Da dove viene
L’acronimo sta per Test, Operate, Test, Exit: si verifica lo stato attuale rispetto a un obiettivo, si agisce per ridurre la discrepanza, si verifica di nuovo, e si esce quando la differenza è annullata.
Fu proposto nel 1960 in un lavoro che segnò il passaggio dal comportamentismo alla psicologia cognitiva. L’obiettivo dichiarato era sostituire l’arco riflesso stimolo-risposta con un’unità di analisi che includesse un obiettivo e un ritorno informativo.
La sua origine è cibernetica: il TOTE è una traduzione psicologica del controllo a retroazione negativa, il principio per cui un sistema misura la distanza dall’obiettivo e agisce per ridurla, lo stesso di un termostato.
Il contributo storico è stato notevole: introdurre l’idea che il comportamento sia organizzato gerarchicamente, con cicli annidati dentro altri cicli, dal movimento più semplice al progetto più ampio.
Cosa ne è rimasto
Il modello nella sua forma originaria non è più usato come teoria del comportamento: è stato assorbito e superato da elaborazioni successive.
Le teorie del controllo applicate all’autoregolazione hanno ripreso il principio e lo hanno reso verificabile, aggiungendo un elemento importante: conta anche la velocità con cui la discrepanza si riduce, non solo la sua entità. Le emozioni, in questi modelli, segnalano se il progresso verso l’obiettivo è più rapido o più lento del previsto.
Sul piano motorio, i modelli attuali hanno introdotto una correzione sostanziale: il puro controllo a retroazione è troppo lento per i movimenti rapidi, perché il ritorno sensoriale arriva quando l’azione è già finita. I modelli odierni prevedono quindi una componente predittiva, che anticipa le conseguenze dell’azione, affiancata alla correzione.
Più in generale, l’idea che il cervello confronti continuamente previsioni e informazioni in arrivo è oggi una cornice teorica influente, ed è una discendente diretta di quell’impostazione.
L’uso applicativo
Il modello è stato adottato in ambito formativo e nella Programmazione Neurolinguistica come schema per analizzare le strategie delle persone.
Va detto con precisione cosa questo comporta: essere derivato da un modello con radici scientifiche non conferisce validazione alle tecniche costruite su di esso. Le assunzioni caratteristiche della PNL non hanno ricevuto conferma sperimentale, e le rassegne sull’efficacia la giudicano insufficientemente supportata.
È un caso interessante di come funziona la legittimazione per associazione: un concetto autentico viene richiamato per accreditare pratiche che non condividono con esso alcuna base empirica.
Cosa resta utile
La struttura del modello, presa per quello che è, ha un valore pratico riconoscibile.
Il primo elemento è il criterio di uscita. Un obiettivo senza un criterio verificabile produce cicli che non si chiudono, ed è la descrizione più economica di fenomeni come il perfezionismo o il rimuginio: un test che non viene mai superato.
Il secondo è il ritorno informativo: senza una misura della distanza dall’obiettivo, il ciclo non può funzionare. È coerente con quanto sappiamo sull’apprendimento, dove il feedback specifico e ravvicinato è uno dei fattori più efficaci.
Il terzo è la gerarchia: i conflitti fra obiettivi si spiegano bene come conflitti fra cicli a livelli diversi, in cui soddisfare quello immediato allontana da quello superiore.
Va aggiunta un’indicazione con supporto sperimentale, coerente con questo schema: le intenzioni di attuazione (specificare in anticipo quando, dove e come si agirà) aumentano in modo documentato la probabilità che un proposito diventi comportamento. È, in sostanza, la definizione anticipata delle condizioni di attivazione del ciclo.
Domande frequenti
Cos’e il modello TOTE?
Un ciclo di verifica, azione, nuova verifica e uscita, proposto nel 1960 per sostituire lo schema stimolo-risposta con un’unita che include obiettivo e ritorno informativo.
E ancora attuale?
Non nella forma originaria: e stato assorbito dalle teorie del controllo e dai modelli predittivi, che hanno aggiunto la velocita di avvicinamento all’obiettivo e una componente anticipatoria.
Perche il solo feedback non basta?
Perche il ritorno sensoriale e troppo lento per i movimenti rapidi: arriva quando l’azione e gia conclusa. Serve una componente che ne anticipi le conseguenze.
Il suo uso nella PNL lo rende valido?
No: derivare da un modello con radici scientifiche non valida le tecniche costruite su di esso. Le assunzioni della PNL restano non confermate.