Come si aggiornano le convinzioni
Il quadro più usato descrive la revisione delle credenze come una combinazione fra ciò che si riteneva prima e la nuova informazione, pesata per quanto ciascuna è affidabile.
Ne segue una conseguenza che spiega molte cose: una convinzione radicata e sostenuta da molte esperienze resiste a una singola informazione contraria, e questo non è irrazionale. È l’esito atteso quando il peso accumulato è alto.
Il problema non è quindi la resistenza in sé, ma i casi in cui l’aggiornamento è asimmetrico: le informazioni favorevoli vengono accolte e quelle contrarie scontate, indipendentemente dalla loro qualità.
L’asimmetria è documentata, e il fattore che la produce con più forza non è la difficoltà del contenuto: è la sua rilevanza identitaria.
Perché l’identità pesa più dell’evidenza
Il risultato più istruttivo di questo campo riguarda le competenze.
Su temi che dividono i gruppi sociali, una maggiore capacità di ragionamento quantitativo non riduce la polarizzazione: la aumenta. Le persone più abili usano quella abilità per costruire argomenti a sostegno della posizione del proprio gruppo.
È un dato che smonta l’idea intuitiva secondo cui informare e formare basterebbe a far convergere le posizioni.
La spiegazione più sostenuta è che sostenere una posizione contraria al proprio ambiente ha costi reali (di relazioni, credibilità, appartenenza) mentre l’accuratezza su un tema pubblico ha per il singolo un beneficio individuale modesto. Da quel punto di vista, la resistenza è razionale.
Va aggiunta una precisazione di misura: l’effetto di ritorno di fiamma, secondo cui una correzione rafforzerebbe la credenza errata, non si è replicato in modo consistente. Le correzioni funzionano, semplicemente non abbastanza, e non in modo permanente.
Cosa fa cambiare idea
Le indicazioni con supporto sperimentale sono poche e coerenti.
- Ridurre la minaccia identitaria: dare alla persona l’occasione di riaffermare qualcosa di importante per sé prima di presentare un’informazione scomoda riduce la difensività.
- Non argomentare a favore del cambiamento: argomentare spinge a controargomentare. Il colloquio motivazionale funziona perché fa emergere dalla persona stessa le ragioni.
- Chiedere di spiegare il meccanismo: quando si chiede a qualcuno di descrivere in dettaglio come funzionerebbe ciò che sostiene, la fiducia nella propria posizione si riduce, un effetto noto come illusione di profondità esplicativa. Funziona meglio del chiedere le ragioni.
- Fornire una spiegazione alternativa completa anziché una semplice negazione, perché un vuoto esplicativo viene riempito con la versione precedente.
- Il prebunking: esporre in anticipo le tecniche manipolatorie rende più resistenti, e funziona meglio della correzione a posteriori.
- La conversazione prolungata e non giudicante, con ascolto reale e scambio di esperienze personali, ha mostrato effetti duraturi sugli atteggiamenti verso gruppi stigmatizzati: uno dei risultati più solidi disponibili.
Il rovescio da tenere presente
Un sistema di convinzioni facilmente modificabile non sarebbe un vantaggio.
La stabilità consente di agire senza rivalutare tutto ogni volta, garantisce coerenza nel tempo e protegge dalla manipolazione. Una mente che cambia posizione a ogni nuovo input è esposta a chiunque parli per ultimo.
Il criterio utile non è quindi cambiare di più, ma cambiare in proporzione alla qualità dell’informazione, e la domanda che lo rende operativo è sempre la stessa: cosa mi farebbe cambiare idea? Se la risposta è nulla, non si sta più discutendo di fatti.
Domande frequenti
Perche le prove contrarie convincono cosi poco?
Perche una convinzione sostenuta da molte esperienze resiste a una singola informazione, il che e atteso. Il problema e quando l’aggiornamento diventa asimmetrico.
Piu competenze riducono la polarizzazione?
No: sui temi che dividono i gruppi, una maggiore capacita di ragionamento tende ad aumentarla, perche viene usata per sostenere la posizione del proprio gruppo.
Correggere un’informazione la rafforza?
L’effetto di ritorno di fiamma non si e replicato in modo consistente. Le correzioni funzionano, ma parzialmente e non in modo permanente.
Cosa fa cambiare idea davvero?
Ridurre la minaccia identitaria, chiedere di spiegare il meccanismo anziche le ragioni, offrire spiegazioni alternative complete e conversazioni prolungate non giudicanti.
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