Psicologia Clinica e Psicopatologia

L'integrazione tra gli Opposti e la Neurofisiologia del Benessere II

L’idea che il benessere nasca dall’equilibrio fra opposti (attivazione e riposo, tensione e rilascio) è antica e intuitiva. Ha anche una base fisiologica reale, che vale la pena separare dalle versioni che ne circolano. Articolo divulgativo, non sostituisce un trattamento. In presenza di sofferenza persistente e utile rivolgersi a un professionista. Emergenze: 112. Telefono Amico: […]

Psicolab — L'integrazione tra gli Opposti e la Neurofisiologia del Benessere II
L’idea che il benessere nasca dall’equilibrio fra opposti (attivazione e riposo, tensione e rilascio) è antica e intuitiva. Ha anche una base fisiologica reale, che vale la pena separare dalle versioni che ne circolano.
Articolo divulgativo, non sostituisce un trattamento. In presenza di sofferenza persistente e utile rivolgersi a un professionista. Emergenze: 112. Telefono Amico: 02 2327 2327.

La base fisiologica

Il sistema nervoso autonomo comprende una componente che prepara all’azione e una che favorisce recupero e digestione. È l’origine dell’immagine dei due poli.

Va corretta subito la versione semplificata: non funzionano come un interruttore né come una bilancia a somma zero. Possono essere attivi insieme, e la loro azione varia per organo e per situazione.

La misura più usata per stimare questo equilibrio è la variabilità della frequenza cardiaca: valori più elevati si associano in generale a migliore regolazione e a migliore salute. Va però detto che è un indicatore aspecifico, influenzato da età, condizione fisica, respirazione, farmaci e ora del giorno.

Va segnalato inoltre che la cosiddetta teoria polivagale, molto citata in ambito divulgativo e in alcuni contesti clinici, è oggetto di critiche sostanziali sul piano anatomico ed evolutivo. Alcuni fenomeni che descrive (come l’immobilità difensiva) sono reali; la cornice teorica che li unifica non è accettata.

Cosa incide davvero sul recupero

Gli elementi con supporto empirico sono meno esotici di quanto il tema suggerisca.

Il sonno, che è il processo di recupero principale e la variabile singola con più effetto su umore e prestazione.

L’attività fisica regolare, con effetti documentati su ansia, umore e regolazione autonomica.

Il distacco psicologico dal lavoro nelle ore libere, che è fra i predittori più solidi del benessere e non coincide con il non lavorare: si può essere fuori orario e mentalmente ancora dentro.

E le relazioni, la cui qualità è associata alla salute con effetti paragonabili a fattori di rischio riconosciuti.

Va aggiunto ciò che riguarda la respirazione: le tecniche di respirazione lenta hanno effetti misurabili su alcuni indicatori fisiologici e sull’ansia riferita, di entità contenuta. Sono utili e non miracolose.

Cosa va ridimensionato

In quest’area circolano molte affermazioni forti.

L’idea che si possa riequilibrare il sistema nervoso con tecniche specifiche in tempi brevi, quando ciò che i dati mostrano sono effetti modesti e temporanei.

L’uso della variabilità cardiaca come indicatore del proprio stato psicologico giornaliero, che porta a interpretare rumore fisiologico come informazione: con il paradosso che monitorarla può aumentare l’ansia.

Il ricorso a un lessico neurofisiologico per dare autorevolezza a pratiche che potrebbero essere descritte senza: menzionare il nervo vago non aggiunge evidenze a un esercizio di respirazione.

E l’idea che lo squilibrio spieghi condizioni cliniche complesse: ansia e depressione hanno determinanti multipli, e ricondurle a un solo asse fisiologico è una semplificazione che ostacola i trattamenti efficaci.

Cosa se ne ricava

  • Concentrarsi sui fondamentali: sonno, movimento, distacco, relazioni. Sono meno interessanti da raccontare e hanno le evidenze migliori.
  • Usare le tecniche di respirazione e rilassamento come strumenti, con attese proporzionate.
  • Diffidare del lessico neurofisiologico usato come garanzia: la domanda utile resta quali evidenze esistono per quella pratica su quel problema.
  • Non trasformare il monitoraggio in un’altra fonte di preoccupazione.
  • E ricordare che alternare attivazione e recupero non è una tecnica: è una condizione che dipende anche da vincoli esterni (orari, carichi, responsabilità) che nessuna pratica individuale modifica.

Domande frequenti

I due rami del sistema nervoso autonomo funzionano come un interruttore?

No: possono essere attivi insieme e la loro azione varia per organo e situazione. Non e una bilancia a somma zero.

La variabilita cardiaca misura il benessere?

E un indicatore aspecifico, influenzato da eta, condizione fisica, respirazione, farmaci e ora del giorno. Monitorarla puo perfino aumentare l’ansia.

La teoria polivagale e accettata?

E oggetto di critiche sostanziali sul piano anatomico ed evolutivo. Alcuni fenomeni che descrive sono reali, la cornice teorica non e accettata.

Cosa incide davvero sul recupero?

Sonno, attivita fisica, distacco psicologico dal lavoro nelle ore libere e qualita delle relazioni.

L’equilibrio fra attivazione e recupero ha una base fisiologica reale, ma non funziona come un interruttore e la variabilita cardiaca e un indicatore aspecifico. La teoria polivagale, molto citata, e contestata nella sua cornice. Cio che incide davvero sono sonno, movimento, distacco e relazioni. E il lessico neurofisiologico non aggiunge evidenze a una pratica: la domanda resta quali evidenze ha.
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