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Successi e funzionamento della Terapia Psicologica Breve Strategica

Breve Estratto

La terapia breve strategica è orientata al futuro, agli obiettivi e focalizzata sulle soluzioni, piuttosto che sui problemi che hanno portato i pazienti a cercare un supporto psicologico. Tecniche e Materiale Didattico.


Il modello di terapia breve strategica sviluppato da Fisch, Weakland, Watzlawick ed altri loro colleghi di Palo Alto negli anni 70, in California, si basa sull’identificazione e l’interruzione di processi ironici che si verificano quando ripetuti tentativi di risolvere un problema lo mantengono invece in vita e lo peggiorano.

Le formulazioni di cicli ironici di soluzione dei problemi forniscono un modello per la valutazione e l’intervento strategico, indicando dove cercare di capire cosa fa andare avanti un problema e cosa deve accadere per risolverlo. Per dare soluzione al problema presentato dal paziente nell’ approccio strategico il terapeuta si concentra nel “comprendere” come funziona il problema, non si va a scavare nella causa, andando a scandagliare il vissuto della persona, partendo dall’ infanzia.

Indipendentemente dalle loro origini ed eziologia i problemi che le persone portano agli psicoterapeuti persistono solo se sono mantenuti dal suo comportamento attuale e dalle persone o ambiente con cui interagisce. Di conseguenza, se tale comportamento di mantenimento dei problemi viene opportunamente modificato o eliminato, il problema verrà risolto o svanirà, indipendentemente dalla sua natura, origine o durata .

“Mediamente in 7-10 sedute il terapeuta riesce a risolvere una situazione”, sottolinea Claudia De Masi psicologa a Roma che ha studiato alla Scuola di Specializzazione di Psicoterapia Breve Strategica di Arezzo del prof Giorgio Nardone.

Una chiara implicazione nella citazione precedente è che il modo in cui un problema persiste è molto più rilevante per l’intervento di come è nato. L’osservazione centrale del gruppo di Palo Alto, infatti, è che la manutenzione dei problemi ruota esattamente attorno a ciò che le persone attualmente e persistentemente fanno (o non fanno) al fine di controllare, prevenire o eliminare lo stesso.

Un “problema”, quindi, consiste in un circolo vizioso o in un circuito di feedback positivo che collega un comportamento che qualcuno considera indesiderabile ad altri comportamenti intesi a modificarlo o eliminarlo (la soluzione tentata) .

Le ipotesi sopra citate hanno altre due implicazioni: una è che la persistenza di problematiche psicologiche, ad esempio ansia e depressione, hanno molto a che fare con l’interazione sociale, in cui il comportamento di una persona prende forma ed è modellato dalla risposta di altri – eppure, come vedremo, anche le formulazioni dei circuiti di soluzione dei problemi possono essere autoreferenziali ed individuali.

L’ultima e più pratica implicazione è che, per risolvere un problema, non dovrebbe essere necessario comprendere o cambiare la sua “causa” antecedente, ma semplicemente rompere il modello della manutenzione del problema promuovendo una soluzione pratica. Se ciò può essere fatto, anche in piccolo, possono svilupparsi cicli virtuosi che portano a ulteriori cambiamenti positivi.

Certo, questa visione dei problemi e cambiamento potrebbe apparire come troppo semplicistica o fuorviante, soprattutto se porta i terapeuti a ignorare altre importanti caratteristiche della situazione clinica. Qualunque sia il merito di questa critica, il modello di Palo Alto assume, esplicitamente, che un intervento parsimonioso, pratico e diretto può essere sufficiente per risolvere molti, se non la maggior parte, dei problemi che le persone portano ai terapeuti.

Dal punto di vista del gruppo Palo Alto, i processi ironici sono onnipresenti: accadono, ad esempio, quando ad esempio una persona cerca con forza di addormentarsi ed invece rimane sveglia; in questo caso provare a sopprimere un pensiero indesiderato aumenta l’intrusione del pensiero stesso.

Questi processi persistono perché il problema e la soluzione tentata si intrecciano in un circolo vizioso o in un circuito di feedback positivo, in cui una parte maggiore della soluzione porta a una maggiore parte del problema, portando a più della stessa soluzione.

Le formulazioni di cicli ironici di soluzione dei problemi forniscono un modello per la valutazione e l’intervento strategico: ci dicono dove cercare per capire cosa fa andare avanti un problema (cercare la soluzione “più della stessa”) e suggerire cosa deve accadere per il problema da risolvere .

Per interrompere un processo ironico, è necessario innanzitutto identificare gli sforzi specifici della soluzione che lo mantengono o lo aggravano . L’intervento di successo si trasforma quindi nel persuadere almeno una delle persone coinvolte a fare di meno – o meglio a fare il contrario – di ciò che ha fatto fino ad ora per risolvere il problema.

Pertanto, se la spinta dello sforzo di soluzione di un cliente è di spingere qualcun altro, direttamente o indirettamente, a cambiare (e questo ha l’effetto ironico di rendere il cambiamento meno probabile), il terapeuta si concentrerà su come il cliente potrebbe fare “di meno” per esempio dichiarando l’impotenza, dimostrando accettazione o semplicemente osservando. Qualsiasi di queste azioni sarebbe incompatibile con la spinta al cambiamento e potrebbe bastare a rompere il modello ironico.

Il modello di terapia breve strategica di Palo Alto è basato sulle specifiche problematiche portate dai pazienti: non fa ipotesi sul funzionamento normale o anormale di una persona; infatti, se nessuno registra una problematica per un comportamento, non vi è alcun problema. 

Il terapeuta, dunque, mira semplicemente a risolvere il problema presentato nel modo più rapido ed efficiente possibile in modo che i pazienti possano andare avanti con la propria vita . Anche in contrasto con la maggior parte delle altre terapie, l’intervento strategico è volutamente minimo. 

Si presume che l’interruzione degli attuali schemi di manutenzione dei problemi, anche se in piccola parte, può portare a ulteriori sviluppi positivi. Una terapia prolungata (anche dello stesso tipo) non conferisce alcun vantaggio aggiuntivo una volta risolto il problema e può inavvertitamente contribuire alla continuazione del problema stesso.

Convegno: Le competenze genitoriali, dalla psicologia clinica alla psicologia giuridica

Si intitola “Le competenze genitoriali, dalla psicologia clinica alla psicologia giuridica” il convegno, che sarà ospitato a Roma presso la Scuola Don Bosco in via Bobbio 1, venerdì 31 maggio (h 9/18) e sabato 01 giugno (h 9/13,30) 2013 organizzato dall’ARPCI, Associazione per la Ricerca in Psicoterapia Cognitivo – Interpersonale (scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia cognitivo interpersonale).

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