Psicologia Clinica e Psicopatologia

Cognizioni Corticali e Sistemi Emotivi nei Comportamenti

Non esiste apprendimento senza emozione: cio che ci tocca affettivamente e cio che impariamo e ricordiamo meglio. Ma lo stesso legame che rende le emozioni indispensabili puo rovesciarsi nel suo contrario, quando i sistemi emotivi prendono il sopravvento sulla ragione e sfociano in reazioni distruttive. Le neuroscienze cognitive leggono questo equilibrio come un dialogo, spesso […]

Psicolab — Cognizioni Corticali e Sistemi Emotivi nei Comportamenti
Non esiste apprendimento senza emozione: cio che ci tocca affettivamente e cio che impariamo e ricordiamo meglio. Ma lo stesso legame che rende le emozioni indispensabili puo rovesciarsi nel suo contrario, quando i sistemi emotivi prendono il sopravvento sulla ragione e sfociano in reazioni distruttive. Le neuroscienze cognitive leggono questo equilibrio come un dialogo, spesso una tensione, fra la corteccia frontale e le strutture profonde dell’emozione, a partire dall’amigdala.

L’emozione sta alla base dell’apprendimento

Per molto tempo la cultura occidentale ha contrapposto ragione ed emozione, immaginando la seconda come un disturbo da cui la prima doveva liberarsi. Le neuroscienze hanno rovesciato questo pregiudizio: le dimensioni emotive non sono un rumore che si sovrappone al pensiero, ma una componente costitutiva della qualita degli apprendimenti. Attribuiamo valore, memoria e attenzione a cio che ci coinvolge affettivamente; senza quel coinvolgimento, l’informazione scivola via.

In questo senso l’emozione non e nemica della conoscenza, ne e il presupposto. E la ragione per cui ricordiamo con nitidezza gli eventi carichi di significato e fatichiamo a trattenere cio che ci lascia indifferenti. Un insegnamento che ignora questa dimensione lavora contro il cervello; uno che la tiene presente lavora con esso.

Quando l’emozione prende il sopravvento

C’e pero un rovescio della medaglia che non si puo dimenticare. La stessa forza che rende le emozioni preziose comporta un limite drammatico: la prevalenza dei sistemi emotivi sulla ragione. Quando l’attivazione emotiva diventa troppo intensa, la lucidita si offusca, le reazioni si fanno impulsive e possono preludere a esiti distruttivi, per se e per gli altri.

Il ruolo dell’amigdala

Nel cervello questo scenario ha un protagonista: l’amigdala, una struttura profonda che elabora rapidamente gli stimoli a valenza emotiva, soprattutto quelli di allarme. L’amigdala e veloce e reattiva: in situazioni di pericolo la sua rapidita salva la vita. Ma la stessa rapidita, in assenza di regolazione, puo trasformarsi in dominanza, portando la persona ad agire prima ancora di aver valutato la situazione.

La corteccia frontale come regolatore

A fronteggiare questa dominanza interviene la corteccia frontale, e in particolare le sue regioni piu anteriori, coinvolte nella pianificazione, nella valutazione delle conseguenze e nel controllo degli impulsi. Molte proposte delle neuroscienze cognitive puntano proprio a rafforzare, attraverso le forme in cui si esprime la ragione, l’attivazione di queste aree, cosi da bilanciare la spinta dell’amigdala. Non si tratta di spegnere le emozioni, ma di metterle in dialogo con la riflessione.

Una sfida per l’educazione

Da qui deriva l’aspetto piu ambizioso di questa prospettiva. Se apprendimento ed emozione sono cosi intrecciati, e se l’equilibrio fra amigdala e corteccia frontale e educabile, allora le neuroscienze cognitive hanno qualcosa da dire ai sistemi formativi. Alcuni autori arrivano a sostenere che, se assunte con responsabilita, queste conoscenze possano contribuire a una vera trasformazione della scuola, un ambito rimasto per molti versi immutato nella sua impostazione fin dal Rinascimento.

La cautela e d’obbligo: dalle scoperte sul cervello non discendono ricette pedagogiche automatiche, e ogni traduzione va fatta con misura. Ma la direzione e chiara. Un’educazione che riconosca il peso delle emozioni, che aiuti a nominarle e a regolarle invece di reprimerle o di lasciarle esplodere, lavora contemporaneamente sulla qualita degli apprendimenti e sulla capacita di non essere travolti dai propri stati affettivi.

Imparare a dare un nome alle emozioni

Se l’equilibrio fra sistemi emotivi e ragione e educabile, la domanda diventa: come si educa? Un punto di partenza riconosciuto e la capacita di riconoscere e nominare cio che si sente. Dare un nome a un’emozione non e un esercizio letterario: e il primo passo per non esserne semplicemente agiti. Nel momento in cui un vissuto confuso viene identificato e chiamato con la sua parola, entra in gioco proprio quella riflessione corticale che puo bilanciare la spinta immediata dell’amigdala.

E una competenza che si costruisce nel tempo, soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza, quando le strutture che presiedono al controllo degli impulsi sono ancora in via di maturazione. Un contesto, familiare o scolastico, che aiuta a distinguere le emozioni, ad accettarle senza esserne travolti e a esprimerle in forme non distruttive, offre un vantaggio doppio: da un lato migliora il clima in cui l’apprendimento avviene, dall’altro allena la capacita di autoregolazione che accompagnera la persona per tutta la vita. Ragione ed emozione, in questa prospettiva, non sono avversarie da separare, ma alleate da mettere in dialogo.

Domande frequenti

Perche si dice che l’emozione e alla base dell’apprendimento?

Perche attribuiamo memoria, attenzione e valore a cio che ci coinvolge affettivamente. Le dimensioni emotive non sono un disturbo del pensiero, ma una componente costitutiva della qualita degli apprendimenti: senza coinvolgimento emotivo l’informazione si trattiene con difficolta.

Che ruolo ha l’amigdala nei comportamenti?

L’amigdala elabora rapidamente gli stimoli a valenza emotiva, soprattutto quelli di allarme. La sua velocita e preziosa nel pericolo, ma senza regolazione puo diventare dominante e spingere ad agire in modo impulsivo, prima di aver valutato la situazione.

Come interviene la corteccia frontale?

La corteccia frontale, nelle sue regioni piu anteriori, e coinvolta nella pianificazione, nella valutazione delle conseguenze e nel controllo degli impulsi. Molte proposte delle neuroscienze cognitive mirano a rafforzarne l’attivazione per bilanciare la spinta dell’amigdala, mettendo emozione e riflessione in dialogo.

Che cosa c’entra tutto questo con la scuola?

Se apprendimento ed emozione sono intrecciati e l’equilibrio fra amigdala e corteccia frontale e educabile, le neuroscienze cognitive possono ispirare un ripensamento dei sistemi formativi. Non offrono ricette automatiche, ma indicano una direzione: aiutare a riconoscere e regolare le emozioni migliora insieme apprendimento e autocontrollo.

Le emozioni sono il motore dell’apprendimento e, allo stesso tempo, il rischio da governare. Il nodo, nel cervello, e l’equilibrio fra la reattivita dell’amigdala e la capacita regolatrice della corteccia frontale. Un’educazione che tenga conto di questo dialogo, invece di contrapporre ragione ed emozione, puo migliorare sia cio che impariamo sia il modo in cui gestiamo noi stessi.
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