Che cos’è l’alleanza terapeutica
Il concetto nasce in ambito psicoanalitico, ma la formulazione oggi usata è trasversale agli approcci e si articola in tre componenti.
L’accordo sugli obiettivi: cosa si sta cercando di ottenere.
L’accordo sui compiti: cosa ciascuno dei due farà per arrivarci.
Il legame: la qualità affettiva dello scambio, fiducia e rispetto reciproci.
Va sottolineato che le prime due componenti sono negoziabili e verificabili: non sono un’atmosfera, ma un contenuto esplicitabile. È la parte che chi cerca aiuto può legittimamente chiedere di rendere chiara.
Cosa dicono i dati
L’alleanza è fra i predittori più studiati dell’esito in psicoterapia, e l’associazione è consistente attraverso approcci, disturbi e formati.
Va però riportata la sua entità con onestà: si tratta di un’associazione di grandezza moderata, non del fattore che spiega tutto.
Il problema metodologico è noto e vale la pena esplicitarlo: un’alleanza migliore potrebbe essere conseguenza di un miglioramento precoce anziché causa. Gli studi che separano le due cose all’interno degli stessi pazienti indicano un contributo causale reale, ma più contenuto di quanto la correlazione grezza suggerisca.
Va aggiunto un elemento decisivo: la parte di variabilità dell’alleanza attribuibile al terapeuta predice l’esito più di quella attribuibile al paziente. Alcuni terapeuti costruiscono alleanze migliori con l’insieme dei loro pazienti, e i loro esiti sono migliori.
Le rotture, e perché contano
Questo è il punto più utile e il meno noto fuori dall’ambito clinico.
Le rotture dell’alleanza (momenti di tensione, disaccordo, distacco) sono frequenti e non sono un segnale di fallimento.
Ciò che è associato a esiti migliori è la loro riparazione: affrontarle esplicitamente anziché aggirarle. E la formazione specifica dei terapeuti su questo produce miglioramenti misurabili.
Ne segue una conseguenza pratica per chi è in terapia: dire che qualcosa non funziona non è un’interferenza con il percorso. È materiale del percorso, e il modo in cui viene accolto è un’informazione sulla qualità di ciò che si sta facendo.
Va segnalato anche il valore del monitoraggio: la restituzione sistematica al terapeuta di dati sull’andamento migliora gli esiti, in particolare per i casi che stanno peggiorando e che altrimenti passerebbero inosservati.
Cosa non significa
Alcune conclusioni affrettate vanno escluse.
Che l’alleanza pesi non rende equivalenti le tecniche: per alcuni disturbi esistono trattamenti specifici con evidenze superiori, e la relazione non li sostituisce. La formulazione corretta è che la relazione è la condizione entro cui la tecnica funziona, non un’alternativa a essa.
E non significa che una terapia debba essere sempre confortevole: percorsi efficaci comportano momenti difficili, e confondere il legame con l’assenza di attrito è un errore.
Il criterio pratico, per chi valuta il proprio percorso: obiettivi condivisi e verificabili, la possibilità di sollevare un disaccordo senza timore, e qualche segnale di movimento entro un tempo concordato. Se dopo diverse sedute nessuno dei tre è presente, parlarne (e in mancanza di risposta, cambiare) è ragionevole.
Domande frequenti
Cos’e l’alleanza terapeutica?
L’accordo su obiettivi e compiti della terapia piu il legame affettivo fra paziente e terapeuta. Le prime due componenti sono esplicitabili e negoziabili.
Conta piu la relazione o la tecnica?
L’alleanza e un predittore consistente ma di entita moderata. Non rende equivalenti le tecniche: e la condizione entro cui la tecnica funziona.
Una tensione con il terapeuta e un brutto segno?
No. Le rotture sono frequenti, e cio che si associa a esiti migliori e affrontarle esplicitamente anziche aggirarle.
Quando ha senso cambiare terapeuta?
Se dopo diverse sedute mancano obiettivi condivisi, la possibilita di esprimere disaccordo e qualche segnale di movimento, e si e gia provato a parlarne.
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