotesi, il materiale successivo viene letto come conferma.

La contaminazione: conoscere il fascicolo e le posizioni delle parti prima dei colloqui modifica le conclusioni, con un effetto misurato anche in discipline forensi più oggettive.

L’allineamento con chi nomina: gli esperti di parte producono in media conclusioni favorevoli a chi li ha incaricati, senza necessità di disonestà.

I correttivi sono procedurali: formulare esplicitamente l’ipotesi alternativa e cercare elementi che la sostengano, limitare l’esposizione a informazioni non necessarie prima dei colloqui, dichiarare il grado di incertezza.

Due punti fermi

L’alienazione parentale non è riconosciuta come entità clinica e la Corte di Cassazione ne ha escluso l’utilizzabilità come fondamento di provvedimenti. I singoli comportamenti denigratori o ostacolanti vanno invece descritti e valutati come fatti.

La bigenitorialità non è assoluta: dove esistono maltrattamenti o violenza domestica (inclusa la violenza assistita) prevale l’interesse del minore, e questo va accertato con una valutazione specifica del rischio anziché essere trattato come una delle posizioni in causa.

Domande frequenti

Cosa si valuta esattamente?

La corrispondenza fra i bisogni di quel bambino e ciò che quell’adulto può fornire in quel contesto: non un giudizio sulla persona ma sulla relazione.

Quanto sono attendibili queste valutazioni?

La capacità predittiva sul comportamento futuro è limitata e diminuisce con l’orizzonte temporale. I test di personalità rispondono indirettamente, le tecniche proiettive non rispondono affatto.

Cosa ha più valore informativo?

L’osservazione diretta ripetuta dell’interazione, la storia documentata, le fonti collaterali come scuola e pediatra, e la valutazione del funzionamento del bambino.

L’alienazione parentale può essere usata?

No: non è riconosciuta come entità clinica e la Cassazione ne ha escluso l’uso. I comportamenti denigratori vanno descritti e valutati come fatti singoli.

Valutare le capacità genitoriali significa prevedere, e la capacità predittiva è limitata: i test di personalità rispondono indirettamente e le tecniche proiettive non rispondono. Gli elementi più informativi sono i meno tecnici, osservazione ripetuta, storia documentata, fonti collaterali, funzionamento del bambino. Le distorsioni dell’esperto si correggono solo con procedure. E due punti restano fermi: l’alienazione parentale non è utilizzabile, e la bigenitorialità non è assoluta dove c’è violenza.
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