“Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che e’ normale per altre persone non e’ normale per me e quello che ritengo normale non lo e’ per gli altri. In un certo senso sono mal ‘equipaggiato’ per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalita’ e’ rimasta intatta. La mia individualita’ non e’ danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non ho desiderio di essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignita’ di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non e’ soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi.” (Jim Sinclair, 1998)
Che cos’e’ l’autismo
Autismo significa letteralmente “vivere nei termini del se'”. Ad un osservatore, un bambino in stato di autismo appare centrato su di se’, in quanto dimostra scarsa reazione al mondo esterno. Tuttavia, paradossalmente, il bambino autistico ha poca consapevolezza di essere un “se'”.
Il bambino appare progressivamente apatico e disinteressato verso gli altri. Costruisce con gli oggetti sequenze motorie in modo stereotipato, quasi a formare un “gioco” ritualistico sempre uguale, senza che abbia valore sociale o comunicativo. Le abilita’, il coordinamento e le attitudini motorie sono buone, anche se il bambino puo’ essere ipo o ipercinetico, o a tratti uno e a tratti l’altro. Malgrado la dolcezza di fondo del carattere, puo’ presentare crisi di impulsivita’ a volte incontrollata in cui rompe, distrugge, fino ad arrivare all’autoaggressione; in altri momenti queste crisi assumono il significato di una profonda angoscia intollerabile. Il bambino non ha attivita’ esplorative ne’ verso il mondo circostante, a cui sembra rivolgersi solo per raggiungere oggetti per lui privilegiati, ne’ verso il proprio corpo. Spesso rimane indifferente a qualsiasi stimolo o sensazione (ad esempio sembra non percepire il dolore fisico). Oppone molta resistenza ai cambiamenti e spesso mette in atto meccanismi ossessivi di controllo, affinche’ cio’ che lo circonda rimanga immutato e costante.
Il bambino autistico presenta disordini del linguaggio che vanno dal mutacismo alle stereotipie, fino all’ecolalia; la parola viene comunque usata senza alcun valore di comunicazione. I pronomi vengono usati in modo confuso e invertito, come se il bambino ripetesse cio’ che si dice a lui o di lui. Le capacita’ intellettuali, comunque, risultano generalmente buone: a tratti compaiono sequenze o atti isolati che danno conferma concreta dell’efficienza intrinseca delle facolta’ intellettive.
Ipotesi sull’origine
La prima identificazione nosografica di Kanner, negli anni ’40, aveva individuato alla base del disturbo autistico “l’isolamento” e “l’insistenza ossessiva per la ripetitivita’”. Questa identificazione si e’ rivelata assai utile per la diagnosi di autismo e, attraverso successive rielaborazioni, ha portato ad individuare gli attuali criteri diagnostici, che caratterizzano l’autismo come un disturbo qualitativo nelle seguenti aree: interazione sociale reciproca, comunicazione verbale e non-verbale e attivita’ immaginativa, ristretto repertorio di attivita’ e interessi.
Gli studi e le ricerche sull’autismo hanno ben presto evidenziato una netta separazione tra interpretazioni psicogeniche, che considerano l’autismo una malattia puramente psicologica senza base organica, e interpretazioni organicistiche che, al contrario, attribuiscono la sintomatologia autistica a cause prettamente biologiche. Nell’ambito delle varie interpretazioni psicogeniche, una delle piu’ significative e’ quella di Bruno Bettelheim, per il quale l’autismo e’ una condizione mentale che si forma nel bambino come forte risposta alla sensazione di vivere una “situazione estrema”; tanto piu’ precocemente si instaura questa sensazione, tanto piu’ gravemente si struttura la sintomatologia.
La ricerca sull’autismo ha avuto, negli ultimi anni, un’accelerazione straordinaria, imponendo radicali revisioni. Alcuni studi condotti sulle famiglie e, in particolare, su fratelli gemelli hanno dimostrato che questa malattia ha una forte impronta genetica, anche se la genetica non e’ l’unico fattore causale. Sono state anche messe in luce, in un caso su tre, epilessia conclamata e, in oltre un caso su due, anomalie elettroencefalografiche. Da tempo le ipotesi che chiamavano in causa motivazioni psicologiche non sono piu’ prese in considerazione, almeno dalla comunita’ scientifica: l’autismo non e’ una “chiusura” dovuta ad ambienti affettivi inadeguati, ma e’ un problema di neurosviluppo che, alterando nei primi anni di vita la capacita’ di mettersi in relazione con gli altri, provoca una drammatica cascata di effetti cognitivi, affettivi, comportamentali. Le tecniche di neuroimaging come la risonanza magnetica nucleare (MRI) e la tomografia ad emissione di positroni (PET) hanno cominciato a mappare i sistemi neurali implicati nell’autismo. Tali indagini hanno messo in evidenza nel disturbo autistico una maturazione difettosa dal punto di vista funzionale dei lobi frontali, un quadro che suggerisce una disorganizzazione del sistema corteccia-strutture limbiche-cervelletto. (Barale F. et al. 2003)
Studi neuropsicofisiologici
Gli studi neuropsicofisiologici integrati sulla lateralizzazione e codificazione degli emisferi cerebrali integrano le diverse linee di ricerca, muovendo dall’assunto che ogni stato psicopatologico nasce sempre da un feedback tra individuo e ambiente e che, per poterne comprendere l’etiopatogenesi, occorre partire da una conoscenza scientifica delle funzioni superiori dell’encefalo, di come questo costruisce il mondo neuropsicologicamente dentro di se’ e di come risponde all’ambiente circostante. Cio’ permette di evitare tutte quelle stimolazioni psichiche che mettono in squilibrio il futuro dell’uomo. (M. Trimarchi, 1983)
Nella sindrome autistica tali studi mettono in evidenza una disfunzione sia dell’emisfero destro sia di quello sinistro, con maggiore partecipazione dell’uno rispetto all’altro a seconda dei casi, oltre ad alterazioni neuropatologiche che interessano il lobo limbico (ippocampo), il cervelletto e la corteccia cerebrale, anche se non e’ stato ancora accertato se queste alterazioni siano primitive o secondarie.
L’emisfero destro
Per quanto riguarda l’emisfero destro, le alterazioni del linguaggio tipiche nella sindrome autistica sono l’ecolalia (ripetizione di frasi o della parte finale subito dopo averle udite), le anomalie della prosodia con monotonia ed inespressione, e l’inversione pronominale (il bambino non usa l’io, ma il tu o la terza persona singolare). Le suddette anomalie sono dovute ad un deficit dell’emisfero destro, probabilmente a livello del lobo limbico, dove sono state messe in evidenza alterazioni morfologiche dei neuroni ippocampali nei soggetti autistici (Raymond G.V. et al., 1996). A cio’ si associa, a livello sintomatologico, l'”aloneness” che descrisse Kanner, cioe’ l’assenza di contatto con gli altri e l’impossibilita’ di riconoscere le caratteristiche emozionali, ad esempio delle fotografie. (Borman Kinschkel C. et al., 1995)
L’emisfero sinistro
La disfunzione dell’emisfero sinistro si manifesta con i rituali sensomotori (la manipolazione di oggetti ripetitiva ed ossessiva fino ad azioni routinarie) e l’avversione al cambiamento. Anche i movimenti ripetitivi, afinalistici, stereotipati e autolesionistici (dondolamento, darsi i pugni, mordersi le mani, eccetera), associati all’impossibilita’ di comprendere gli altri in ogni loro espressione, sono chiari sintomi di un serrato meccanismo di difesa che protegge ad oltranza lo status quo, evitando interferenze esterne.
L’eta’ precoce di insorgenza della malattia e quindi le fasi maturative e di sviluppo del sistema nervoso centrale sono la causa del deficit di apprendimento del bambino autistico. Nonostante la notevole intelligenza inespressa, il bambino presenta delle disfunzioni specifiche dei processi cognitivi, con alterazione dell’attenzione, dell’associazione delle informazioni e della loro integrazione, dell’attivita’ formale-simbolica. Il meccanismo estremo di difesa determina dapprima un’inibizione dell’elaborazione degli input senso-motori e cognitivi provenienti dall’esterno. Successivamente, tale inibizione si trasferisce al percepito, danneggiando in modo funzionale la possibilita’ di memorizzare e di integrare le informazioni. Tutto cio’ si manifesta in entrambi gli emisferi, ma per le caratteristiche funzionali dell’emisfero sinistro sono proprio le funzioni simboliche, stimolo/risposta, ad evidenziare per prime il deficit.
Amare per comunicare: la chiave della relazione
L’autismo deve essere trattato attraverso la stimolazione di tutti gli organi di senso, utilizzando un canale preferenziale che varia individualmente. Proprio per le disfunzioni generalizzate presenti in entrambi gli emisferi, dovranno essere stimolate sia la sfera emozionale sia la funzione logico-formale. E’ fondamentale trovare l’ingresso nel cervello del bambino autistico, che anche se apparentemente insignificante tendera’ nel tempo ad allargarsi gradualmente.
E’ importante creare un rapporto finalizzato ad interrompere i rituali e a promuovere l’aggancio visivo e l’orientamento dell’attenzione e della concentrazione attraverso azioni finalizzate, risultando cosi’ piu’ semplice l’interazione e la conseguente reversibilita’ dell’isolamento senza motivazione specifica che questi bambini mettono in atto come resistenza a proposte nuove che non rientrano nelle loro idee stereotipate. L’amore, il rispetto per il bambino, la motivazione sottostante la richiesta di eseguire nuove sperimentazioni e l’emozione positiva costituiscono una chiave di accesso importante per proporre attivita’ nuove. Mettersi in contatto con l’io del bambino vuol dire stimolarlo all’attenzione attraverso una stimolazione libera finalizzata alla crescita della coscienza. A tale scopo il gioco e’ uno strumento importante per creare sintonie, per verificare la realta’ e rimuovere le idee non utili. Occorre quindi indirizzare il bambino attraverso una stimolazione positiva che lo guidi alla scoperta di se’ e del mondo.
Domande frequenti
Che cosa significa la parola “autismo”?
Letteralmente significa “vivere nei termini del se'”. Il bambino autistico appare centrato su di se’ e poco reattivo al mondo esterno, anche se, paradossalmente, ha scarsa consapevolezza di essere un “se'”.
L’autismo ha cause psicologiche o biologiche?
Oggi la comunita’ scientifica considera l’autismo un disturbo del neurosviluppo a forte impronta genetica, anche se la genetica non e’ l’unico fattore. Le ipotesi puramente psicogeniche, come l’idea di una “chiusura” dovuta ad ambienti affettivi inadeguati, non sono piu’ prese in considerazione.
Che ruolo hanno i due emisferi cerebrali nell’autismo?
Gli studi neuropsicofisiologici evidenziano una disfunzione di entrambi gli emisferi. L’emisfero destro e’ associato ad ecolalia, anomalie della prosodia e inversione pronominale; il sinistro ai rituali sensomotori e all’avversione al cambiamento.
Perche’ la relazione affettiva e’ cosi’ importante nel trattamento?
Perche’ l’amore, il rispetto e l’emozione positiva costituiscono la chiave di accesso per interrompere i rituali e proporre attivita’ nuove. Trovare l’ingresso nel mondo del bambino, anche minimo, permette di allargarlo gradualmente e di favorire la scoperta di se’ e del mondo.
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