Il nuovo Codice TV e minori
Il Codice arriva dopo gli scarsi risultati del precedente tentativo di autoregolamentazione delle televisioni pubbliche e private, prevedendo stavolta delle sanzioni pecuniarie, in seguito a segnalazioni e all’intervento di un Comitato di Controllo di 15 esperti e dell’Authority delle Telecomunicazioni. Del Comitato fanno parte, tra gli altri, l’ex avvocato generale dello Stato Plinio Sacchetto, esperto di problematiche dell’informazione, la psicologa Maria Rita Parsi, Vera Slepoj, presidente della Federazione Italiana degli Psicologi, Maria Pia Garavaglia, il presidente della Federazione Radio Tv e Adalberto Baldoni, presidente della Commissione per l’assetto del Sistema Radiotelevisivo.
“Con questo Codice affrontiamo il tema rilevante della tutela dei minori in tv”, ha dichiarato il Ministro Gasparri, “ed e la nostra strategia, in attesa di norme di legge che hanno bisogno di una discussione piu lunga. Ora abbiamo un nuovo Codice, ma si puo fare di piu e meglio.” E ha poi proseguito: “I minori sono i soggetti piu esposti a scene la cui brutalita offende la loro ingenua sensibilita; bisognera fare attenzione alla scelta delle immagini. Anche un documentario, a prima vista innocentissimo, puo presentare delle scene che impressionano negativamente la psiche di un bambino”.
Una fruizione senza controllo
Le osservazioni e gli studi degli effetti televisivi sia sull’organismo che sulla psiche umana, in particolare sui bambini, hanno impegnato ed impegnano molti ricercatori di tutti i Paesi del mondo. Purtroppo, oggi, i bambini vengono esposti ad una fruizione della televisione libera e senza controllo: dalle statistiche risulta che i piccoli cominciano a vedere la TV tra il primo ed il terzo anno di vita per una media di tre ore al giorno; spesso sono soli davanti allo schermo e vi rimangono molte ore al giorno senza il controllo e la vicinanza dei genitori o di altri adulti, i quali spesso sono impegnati altrove. L’ascolto televisivo non solo rientra nella routine del nostro quotidiano, ma crea aspettative e interesse: alcune trasmissioni infatti vengono attese con ansia, creando vere e proprie dipendenze, e orientano la vita, le scelte, gli interessi, gli acquisti di molti.
Quindi, purtroppo, la televisione, come pure i videogiochi o il computer, assume sempre piu la funzione di “parcheggio”, diventando un’occasione di isolamento in sostituzione di altre attivita (sportive, ludiche o sociali) che sarebbero di vitale importanza per la crescita equilibrata dei giovani. La televisione, insieme ai videogiochi, rappresenta un mezzo molto importante attraverso il quale i bambini vengono influenzati e che mina la possibilita di un corretto sviluppo.
Violenza in TV ed emulazione
Recenti studi condotti in tutto il mondo hanno evidenziato il rapporto tra la visione di scene violente ed i livelli, riscontrati nei bambini, di aggressivita, d’insorgenza di ansie, di disturbi del sonno, delle paure di stare soli e del buio, della difficolta nell’addormentarsi. (“Le radiazioni televisive, pericoli e difese”, ed. Centro comunicazione sociale, 1980; Russo P. e coll., “Gli effetti della violenza in tv sul cervello dei bambini”, B.H.C. Centro Studi e Ricerche Neuropsicofisiologiche, diretto dal prof. M. Trimarchi, 2001, visionabile sul sito http://www.ceu.it/psicologia/psicologia.htm.)
La violenza in TV e stata fino ad oggi considerata tossica per il cervello dei bambini in quanto proposta come metodo efficace di risoluzione dei problemi, associato a piacere e ricompensa, nonche desensibilizzante nei confronti della violenza reale. I ragazzi desiderano vedere e rivedere scene di violenza e tendono ad imitare quello che vedono, ad identificarsi nei personaggi violenti, mettendo poi in essere gli atti di emulazione di cui sono piene le cronache: ragazzi che uccidono i genitori, stuprano coetanei, lanciano pietre pensando di passarla liscia, sentendosi ingiudicabili come gli eroi che vengono loro proposti. Cio meraviglia ed inorridisce senza che si prenda coscienza della diretta responsabilita in cui gli “adulti” sono coinvolti. Risulta che il 25% dei ragazzi sceglie il comportamento violento come qualita positiva da emulare.
Il superlavoro di cervello e occhi
E stato rilevato che bimbi al di sotto dei 10 anni d’eta dovrebbero guardare la TV per periodi brevissimi; i disturbi segnalati dagli psicologi riguardano il superlavoro del cervello e degli occhi. Perche questo? Perche l’immagine che vediamo sul video e una falsa immagine: in realta essa e formata da tantissimi puntini luminosi che, messi l’uno accanto all’altro, formano un’immagine apparentemente intera. Mentre l’occhio vede l’immagine, il cervello e costretto a distinguere tutti quegli innumerevoli puntini con uno sforzo visivo e nervoso notevole. E come se fossimo al finestrino di un treno che corre velocemente e volessimo osservare tutti i particolari del paesaggio che ci sfreccia davanti: dopo un po’ ci sentiremmo con il cervello vuoto e stanco ed anche gli occhi ne risentirebbero con un rapidissimo calo dell’acutezza visiva. L’effetto risultante da quest’attivita rapidissima e un nervosismo permanente incontrollabile che proviene dalle cellule stesse stremate.
A tutti noi e capitato di osservare come, dopo un po’ che guardiamo la TV, ci sentiamo affaticati, con la testa pesante e ci bruciano gli occhi; anche i nostri ragazzi, dopo che sono stati tante ore davanti allo schermo, mostrano evidenti segni di stanchezza, spesso fino alla totale mancanza di energia necessaria per esplicare le altre attivita, arrivando ad una forma di disimpegno e svogliatezza talmente diffusa ed abitudinaria da preoccupare genitori ed insegnanti.
Assistiamo anche a frequenti cali della vista. Gli occhi, sottoposti ad un superlavoro di adeguamento come sopra descritto, nonche al bombardamento di radiazioni ionizzanti, saranno soggetti ad abbassamento di acutezza visiva, cataratte, congiuntiviti e altro. Sembra si siano verificati anche casi crescenti di epilessia che i medici chiamano “epilessia televisiva”, perche queste persone, tra cui molti bambini, cadono in crisi guardando la tv. Vi e pure l’effetto ipnotico: non senza ragione molte persone sensibili si lamentano di sentirsi “ipnotizzate”, “ammaliate”, “mentalmente svuotate”, disfatte dal tubo catodico.
Movimento, sensi e sviluppo del pensiero
Un bambino che, per ore, sta fermo davanti al televisore si comporta in modo innaturale, sia per la posizione scorretta assunta dal proprio corpo sia per la sua esigenza di essere protagonista di cio a cui presenzia. Lo sviluppo psichico del bambino e legato principalmente al movimento. Per lo sviluppo della facolta di pensiero sono indispensabili l’attivita motoria e una percezione sensoriale di vasta portata.
Un fanciullo sano dimostra una attivita motoria per quasi tutto il giorno: corre, spinge, cade, si arrampica, salta, ma deve anche impiegare e sviluppare tutti i suoi sensi, poiche questi sono le porte attraverso le quali deve entrare l’esperienza su cui si basa il pensiero. Il bambino deve vedere un albero, sentire il vento, odorare un fiore, gustare una mela, carezzare e stringere il suo orsacchiotto di peluche. Cosa fa la televisione a questo riguardo? Essa impone al bambino un’immobilita forzata dell’insieme del corpo, compresi gli occhi, il che e nefasto; inoltre limita la vasta estensione degli stimoli sensoriali reali che agiscono sulle cellule cerebrali, riducendole ad un surrogato di sensazioni irreali, unilaterali e artificiali.
Occhi fermi, pensiero ridotto
Esiste un gran numero di studi scientifici che mostrano come il movimento oculare e il pensiero siano strettamente collegati. L’osservazione viva della realta tramite gli occhi fa si che la coscienza divenga sveglia e attiva nel suo funzionamento. Studi paralleli mostrano che, quando gli occhi non sono in movimento ma restano fissi, il pensiero e ridotto: lo sguardo fisso della persona che guarda la tv dimostra che il suo pensiero cosciente e il suo discernimento hanno fatto posto a una ricezione passiva del flusso di immagini televisive, in uno stato quasi di “trance”, come un sognare ad occhi aperti. Le ricerche segnalano che la fissazione continua della tv non e vera attenzione ma e una forma di “trance fuori dal tempo”: lo spettatore e costretto a inibire le vie nervose che collegano le percezioni visive al sistema nervoso autonomo, il quale invece lo stimolerebbe, e tanto piu il bambino, al movimento e all’interazione.
Qualunque sia il contenuto del programma, risulta da questi studi che la comunicazione tra i due emisferi del cervello e praticamente rotta. D’altra parte una giusta attivita mentale implicherebbe una lucida comprensione, il tempo di poter analizzare obiettivamente i dati in arrivo per valutarli con cognizione, cosa compromessa dal perdurare del “sognare da svegli”: l’informazione entra e affonda direttamente nella memoria senza essere filtrata e analizzata, e piu il bambino e piccolo, piu questo e pericoloso (Fred J. Meerelyn Emery, “Una scelta tra due futuri: illuminare o informare”, Canberra, Centro educazione permanente, Universita Australiana, 1975). Un bambino che sta fermo ed e passivo davanti alla TV avra difficolta ad esprimersi oralmente nell’esposizione sia dei fatti esterni sia dei suoi pensieri e di cio che si muove nella sua interiorita. Diventera introverso, oltre che infiacchire i muscoli e favorire posizioni viziate della struttura ossea in formazione. E ormai, purtroppo, una constatazione frequente che i ragazzi di oggi, pur godendo di uno sviluppo fisico piu appariscente rispetto al passato, sono pero sempre stanchi, psichicamente fragili, mentalmente confusi oltre che indolenti nello studio e nel lavoro: evidentemente, in estrema sintesi, poco motivati.
Esperienze immaginarie al posto di quelle reali
Tutte le immagini che sono passate davanti ai loro occhi infantili si sono sostituite a quelle che avrebbero dovuto derivare da esperienze realmente vissute: una storia, che in TV si compie in venti minuti o in un’ora, nella realta durerebbe da qualche giorno a qualche anno, dando a chi la vive il tempo di rifletterci sopra, operando scelte ponderate determinate solo dal completo vissuto emotivo ed interiore. Qualunque persona, in tali condizioni, non ha il tempo e quindi l’esperienza di analizzare e capire il significato di tutti gli avvenimenti che gli passano davanti agli occhi (spesso esulando da situazioni per lui abituali), e cio gli provoca un trauma psichico, uno shock emozionale che colpisce l’individuo, il quale, mancando della naturale esperienza, non riesce a capire, poiche non puo viverne completamente una reazione diretta e personale, un avvenimento al quale partecipa solo come spettatore: figuriamoci un bambino.
La conseguenza di queste esperienze immaginarie e l’insicurezza, la difficolta ad affrontare ed a vivere equilibratamente vere esperienze di vita. Le immagini e le situazioni che si fissano dentro di noi e che non sono pienamente capite perche non “patite” lavorano, per proprio conto, nell’interiorita, assorbendo energia vitale, deprimendo l’individuo e creandogli stati indefiniti di confusione e di angoscia. In pratica, e come se qualcuno immettesse in noi un carico di scelte ed “esperienze” non coscienti, in quanto non sono quelle che noi gradualmente avremmo elaborato percorrendole davvero razionalmente, emotivamente e, soprattutto, interiormente nel nostro cammino di vita. La natura del bambino richiede immagini reali e viventi con cui dialogare e scontrarsi, sentimenti veri suscitati dalla relazione con esseri viventi: ama ascoltare dalla voce di un adulto una bella favola, dipingere coi colori ed imbrattare fogli enormi con le mani, giocare, sperimentare la realta ambientale, muoversi, esprimersi, gridare.
La mancanza di condivisione produce incomunicabilita
In molte famiglie esiste una TV in ogni stanza, ognuno ha la sua e, quindi, ciascuno, per seguire i suoi programmi preferiti, si isola dagli altri, subendo esclusivamente il messaggio trasmessogli e senza il confronto con l’opinione degli altri; cio, per un bambino, e estremamente condizionante. In alcuni casi poi la tv e nella stanza da letto e viene vista fino a tardi o di notte. I piccoli, vivendo spesso a contatto con immagini che parlano, si muovono e con le quali essi non interagiscono mai, si abitueranno alla mancanza di dialogo pensando che sia normale, vivendo poi, da adolescenti, l’esperienza della solitudine per incapacita ed incomprensione verso gli altri esseri umani, che non hanno mai imparato a conoscere ed ascoltare con un quotidiano e continuo colloquio. Il bambino manchera anche dell’intuizione necessaria per discernere tra le persone gli amici dai nemici: o si fidera troppo o di nessuno.
I raggi televisivi hanno inoltre un effetto trascurabile solo ad una distanza di almeno tre metri dall’apparecchio; e pertanto senz’altro raccomandabile non fare avvicinare i bambini oltre questa distanza, facendo attenzione alla tendenza di tutti i piccoli a sedersi in terra molto vicino allo schermo. La sperimentazione ha rilevato che l’irradiazione massima avviene ad un metro dall’apparecchio: questa e senz’altro una distanza pericolosa e da evitare.
Le alternative
- stare di piu con i nostri bambini;
- imparare a giocare e comunicare con loro;
- esercitare un controllo sull’uso della TV, scegliendo le cose piu adatte per loro;
- vederle e commentarle insieme;
- creare e proporre attivita diverse ed alternative alla TV (come la musica, la pratica dello sport, ecc.) che possono portare i ragazzi anche ad una maggiore aggregazione tra di loro.
Il valore delle fiabe
Vorremmo dire qualcosa sulle fiabe che, ormai, non si leggono piu tanto ai bambini. Lo psichiatra Paolo Crepet sostiene che leggere ai bambini e importante, cosi comunichiamo loro il nostro affetto. Importante e poi comunicare e dialogare con le nuove generazioni in modo adeguato all’eta, con comprensione e rispetto, cose che oggi si trascurano; sarebbe utile in molti casi, con genitori indaffarati, recuperare il rapporto con i nonni, se dotati di saggezza e dolcezza, che spesso i genitori stressati non possono dare. Va evitato invece il ricorso ad eccessive fantasie, usate per non percepire e comprendere una realta vissuta dai familiari stessi come frustrante o temibile. L’educazione cosciente dovrebbe includere la percezione obiettiva del mondo esterno, senza troppe aggiunte condizionanti dell’adulto, come base per la creativita e la ricerca del nuovo.
L’allarme che arriva dagli psicologi non lascia piu spazio a dubbi: i bambini hanno bisogno della comunicazione affettiva, del dialogo, delle buone favole, come della pietanza o di una settimana al mare per rigenerare i polmoni dallo smog cittadino; ne hanno bisogno per rigenerare l’anima, acquisire sicurezza in se stessi, superare le paure, per crescere e diventare uomini coscienti. Raccontare e comunicare positivamente e importante dal punto di vista psicologico ed emotivo. La voce del papa o della mamma, se e serena, accarezza e conduce per mano. I bambini hanno bisogno anche di ascoltare le storie di famiglia dai nonni, per sentirsi parte di un “clan”, e anche le fiabe giuste sono le nostre radici. Ci sono favole celtiche, indiane, arabe, africane; le nostre, le piu antiche, arrivano dall’antica Grecia, da Esopo, il primo che le raccolse nel IV secolo a.C., poi Roma antica ci ha dato Fedro, la Danimarca Andersen, la Francia La Fontaine e Perrault, la Germania i fratelli Grimm, l’Italia Leonardo, Collodi, Calvino e Rodari.
Un buon racconto deve avere anche scene che suscitano emozioni intense; quando si legge una tale scena, istintivamente ci si stringe al bambino, lo si consola e lui sente maggiormente il nostro affetto. Le favole contengono le tappe simboliche della crescita, raccontano di prove che i protagonisti devono superare (Pollicino, per esempio, affronta la paura inconscia di essere abbandonato dai genitori) esattamente come i bambini, per crescere, devono affrontare talune prove di distacco inevitabili (ad esempio la scuola). Le fiabe toccano molti aspetti importanti della vita; capire questo vuol dire dare al bambino gli strumenti per affrontare gli eventi inaspettati dell’esistenza ed evitare che, da solo, soffra per la paura di non farcela. Poiche le fiabe sono quasi sempre a lieto fine, il bimbo impara che esistono delle soluzioni anche alle situazioni piu estreme, e che anche lui stesso ha delle potenzialita inaspettate, rafforzando cosi la fiducia in se stesso e nelle proprie possibilita. Il cervello ha la facolta di discernere un messaggio armonico o disarmonico, ancor meglio se riceve poi le giuste spiegazioni; ma un uso fuorviato della fantasia potrebbe sviluppare invece paure e problemi, come nel classico esempio dell'”uomo nero”, dell’orco e simili, usato per farlo tacere, invece che sviluppare coscienza, chiedendo al bambino se e giusto in quel momento continuare cosi e riflettendo sul nostro stesso comportamento.
Domande frequenti
Quante ore di TV guardano in media i bambini?
Secondo le statistiche citate, i bambini cominciano a vedere la TV tra il primo e il terzo anno di vita, per una media di circa tre ore al giorno. Spesso restano soli davanti allo schermo per molte ore, senza il controllo e la vicinanza dei genitori. Per i bimbi sotto i 10 anni gli psicologi raccomandano periodi di visione brevissimi.
Perche guardare la TV affatica cosi tanto cervello e occhi?
Perche l’immagine televisiva non e intera ma formata da innumerevoli puntini luminosi che il cervello deve continuamente distinguere, con uno sforzo visivo e nervoso notevole. A questo si aggiunge il bombardamento di radiazioni: ne derivano stanchezza, nervosismo, bruciore agli occhi e cali dell’acutezza visiva.
Che relazione c’e tra movimento oculare e pensiero?
Numerosi studi mostrano che movimento oculare e pensiero sono strettamente collegati: quando gli occhi restano fissi, il pensiero si riduce e lo spettatore entra in una sorta di “trance” passiva. In questo stato la comunicazione tra i due emisferi del cervello e praticamente rotta e l’informazione si fissa nella memoria senza essere filtrata e analizzata.
Quali alternative propone l’articolo alla televisione?
Stare di piu con i bambini, imparare a giocare e comunicare con loro, controllare l’uso della TV scegliendo i contenuti adatti, guardarli e commentarli insieme e, soprattutto, proporre attivita diverse come la musica e lo sport. Centrale e anche il valore delle fiabe lette e raccontate dagli adulti.
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