Perché è così delicato
Il problema centrale è documentato da decenni di ricerca sulla memoria dei minori.
I bambini possono fornire testimonianze accurate, anche in età prescolare, quando vengono interrogati correttamente. Questo è il primo punto, e va detto perché la sfiducia generalizzata verso la loro testimonianza è essa stessa un errore.
Ma sono più suggestionabili degli adulti, in misura crescente al diminuire dell’età. Domande che contengono l’informazione nella domanda stessa, ripetizioni della stessa domanda, pressione sociale e ipotesi suggerite dall’intervistatore possono generare resoconti dettagliati di eventi mai accaduti.
Va sottolineato l’elemento che rende il problema grave: un ricordo indotto è soggettivamente indistinguibile da uno autentico, per il bambino e per chi lo ascolta. Non esiste un modo di riconoscerlo a posteriori dal racconto.
E il danno è bidirezionale: un’intervista mal condotta può produrre un’accusa infondata, e può altrettanto rendere inutilizzabile la testimonianza di un abuso realmente avvenuto.
Cosa prescrivono i protocolli
Esistono protocolli strutturati di intervista, validati e adottati internazionalmente, e i loro principi sono coerenti.
Il ricorso a domande aperte e a inviti al racconto libero, che producono resoconti meno estesi ma molto più accurati. Le domande chiuse vanno tenute al minimo e quelle suggestive escluse.
Una sola intervista, il più presto possibile, registrata integralmente. Le ripetizioni aumentano il rischio di contaminazione.
Nessuna ipotesi comunicata al bambino, e nessun rinforzo differenziale delle risposte: approvare alcune risposte e non altre insegna cosa dire.
Va segnalato che alcuni strumenti tradizionalmente usati sono controversi: i disegni e le bambole anatomiche non hanno validità come strumenti di accertamento e in alcuni studi aumentano le risposte errate. Nessun disegno prova un abuso.
E va detto il limite più importante: non esiste una sindrome né un profilo comportamentale che consenta di stabilire che un abuso sia avvenuto. Molti minori abusati non presentano sintomi specifici, e i sintomi presenti sono aspecifici.
In Italia, e cosa fare
L’ordinamento prevede modalità protette per l’ascolto del minore, con l’assistenza di un esperto in psicologia o psichiatria infantile, e le linee guida delle società scientifiche italiane in materia definiscono i criteri metodologici.
Per chiunque non sia un professionista formato, la regola è una sola: non condurre l’accertamento.
- Se un bambino inizia a parlare, ascoltare senza interrompere e senza chiedere dettagli.
- Non fare domande su cosa sia successo, chi sia stato, come, quando: ogni domanda è un rischio di contaminazione.
- Non mostrare shock né reazioni intense, che il bambino legge e che possono fermare il racconto.
- Non promettere segretezza.
- Annotare alla lettera ciò che il bambino ha detto e ciò che è stato chiesto, il prima possibile.
- Rivolgersi ai servizi competenti o all’autorità.
Il criterio che riassume tutto: chi ascolta ha il compito di preservare il racconto, non di verificarlo. Verificare è compito di altri, e il tentativo di farlo da soli (anche con le migliori intenzioni) è la causa più frequente di testimonianze rese inutilizzabili.
Domande frequenti
I bambini sono testimoni attendibili?
Possono esserlo, anche in eta prescolare, se interrogati correttamente. Ma sono piu suggestionabili degli adulti, tanto piu quanto sono piccoli.
Cosa rende un’intervista scorretta?
Domande suggestive, ripetizione delle stesse domande, ipotesi comunicate al bambino e approvazione selettiva di alcune risposte.
I disegni possono rivelare un abuso?
No. Disegni e bambole anatomiche non hanno validita come strumenti di accertamento, e in alcuni studi aumentano le risposte errate.
Cosa fare se un bambino inizia a raccontare?
Ascoltare senza fare domande ne mostrare shock, non promettere segretezza, annotare alla lettera parole e domande e rivolgersi ai servizi competenti.
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