Psicodiagnostica e Test

Studio delle Capacità Mnesiche

Un uomo di 77 anni ottiene alla WAIS un punteggio totale di 103, che lo colloca nella media, e alla parte di performance arriva addirittura al livello medio-superiore. Alla Scala Wechsler per la memoria, però, il suo Quoziente di Memoria è 74, al limite della deficitarietà. È esattamente questo scarto tra due punteggi comparabili a […]

Psicolab — Studio delle Capacità Mnesiche
Un uomo di 77 anni ottiene alla WAIS un punteggio totale di 103, che lo colloca nella media, e alla parte di performance arriva addirittura al livello medio-superiore. Alla Scala Wechsler per la memoria, però, il suo Quoziente di Memoria è 74, al limite della deficitarietà. È esattamente questo scarto tra due punteggi comparabili a rendere leggibile il quadro: non un’intelligenza compromessa, ma una memoria che cede mentre le capacità generali reggono. Questa relazione mostra come si arriva a quella lettura, e perché la diagnosi si chiude con la richiesta di un approfondimento invece che con una certezza.

Al paziente in questione, la cui anamnesi troverete nella Relazione, ho somministrato la Scala WAIS e la Scala Wechsler per la memoria, ottenendo risultati utili per il suo inquadramento, benché necessitasse anche di un ulteriore approfondimento, come da me segnalato nella diagnosi finale.

Relazione sullo studio delle capacità mnesiche del signor G. P., di anni 77

In data odierna ho sottoposto a colloquio e ad indagine testistica il signor G. P., al fine di valutarne le capacità mnesiche e cognitive in generale. Il soggetto si presenta all’esame accompagnato dal figlio, il quale produce una dettagliata anamnesi delle condizioni del padre, anamnesi che in questa sede non riferirò, essendo conosciuta la problematica del paziente.

Passiamo all’analisi dei risultati ottenuti, dopo una breve descrizione dei reattivi psicologici impiegati nella prova.

Gli strumenti impiegati

Wechsler Adult Intelligence Scale, WAIS

Si tratta del test d’intelligenza tra i più conosciuti ed utilizzati, qui nella versione dai 17 anni in su. La prova è composta da una sottoscala verbale e da una di performance. Il punteggio viene fornito separato per le due sottoscale che concorrono, poi, a determinare il livello cognitivo dell’esaminato. In questa sede il test viene presentato al soggetto secondo le più recenti norme della Scala Italiana Rivisitata (1997). Il test fornisce il quadro cognitivo del soggetto al livello nel quale questo si trova al momento della prova, consentendo la diagnosi delle sue capacità intellettive generali.

Wechsler Memory Scale, forma I e II

Si tratta della Scala Wechsler per lo studio delle capacità mnesiche e dei loro eventuali deficit. L’enorme vantaggio di questa Scala è la sua diretta comparabilità con il Q.I. (livello intellettivo) ottenuto secondo la WAIS. Esistono due versioni parallele, utili per il test-retest sul medesimo soggetto in tempi differenti. La Scala è composta da una serie di prove verbali e grafiche di facile accettazione da parte dell’esaminato. La prova è di fondamentale utilità nella determinazione dei deficit eventuali conseguenti a traumi di natura psicologica e fisica.

Vale la pena soffermarsi sulla comparabilità diretta tra le due scale, perché è la ragione per cui questa coppia di strumenti viene scelta e non un’altra. Un punteggio di memoria, da solo, dice poco: una prestazione mnesica modesta in una persona con capacità generali modeste è un dato coerente, non un segnale. Diventa significativa solo se confrontata con il livello cognitivo complessivo dello stesso soggetto. Avere due scale costruite per essere lette sulla stessa metrica permette esattamente questo confronto, e cioè di stabilire se la memoria sia in linea con il resto del funzionamento o se ne stia staccando.

Analisi dei risultati ottenuti

Analisi della WAIS

Il paziente mostra un comportamento collaborativo ed interessato all’esecuzione della prova, dopo che gli ho spiegato le finalità. Tuttavia, di fronte agli items in cui si trova in maggior difficoltà, egli propone un atteggiamento critico, manifestando malumore anche nei confronti del figlio che lo ha condotto da me. Complessivamente, tuttavia, il test è stato compiuto adeguatamente in quanto ad impegno.

Alla parte verbale, il soggetto raggiunge un punteggio di 94, collocandosi nella media statistica della popolazione della sua età. Vi sono differenze all’interno della sua prestazione: osserviamo un maggior decadimento negli items dove è necessario un ragionamento che tenga conto di abilità logiche verbali (Analogie), che appaiono offuscate nell’esaminato. Per il resto, il paziente ha dimostrato di possedere consone capacità elaborative.

Nella parte di performance, il signor P. ha compiuto una prestazione ancora migliore, ottenendo un punteggio totale di 113, che lo colloca addirittura nella classe medio-superiore. L’esecuzione di questi items è stata sostanzialmente omogenea in ogni subtest.

Il punteggio totale al test è stato di 103, che colloca il paziente nella classe normativa Media.

Analisi della Scala Wechsler per la memoria

A differenza della prova precedente, a questo test il soggetto evidenzia cadute in vari subtest, manifestando una deficitarietà mnesica significativa, non grave, ma ben al di sotto della norma.

In particolare, egli manifesta marcate difficoltà nella ritenzione di materiale logico-verbale, coerentemente con quanto osservato alla WAIS. Viceversa, quando si tratta di riprodurre materiale relativo a stimoli più semplici, ripetitivi, il soggetto mostra migliori possibilità, entro la norma.

Si osservano problemi alla concentrazione e nel richiamo di semplici fatti di uso comune, altalenando un comportamento discontinuo che non appare essere solo in relazione alla difficoltà della prova, ma collegato a sbalzi umorali, anche lievi, impercettibili. In altre parole, l’esaminato si deprime quando non riesce al primo tentativo e non appare in grado di affrontare la seppur leggera frustrazione che deriva dall’insuccesso.

Il punteggio totale realizzato al test, il Quoziente di Memoria, è di 74, che pone il signor P. entro l’intervallo normativo classificato come al limite della deficitarietà, che giunge, partendo dalla norma, dopo medio e medio-inferiore. Dunque un livello patologico, anche se non conclamato.

Il valore del comportamento durante la prova

Un aspetto che questa relazione mette bene in evidenza è che il punteggio non esaurisce l’esame. L’osservazione dell’atteggiamento durante la somministrazione, e cioè l’attitudine critica davanti agli item difficili, il malumore rivolto al figlio, la discontinuità legata a sbalzi umorali e la scarsa tolleranza all’insuccesso, non è un contorno narrativo: è un dato che entra nella lettura. Serve a distinguere una caduta dovuta a un deficit da una caduta dovuta al fatto che il soggetto, dopo il primo errore, smette di provarci davvero. Ed è proprio da qui che nasce l’ipotesi di una componente ansiosa concomitante.

Conclusioni

L’analisi delle prove e l’osservazione clinica ci spingono in direzione di un quadro di deterioramento mnesico di media entità, al quale contribuisce una contemporanea condizione larvata di tipo ansioso.

Come abbiamo visto, le capacità complessive del soggetto sono adeguate, ma difettano quando si tratta di applicarsi e risolvere problemi di tipo logico-deduttivo. Altrettanto accade in campo mnesico, come il test somministrato ha evidenziato.

Secondo la mia esperienza, possiamo dirigerci verso una diagnosi di deficit della memoria iniziale, prematuro se consideriamo l’età e la provenienza socio-culturale del paziente, da seguire per verificare se non si tratti di un ingresso entro un quadro di deterioramento progressivo.

Durante l’incontro con il signor P. ho somministrato solo le prove specifiche, ma consiglierei di effettuare anche uno studio sulla stima delle capacità cognitive generali, per verificare se queste non fossero di livello più elevato rispetto a quanto oggi osservato, nel qual caso la diagnosi potrebbe spingerci già verso un quadro di deterioramento maggiore.

È una chiusura che merita di essere letta con attenzione, perché il ragionamento non è ovvio. Il livello attuale, da solo, non dice quanta strada sia già stata percorsa: per saperlo occorre una stima del punto di partenza. Se le capacità originarie del soggetto fossero state più elevate di quanto oggi si osserva, allora un punteggio nella media non sarebbe affatto rassicurante, perché rappresenterebbe una perdita già avvenuta e mascherata dalla normalità statistica.

Domande frequenti

Perché somministrare insieme WAIS e Scala Wechsler per la memoria?

Per il vantaggio esplicitamente indicato nella relazione, cioè la diretta comparabilità della Scala per la memoria con il Q.I. ottenuto secondo la WAIS. Un punteggio di memoria isolato è poco informativo, perché una prestazione modesta può semplicemente rispecchiare un livello cognitivo modesto. Letto accanto al livello intellettivo generale dello stesso soggetto, invece, permette di capire se la memoria stia divergendo dal resto del funzionamento. Nel caso del signor P. è proprio questo scarto a orientare la lettura.

Cosa dicono i punteggi ottenuti?

Alla WAIS il soggetto ottiene 94 nella parte verbale, in media per la popolazione della sua età, e 113 nella parte di performance, che lo colloca nella classe medio-superiore, con un totale di 103, quindi nella classe normativa Media. Alla Scala Wechsler per la memoria il Quoziente di Memoria è invece 74, che ricade nell’intervallo al limite della deficitarietà, raggiunto scendendo dalla norma attraverso le classi medio e medio-inferiore. Un livello definito patologico, anche se non conclamato.

Che ruolo ha l’ansia in questo quadro?

Contribuisce al quadro come condizione larvata concomitante. L’indizio emerge dall’osservazione clinica più che dai punteggi: il comportamento discontinuo del paziente non appare legato solo alla difficoltà della prova ma a sbalzi umorali anche lievi e impercettibili. In altre parole, l’esaminato si deprime quando non riesce al primo tentativo e non sembra in grado di affrontare la pur leggera frustrazione derivante dall’insuccesso.

Perché la relazione chiede un ulteriore approfondimento?

Perché sono state somministrate solo le prove specifiche, e la valutazione richiede anche uno studio sulla stima delle capacità cognitive generali. Serve a verificare se queste non fossero originariamente di livello più elevato rispetto a quanto osservato: in quel caso la diagnosi si sposterebbe già verso un quadro di deterioramento maggiore. L’ipotesi attuale resta quella di un deficit della memoria iniziale, prematuro rispetto all’età e alla provenienza socio-culturale del paziente, da seguire nel tempo per capire se sia l’ingresso in un deterioramento progressivo.

Questa relazione insegna più sul metodo che sul singolo caso. La diagnosi non nasce da un punteggio ma da una distanza: capacità generali nella media, con una punta medio-superiore nella performance, contro un Quoziente di Memoria al limite della deficitarietà. È lo scarto tra due misure costruite per essere confrontate a rendere il dato leggibile, e senza quel confronto un 74 direbbe molto meno. Il secondo insegnamento è che l’osservazione clinica pesa quanto i numeri: la scarsa tolleranza all’insuccesso e gli sbalzi umorali sono ciò che fa emergere la componente ansiosa concomitante. Il terzo è la prudenza della chiusura, che invece di concludere chiede altro: senza una stima del livello di partenza, un punteggio nella media può nascondere una perdita già avvenuta.
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