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Se potessi… a teatro puoi!

“Se potessi essere me stesso nel mio posto di lavoro…”. Quante volte lo pensiamo, sentendoci trascinati da situazioni, ruoli e stress che non abbiamo scelto? Eppure c’è un modo per passare da “attori reattivi” a registi consapevoli e creativi della propria vita professionale. Il teatro gestaltico offre proprio questo: uno spazio per sperimentare, prendere consapevolezza […]

Psicolab — Se potessi… a teatro puoi!
“Se potessi essere me stesso nel mio posto di lavoro…”. Quante volte lo pensiamo, sentendoci trascinati da situazioni, ruoli e stress che non abbiamo scelto? Eppure c’è un modo per passare da “attori reattivi” a registi consapevoli e creativi della propria vita professionale. Il teatro gestaltico offre proprio questo: uno spazio per sperimentare, prendere consapevolezza e scoprire risorse nascoste. Perché a teatro, ciò che nella vita “se potessi”, puoi davvero.

Da attori reattivi a registi di sé stessi

Nella vita lavorativa capita spesso di sentirsi “attori reattivi”: persone che rispondono agli eventi in modo automatico, guidate dalle circostanze, dallo stress, dalle abitudini, senza sentirsi realmente protagoniste. Il grande cambiamento, quello che rende la vita professionale meno pesante, sta nel compiere un salto: diventare registi di sé stessi, consapevoli e creativi.

Questo percorso passa attraverso alcuni desideri profondi che molti condividono: prendere consapevolezza dei propri atteggiamenti e reazioni nel mondo del lavoro; superare quello “scalino” che rende la vita lavorativa così faticosa, confrontandosi con altri per acquisire nuove chiavi di lettura; sottomettere lo stress alla propria volontà, invece di farsi trascinare dove non si vuole andare; sperimentare la propria fantasia come risorsa creativa per vivere con più leggerezza. In una parola, riappropriarsi del proprio ruolo di protagonisti.

Essere sé stessi al lavoro

Il punto di partenza è una domanda apparentemente semplice: cosa significa essere davvero sé stessi nel proprio posto di lavoro? Per rispondere occorre chiarire prima cosa sia, in fondo, un’organizzazione e cosa siano le “risorse umane”. Una visione gestaltica dell’organizzazione mette in luce la consapevolezza della propria professionalità, del proprio ruolo, delle proprie responsabilità e competenze, ma anche dell’eventuale disagio che si prova.

Solo riconoscendo con lucidità chi siamo e come funzioniamo all’interno di quel contesto possiamo iniziare a cambiare. Spesso, infatti, viviamo il nostro ruolo in modo passivo, senza accorgerci degli schemi che ci imprigionano. Il primo passo è portarli alla luce.

Vedere ciò che da soli non vediamo

Uno degli ostacoli più insidiosi è che non riusciamo a vedere alcuni nostri comportamenti. È facile dire a qualcun altro “ma non ti accorgi che…?”; molto più difficile è dire a noi stessi “ma non mi accorgo che…?”. Ed è qui che il confronto con gli altri diventa prezioso: gli altri possono aiutarci a scorgere ciò che da soli ci sfugge, quelle “porte invisibili” di cui non sospettiamo l’esistenza.

Sperimentare schemi alternativi di interpretazione significa proprio questo: acquisire nuove griglie con cui leggere le situazioni, che diventano chiavi d’accesso a soluzioni possibili per problemi reali. Non esiste un solo modo di interpretare ciò che accade: imparare a cambiare prospettiva è già, di per sé, una forma di libertà.

Trasformare lo stress in risorsa

La gestione del cambiamento, e dello stress che ne deriva, è una delle note più dolenti della vita professionale. Ma lo stress non è necessariamente un nemico. Il punto è passare dall’essere guidati dallo stress all’imparare a gestirlo, facendo leva sulle proprie risorse personali.

Visto in questa luce, lo stress può addirittura diventare una risorsa importante, l’energia in più che permette di superare gli ostacoli più alti. La differenza tra chi soccombe e chi cresce non sta nell’assenza di stress, ma nel modo in cui lo si incanala. Riconoscere le proprie risorse e imparare a orientarle è ciò che consente di non farsi più “trascinare laddove non si vuole andare”.

La fantasia come risorsa creativa

C’è poi un’alleata spesso dimenticata: la fantasia. Imparare a usarla come risorsa creativa è indispensabile per uscire dai propri meccanismi ripetitivi. La creatività è ciò che ci permette di costruirci le diverse possibilità, le “chances” che nella vita ci rendono persone più libere.

Eppure, quante volte, di fronte alle difficoltà, ci chiediamo: “dov’è finita la mia fantasia?”. Da adulti tendiamo a irrigidirci, a percorrere sempre le stesse strade, a considerare la creatività un lusso o un gioco da bambini. Recuperarla significa rendere tutto più leggero e aprirsi a soluzioni che prima non riuscivamo nemmeno a immaginare. È proprio nella dimensione del gioco e dell’immaginazione che si sblocca la capacità di reinventarsi.

Il teatro come palestra di trasformazione

Come si allenano concretamente queste capacità? Attraverso il teatro gestaltico. L’esperienza è il modo più sicuro per apprendere, e il teatro è una palestra ideale per sperimentare, in un contesto protetto, modi diversi di essere e di reagire.

Un approccio di questo tipo privilegia la sperimentazione attiva, per massimizzare il coinvolgimento: gran parte del lavoro si svolge attraverso giochi teatrali di improvvisazione, in cui si prova, si sbaglia, si scopre. Interpretando ruoli diversi (essere sé stessi in un contesto nuovo, o immaginare di essere “un altro” nel proprio) si guarda alla propria situazione da prospettive inedite, si “indossano più occhiali”, si allena la flessibilità.

Il punto d’arrivo di questo percorso è simbolico e concreto insieme: vestire i panni del regista e compiere il salto da attori reattivi ad attori creativi, diventando protagonisti della propria vita, nel lavoro e non solo. “Se potessi essere me stesso nel mio posto di lavoro”: a teatro, e con gli strumenti che il teatro allena, si scopre che ora si può.

Domande frequenti

Cosa significa passare da “attore reattivo” a “regista di sé stesso”?

Significa smettere di rispondere agli eventi in modo automatico e passivo, per diventare protagonisti consapevoli e creativi delle proprie scelte. È un cambio di posizione interiore: da chi subisce le circostanze a chi le governa con maggiore libertà e responsabilità.

Perché serve il confronto con gli altri?

Perché alcuni nostri comportamenti ci sfuggono: è difficile accorgersi da soli dei propri schemi. Gli altri fungono da specchio e ci aiutano a scorgere ciò che non vediamo, aprendo “porte invisibili” e nuove chiavi di lettura per problemi reali.

Lo stress può davvero diventare una risorsa?

Sì. Il problema non è lo stress in sé, ma il farsi guidare da esso. Imparando a riconoscere e orientare le proprie risorse personali, lo stress può trasformarsi nell’energia in più necessaria a superare gli ostacoli più difficili.

Perché usare il teatro per lavorare su sé stessi?

Perché l’esperienza è il modo più efficace per apprendere. Il teatro gestaltico, attraverso l’improvvisazione, offre uno spazio protetto in cui sperimentare ruoli e reazioni diverse, allenare la creatività e guardare alla propria vita da prospettive nuove.

Nella vita lavorativa è facile sentirsi “attori reattivi”, trascinati da ruoli, stress e schemi che non abbiamo scelto. Il cambiamento sta nel diventare registi di sé stessi: consapevoli, creativi, protagonisti. Il percorso passa dalla consapevolezza del proprio ruolo, dal confronto con gli altri per vedere ciò che ci sfugge, dalla capacità di trasformare lo stress in risorsa e dal recupero della fantasia come strumento di libertà. Il teatro gestaltico, con i suoi giochi di improvvisazione, è una palestra ideale per allenare tutto questo. Perché ciò che nella vita pensiamo “se potessi”, con gli strumenti giusti, possiamo davvero.
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