Cosa significa sepsi
La sepsi non è una semplice infezione localizzata, ma una condizione sistemica in cui i microrganismi, o le loro tossine, si diffondono attraverso il sangue e coinvolgono l’intero organismo. All’origine c’è sempre un focolaio settico, cioè una zona infetta che funge da serbatoio: da lì i germi raggiungono il torrente circolatorio e si propagano. Responsabili delle varie forme di sepsi possono essere in teoria tutti i germi, ma i più frequentemente implicati sono i piogeni, in particolare streptococchi e stafilococchi. La gravità del quadro dipende dalla virulenza del germe e dalla capacità di reazione dell’organismo, che può andare incontro a una risposta infiammatoria diffusa e a un progressivo cedimento delle funzioni vitali.
Sepsi in pratica
Il trattamento della sepsi muove su due fronti complementari. Da un lato è necessario eliminare il focolaio di origine, intervento che può richiedere un atto chirurgico quando l’infezione è circoscritta e drenabile. Dall’altro si imposta una terapia farmacologica mirata, basata sulla somministrazione di antibiotici e, storicamente, di sulfamidici, scelti per contrastare i germi responsabili. La precocità dell’intervento è decisiva, perché la diffusione dei patogeni nel sangue può evolvere rapidamente verso forme di estrema gravità. Per questo la sepsi è considerata un’emergenza che richiede riconoscimento e cura tempestivi.
Termini correlati
Termini collegati alla sepsi sono il focolaio settico, cioè la sede iniziale dell’infezione; i germi piogeni, i microrganismi più spesso responsabili del quadro; e la setticemia, espressione spesso usata per indicare la presenza di germi e tossine in circolo nel sangue.
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