Psicologia Clinica e Psicopatologia

Autoefficacia e Autoconsapevolezza per la Maratona

Prepararsi mentalmente a una maratona è possibile, ma non nelle poche ore che precedono la partenza. Vale la pena distinguere ciò che si costruisce nei mesi da ciò che si può ancora fare la mattina della gara. Articolo divulgativo di psicologia dello sport. Non sostituisce il parere medico: la partecipazione a gare di lunga distanza […]

Psicolab — Autoefficacia e Autoconsapevolezza per la Maratona
Prepararsi mentalmente a una maratona è possibile, ma non nelle poche ore che precedono la partenza. Vale la pena distinguere ciò che si costruisce nei mesi da ciò che si può ancora fare la mattina della gara.
Articolo divulgativo di psicologia dello sport. Non sostituisce il parere medico: la partecipazione a gare di lunga distanza richiede idoneità e preparazione adeguate.

Da dove viene l’autoefficacia

Il costrutto è quello formulato da Bandura: la convinzione di poter eseguire con successo un compito specifico. È uno dei predittori più solidi della prestazione e della persistenza.

Le fonti che lo alimentano sono state descritte in ordine di peso, e l’ordine conta.

Le esperienze di padronanza (l’aver già fatto qualcosa di simile) sono di gran lunga la fonte principale.

Seguono l’esperienza vicaria, cioè vedere riuscire persone percepite come simili; la persuasione verbale, efficace solo se credibile e proveniente da fonte competente; e l’interpretazione degli stati fisiologici, cioè come si leggono attivazione e fatica.

Ne segue il punto che il testo originale implicitamente conferma ma che merita di essere esplicitato: l’autoefficacia si costruisce con l’allenamento. Le tecniche mentali possono renderla accessibile in gara, non crearla dal nulla.

Va aggiunta una precisazione: l’autoefficacia è specifica per compito. Sentirsi capaci in generale predice molto meno del sentirsi capaci di quel compito, in quelle condizioni.

Cosa ha evidenze in gara

  • Il dialogo interno: gli studi su compiti di resistenza mostrano un beneficio del dialogo motivazionale sulla percezione dello sforzo e sul tempo di esaurimento. Frasi brevi, preparate in anticipo e provate in allenamento.
  • L’imagery strutturata, con effetti documentati quando è praticata regolarmente e non improvvisata.
  • Le routine pre-gara, che stabilizzano l’attenzione nei momenti di massima attivazione.
  • La segmentazione del percorso in tratti brevi, che riduce il carico attentivo rispetto al pensare all’intera distanza.
  • La rivalutazione dell’attivazione: interpretare il battito accelerato come preparazione anziché come allarme migliora la prestazione in condizioni di pressione.

Un risultato specifico della ricerca sull’endurance merita attenzione: nelle gare lunghe il limite è mediato dalla percezione dello sforzo, e questa percezione è modificabile. È il motivo per cui gli interventi psicologici hanno qui un effetto reale, e non solo suggestivo.

I limiti dell’intervento dell’ultimo momento

Il testo originale descrive un lavoro breve condotto poche ore prima della partenza. È utile chiarire cosa può e cosa non può.

Può rendere disponibili risorse già presenti: richiamare esperienze di padronanza reali è coerente con il modello teorico, e riorganizzare l’attenzione ha effetti immediati.

Non può costruire preparazione mancante, e non dovrebbe introdurre tecniche mai provate. La regola operativa più importante nelle gare di lunga distanza è che nulla di nuovo si sperimenta il giorno della gara: vale per l’alimentazione, per l’abbigliamento e vale per le strategie mentali.

Va aggiunto un rischio che l’entusiasmo per la preparazione mentale tende a coprire: la percezione dello sforzo è anche un segnale di protezione. Insegnare a ignorarla del tutto, in una gara che espone a disidratazione, colpo di calore e problemi cardiaci, non è una buona idea. L’obiettivo è gestire il disagio della fatica, non silenziare i segnali di allarme.

Un elemento che pesa più delle tecniche

Nella ricerca sulle maratone, uno dei predittori più consistenti dell’esito non è mentale in senso stretto: è la gestione del ritmo.

Partire più veloce del passo sostenibile è l’errore più comune e più costoso, e le condizioni che lo favoriscono sono proprio quelle emotive: eccitazione della partenza, presenza degli altri, sensazione di leggerezza iniziale.

Ne deriva che la competenza psicologica più utile in gara è la capacità di tollerare di andare più piano di quanto si sentirebbe di poter fare nei primi chilometri. È meno affascinante di una visualizzazione, e incide di più.

Domande frequenti

Da cosa nasce l’autoefficacia?

Soprattutto dalle esperienze di padronanza gia vissute. Seguono l’osservazione di persone simili, la persuasione credibile e l’interpretazione degli stati fisiologici.

Si puo costruire poche ore prima della gara?

No: si possono rendere accessibili risorse gia presenti. Le tecniche mentali non sostituiscono la preparazione, e non vanno sperimentate per la prima volta il giorno della gara.

Il dialogo interno funziona davvero?

Negli studi su compiti di resistenza si, con effetti sulla percezione dello sforzo. A condizione che le frasi siano brevi, preparate e provate in allenamento.

Qual e l’errore piu costoso in maratona?

Partire piu veloce del passo sostenibile. La competenza piu utile e tollerare di andare piano nei primi chilometri.

L’autoefficacia nasce soprattutto dalle esperienze di padronanza: si costruisce allenandosi, e le tecniche mentali la rendono accessibile, non la creano. Cio che ha evidenze in gara (dialogo interno, imagery, segmentazione, rivalutazione dell’attivazione) funziona se e stato provato prima. Nelle gare lunghe il limite passa dalla percezione dello sforzo, che e modificabile ma e anche un segnale di protezione da non silenziare. E l’errore piu costoso resta partire troppo forte.
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