Counseling e sport: una sinergia possibile
Lo sport, professionistico o amatoriale, è sempre un momento di grande tensione e condivisione emotiva. Atleti, allenatori, dirigenti e organizzatori sono coinvolti non solo sul piano operativo, ma anche su quello emotivo. È in questo spazio che si inserisce la figura del Gestalt counselor, che interviene per sostenere le diverse persone coinvolte là dove emergono difficoltà emotive o relazionali.
Il counseling entra in sinergia con lo sport su più livelli: nell’allenamento tecnico, nella fase organizzativa e in quella gestionale. L’obiettivo è ottimizzare le forze e l’efficacia, puntando al raggiungimento del risultato, al buon funzionamento dell’organizzazione e, in ultima analisi, al successo. Non si tratta di sostituire la preparazione tecnica, ma di affiancarla con un lavoro sulla dimensione umana ed emotiva.
L’inganno della percezione
Uno dei temi centrali di questo approccio è la percezione. Mantenere coerente la percezione di sé e del mondo circostante è oggi sempre più difficile, e questo rende precario il nostro equilibrio e instabili le relazioni. L’oggettività, in fondo, è sempre frutto della soggettività: viviamo tutti nello stesso territorio, ma ciascuno di noi utilizza una mappa personale. Per potersi muovere insieme, occorre allora costruire una mappa condivisa, una sorta di oggettività “artificiale” e convenzionale.
Lo strumento migliore per orientarsi in questa complessità è, appunto, se stessi. La consapevolezza di sé e la crescita personale, attraverso la formazione tecnica e mentale, aiutano a riconoscere meglio l’inganno della percezione. In particolare, la percezione di sé scorre su più binari, tutti da ascoltare:
- la percezione che io ho di me stesso;
- la percezione che l’altro ha di me;
- la percezione che vorrei l’altro avesse di me;
- la percezione che io immagino l’altro abbia di me.
I molti ruoli, un’unica coerenza
Il modo più sano sarebbe far coincidere tutte queste percezioni in un’unica figura, ma è un obiettivo difficile. Non si può essere allo stesso modo atleta, genitore, amico e collega: bisogna saper passare continuamente da un ruolo all’altro senza però perdere la coerenza di sé. Un atleta, per esempio, in un momento è in gara come campione, poi in conferenza stampa come rappresentante di una squadra, poi ancora testimonial per gli sponsor, e magari genitore e partner nella vita privata.
In questo vortice di percezioni che cercano di costruire una realtà condivisa nascono spesso frustrazione e incomprensioni. È qui che il Gestalt counselor diventa un supporto prezioso, aiutando la persona a ritrovare e mantenere un equilibrio sano, senza sentirsi frammentata tra i diversi ruoli che è chiamata a interpretare.
Potere, leadership e coerenza
Un altro ambito fondamentale è la gestione del potere e della leadership. La capacità di leadership di una persona è strettamente legata all’uso che essa fa del potere: un uso improprio, per esempio un potere gerarchico e imposto anziché collaborativo, può generare una leadership negativa.
La leadership si può acquisire, ma con notevole sforzo, perché risponde a un criterio di forte coerenza: il detto e il non detto devono dire le stesse cose, il fisico e l’emotivo trasmettere le stesse sensazioni, il personale e il condiviso coincidere. Una coerenza di questo tipo richiede un’alta consapevolezza, la capacità di accettare e gestire la responsabilità e una buona tendenza alla relazione umana. Non è un talento innato, ma il risultato di un lavoro su di sé.
Il valore del feedback
Nella relazione tra persone che condividono lo stesso obiettivo, il feedback è un momento decisivo. È uno spazio di condivisione, supervisione e analisi che serve a rafforzare la relazione dell’atleta con il coach, con il dirigente e con l’intera organizzazione. Coinvolgere gli atleti nelle analisi, nelle pianificazioni e nelle valutazioni degli allenamenti e delle competizioni dà loro un senso di partecipazione, rendendoli più responsabili e consapevoli.
Il feedback è un processo strutturato di crescita condivisa: il compito del coach o del dirigente è organizzare e guidare la sessione verso obiettivi stabiliti, mantenendola centrata sul tema. Saper gestire bene il feedback è oggi un elemento fondamentale per un coach o un dirigente sportivo di successo.
Le sette fasi dell’intervento
In generale, l’intervento del Gestalt counselor si articola in sette fasi principali, che seguono un ciclo naturale:
- presa di coscienza che esiste una difficoltà;
- consapevolezza della tipologia del disagio;
- analisi del bisogno, dell’obiettivo e programmazione di un’azione;
- messa in atto dell’azione stabilita;
- valutazione dell’obiettivo raggiunto;
- pausa di soddisfazione per il lavoro svolto;
- ritorno al “vuoto fertile”, in attesa di nuove necessità.
È un percorso che valorizza la consapevolezza e la responsabilità, aiutando le persone ad affrontare le sfide in modo più equilibrato e con maggiori possibilità di raggiungere i propri obiettivi.
Domande frequenti
Cosa fa un Gestalt counselor nello sport?
Interviene per sostenere atleti, allenatori, dirigenti e organizzatori nelle difficoltà emotive e relazionali. Lavora sulla consapevolezza di sé, sulla gestione delle emozioni e delle relazioni, in sinergia con l’allenamento tecnico e con la dimensione organizzativa e gestionale.
Perché la percezione è così importante?
Perché ciascuno di noi vive lo stesso mondo con una “mappa personale”, e la difficoltà a mantenere coerente la percezione di sé rende precario l’equilibrio. Ascoltare i diversi livelli della percezione aiuta a riconoscerne gli inganni e a costruire relazioni più stabili.
Come si lega la leadership alla gestione del potere?
La leadership dipende dall’uso che si fa del potere: un potere collaborativo favorisce una leadership positiva, mentre uno imposto e gerarchico può renderla negativa. La vera leadership richiede coerenza, consapevolezza e capacità di gestire la responsabilità.
Cos’è il feedback nel contesto sportivo?
È un momento strutturato di condivisione e analisi che rafforza la relazione tra atleta, coach e organizzazione. Coinvolgere gli atleti nelle valutazioni li rende più responsabili e partecipi. Saperlo gestire è oggi una competenza chiave per coach e dirigenti.
Lascia un commento