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Il Modello T.O.T.E.

Breve Estratto

Il modello T.O.T.E., chi lo ha ideato, studiato, definito, esempi pratici e la sua attuazione

Articolo del 21 dicembre 2011 aggiornato solo graficamente.

Come organizziamo le nostre azioni: il modello TOTE

Vi è mai capitato di chiedervi come organizziamo le nostre azioni o i nostri comportamenti?
Avete mai pensato a cosa mettiamo in moto all’interno di noi quando prendiamo delle decisioni o ci accingiamo a compiere delle scelte?
L’argomento che tratterò ha a che fare con le risposte a queste domande e qualcosa in più.
Vi parlerò del concetto di T.O.T.E. (Test Operate Test Exit), il quale racchiude in se diversi aspetti interessanti che spaziano dall’incameramento dei dati al comportamento, dalla gestione degli input sensoriali alle strategie che usiamo quotidianamente.
Ma partiamo dall’inizio: il modello TOTE.

Chi ha creato il modello TOTE

Il modello TOTE fu creato da tre scienziati:
George Armitage Miller (uno dei fondatori della psicologia cognitivista, linguista e anche autore del libro “Il magico numero sette, più o meno due”).
Eugine Galanter (psicologo sperimentale è stato anche insegnante di psicologia matematica).
Karl Pribram (neuro chirurgo, psichiatra e psicologo).
Questi tre studiosi furono gli autori del famoso libro “Piani e Struttura del Comportamento” (1960)
dove veniva spiegato come il nostro cervello lavora in due direzioni contemporaneamente, esegue processi e monitora tali processi. Furono anche in grado di descrivere un modello cognitivo di “apprendimento comportamentale” che appunto chiamarono TOTE.

George Armitage Miller; foto;
George Armitage Miller
Eugene Galanter; foto;
Eugene Galanter
Karl Pribram; foto;
Karl Pribram

Psicologia Cognitiva e i tempi di latenza

George Miller e i suoi colleghi studiarono il cervello e notarono come tra stimolo e risposta comportamentale passasse del tempo e capirono che il tempo di latenza era proprio quello necessario non solo al processo, ma anche al monitorare tale processo.

Test PNL e studio comportamentale

Il TOTE diventò un modello di “unità comportamentale”.

La struttura chiave è così descritta:
– TEST: verificare lo stimolo.
– OPERATE: fare dei cambiamenti e ottenere un risultato o comportamento.
– TEST: verificare i cambiamenti avvenuti dopo le prime operazioni (se non si è ottenuto il cambiamento desiderato si torna indietro alla fase OPERATE e poi TEST nuovamente)
– EXIT: quando il test sui cambiamenti è soddisfacente si può “uscire” dal modello TOTE e mettere in atto i cambiamenti (comportamento, reazione).

Crescendo, facendo esperienza, imparando sempre meglio a gestire il nostre abilità, i TOTE si possono integrare fra loro dandoci modo di reagire a livello comportamentale (inconscio) sempre più velocemente. Quando impariamo qualcosa i vari TOTE (azioni/comportamenti) che mettiamo in atto sono moltissimi, fino al punto che avremo imparato così bene che ci sembrerà un’unica azione. Vi faccio un esempio:
Per imparare a suonare il pianoforte si devono conoscere sia le note scritte sia i corrispettivi tasti da premere. Nel primo periodo di studio queste due competenze sono due azioni distinte, prima si legge la nota poi si cerca e si preme il tasto corrispondente. Dopo poche ore di applicazione allo strumento le due azioni tendono a diventare una ed essere perfettamente integrate. Si legge e si preme il tasto praticamente all’istante.

Proprio come fate voi adesso mentre leggete, non dovete più individuare le singole lettere, leggete direttamente le parole e ne capite il senso, senza dover sillabare e poi comprendere… almeno mi auguro!

Il cognitivismo e il cognitivismo in Psicologia

Quando si parla di “unità comportamentale” quindi non si parla di una unica azione, bensì di un comportamento che porta ad un risultato, basandosi su test e operazioni prima di essere terminato.
In Programmazione Neuro Linguistica il TOTE viene utilizzato per comprendere ed estrarre strategie.
Un TOTE è basato su test che verificano sensorialmente se quello che pensiamo internamente è coerente con la nostra “mappa del territorio” o con le nostre aspettative.

Esempi pratici di TOTE

Esempio pratico: un soggetto messo difronte ad una caffettiera tende inconsciamente ad avere delle aspettative su quale temperatura possa avere, quindi la tocca e scopre se la temperatura si accorda con ciò che pensava a riguardo.

-> TEST: è fredda?
-> OPERATE: la tocco!
-> TEST: si, è fredda!
-> EXIT: fine del TOTE.

In questo caso l’aspettativa del soggetto è stata coerente con lo stimolo sensoriale tattile esterno.
I TEST sono praticamente una serie di input sensoriali che percepiamo, internamente o esternamente e verificano o meno ciò che crediamo. Dopo tutto si sa, la nostra percezione del mondo ci è data dai cinque sensi.

Le “operazioni” (OPERATE) invece sono adibite a farci cambiare i comportamenti in funzione di ciò che verifichiamo non essere congruo. 

Esempio partico: quando cambiamo opinione su qualcuno dopo una delusione amorosa, quando c’è qualcosa che “non ci torna”.

Tutti i TOTE sono descrivibili attraverso sistemi rappresentazionali dato che i TEST sono comparazioni di percezioni, interne o esterne (siano esse visive, auditive o cenestesiche) e una volta trovata la sequenza esatta di tali rappresentazioni e nell’ordine giusto avremo in mano la “strategia”.

il TOTE è l'unità basilare per l'individuazione di una particolare sequenza di comportamento. Una strategia è l'unità basilare per l'analisi di un TOTE o di un insieme di TOTE.

Bandler, Grinder, Dilts

Citando Bandler nel libro del 1980 “Programmazione Neuro Linguistica” (Bandler, Grinder, Dilts) edito da Astrolabio abbiamo appena letto che “il TOTE è l’unità basilare per l’individuazione di una particolare sequenza di comportamento. Una strategia è l’unità basilare per l’analisi di un TOTE o di un insieme di TOTE.”

Il modello TOTE in definitiva è quel processo che mettiamo in atto ogni qual volta svolgiamo un’azione o manifestiamo un comportamento ed è così radicato in noi a livello inconscio che non ce ne accorgiamo, ciò nonostante è il metodo con cui valutiamo, testiamo, la realtà circostante da quando ci svegliamo a quando torniamo a dormire.

Conclusioni sul PNL e la psicologia cognitiva

Per quanto possa essere un modello scoperto negli anni “60 gli psicologi cognitivisti crearo un modello che è considerato ancora attuale e viene impiegato, oltre che in PNL, anche in discipline quali l’ingegneria, la cibernetica e l’intelligenza artificiale.
L’argomento come potete immaginare è molto vasto e complesso e vi invito a leggere i testi sopra citati qualora siate interessati ad approfondire. 

Io mi sono limitato ad introdurre e riassumere questo tema per i non addetti ai lavori e per rendere sempre più fruibile la disciplina della PNL e la psicologia dei processi cognitivi.

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