Le modalità di accertamento dell’abuso
Organizzare un assessment per accertare un possibile abuso sessuale richiederà l’attenzione a tutti quegli elementi emotivi, cognitivi e relazionali che caratterizzano lo stadio evolutivo del testando, al fine di utilizzarli consapevolmente nella costruzione del setting diagnostico e ancor più in sede di interpretazione dei dati.
Molti sono i fattori di resistenza: in primo luogo la scarsa consapevolezza del Sé, lo strumento del canale verbale ancora imperfetto, una non raggiunta produzione e comprensione del pensiero deduttivo, potrebbero considerarsi elementi di ostacolo alla disclosure; a questo si uniscano l’intenso legame col genitore, la fiducia e la pulsione identificativa che il bambino è portato a nutrire nei confronti dell’adulto.
Il timore delle conseguenze che potrebbero abbattersi sull’intero nucleo familiare, in caso di accertamento dell’evento di abuso, possono fungere in molti casi da deterrente alla rivelazione dei fatti.
Nello specifico, il bambino abusato teme da una parte di tradire la fiducia del genitore abusante, con il quale instaura un legame patologico di identificazione e di dipendenza affettiva, e dall’altra di deludere il genitore non abusante, verso il quale tende ad avvertire vissuti colpevolizzanti. In poche parole, la paura di perdere l’amore delle figure affettive è predominante rispetto alla volontà di porre fine ad una situazione tanto dolorosa come quella dell’abuso.
È questo il motivo per cui il bambino, durante i colloqui preventivi alla somministrazione dei test, si mostra spesso poco propenso ad instaurare un’alleanza con il clinico, che pur si mostra fondamentale ai fini di una corretta conduzione dell’indagine.
Si rende pertanto necessario l’utilizzo di strumenti alternativi a quello dell’inchiesta diretta, basata su domande chiuse e potenzialmente suggestive, che potrebbero attivare massivi meccanismi di difesa in grado di rafforzare la cortina di paura ed eludere l’emersione della verità.
Gli strumenti maggiormente utilizzati nel setting di indagine volta all’accertamento di un abuso su minore, sono il gioco, la fiaba, il disegno. In ciascuno di questi strumenti diagnostici è stato possibile rilevare una serie di indici potenzialmente sintomatici della presenza dell’abuso stesso.
GIOCO: L’attività ludica del bambino abusato mostra condotte aggressive o iperdifensive che lo vedono alternativamente l’eroe o la vittima della situazione creata. Lo stato d’animo assume un’impronta ansiosa e guardinga, quasi fosse in attesa di una minaccia inevitabile. Questa angoscia, che contribuisce a tagliare i ponti con il pensiero simbolizzato e lo strumento verbale, viene agita nel gioco a mezzo di gestualità ripetitive, afinalistiche, quasi ossessive, finalizzate a dominare uno stato di aggressività latente.
Nel caso in cui il gioco venga svolto attraverso l’utilizzo di bambole o pupazzi, sarà opportuno valutare la tipologia di approccio corporeo e tattile, osservando le modalità di manipolazione, di impugnazione, di movimento, di organizzazione dello spazio ludico. In particolare è opportuno prestare attenzione alla presenza di condotte passivo-remissive o aggressivo-proditorie- che il bambino, con una finalità abreattiva, potrebbe manifestare proprio attraverso la manipolazione delle bambole.
FIABE E STORIE: nelle storie prodotte dai bambini abusati o gravemente traumatizzati, a mostrarsi dominante è un elemento di pericolosità inevitabile, di fronte alla quale viene mostrata una carenza di coping risolutivo.
I personaggi dei giochi non sono mai legati da relazioni oggettuali positive, l’investimento affettivo è deficitario e intriso di diffidenza. Molto spesso compare l’elemento animale- soprattutto animali esotici e predatori- a testimonianza di un massiccio meccanismo proiettivo finalizzato a dominare l’angoscia e l’aggressività.
Nell’immaginario del bambino abusato i cattivi hanno sempre la meglio. Dunque non esiste il lieto fine, e nessuno aiuta mai nessuno: elemento sintomatologico che risulta principalmente ispirato da un nucleo di lutto e di perdita, nel quale si sono incistati profondi connotati depressivi, ma che può risultare influenzato anche da un impulso egodifensivo volto a negare la necessità relazionale. Il bambino, deluso e distrutto nelle proprie certezze, e arrivando quasi a negare la presenza dell’altro, si abitua a contare soltanto sulle proprie forze. In alcuni casi può fare la propria comparsa anche l’elemento sessuale. Proprio una sessualità fuori contesto o precoce, può costituire un fattore predittivo dell’esistenza dell’abuso.
DISEGNO: Nel disegno dell’abusato l’espressione grafica è di frequente caratterizzata da una linea discontinua, spezzata in più punti, e da una pressione manuale eccessiva: segnale, quest’ultimo, di un’aggressività latente.
Gli adulti presentano una conformazione corporea deforme, asimmetrica, svalorizzata anche dal punto di vista estetico. Spesso sono rappresentati di profilo, a testimonianza della difficoltà di relazione interpersonale con gli stessi. Alcuni particolari fisici connessi con l’aggressività e l’attacco, come la bocca, i denti o le unghie, vengono volutamente enfatizzati od omessi, in un chiaro intento difensivo.
Le mani e le braccia vengono talvolta accentuate e talaltra totalmente scotomizzate. Gli occhi presentano sovente una conformazione piccola, appuntita, quasi a cuneo. In alcuni volti sono persino assenti. Spesso compaiono elementi del corpo anneriti, in parte o totalmente. Le gambe dei personaggi, specie quelli con cui il bambino si identifica, sono strette o accavallate, in segno di chiusura difensiva. I connotati sessuali possono venir enfatizzati in via controfobica, o al contrario omessi in una finalità di diniego difensivo.
L’elemento cromatico, ove presente, viene spesso gettato a caso sulla figura, quasi con intento aggressivo, dando vita ad un panorama di colori disorganizzati che non hanno alcun riferimento oggettivo con la realtà, risultando piuttosto il riflesso di una dimensione emotiva a sua volta fosca, disorganizzata, annichilita.
Spesso compaiono mostri, streghe, fantasmi, personaggi dell’orrore, rappresentati in condotte sadiche di divoramento in cui la vittima non ha possibilità di salvarsi. Fattore, quello della fagocitazione invasiva, che può essere riscontrato di frequente anche nelle contenuto delle fiabe e nell’organizzazione del gioco.
CONCLUSIONI
Gli elementi descritti sono puramente indicativi indicativi della presenza di un abuso sessuale: la loro presenza nello stile espressivo del bambino non dimostra, in una sorta di automatismo euristico, la presenza di un contesto abusante. Non è pertanto di utilizzarli all’interno di ragionamento verificazionisti, tesi a negare la possibilità di ipotesi alternative o diagnosi differenziali all’abuso. È piuttosto prudente tenerli in considerazione, ove presenti e soprattutto ricorrenti, proprio al fine di costruire un’indagine clinica completa e scrupolosa, che consenta di addivenire ad un risultato diagnostico attendibile.
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