Psicologia Clinica e Psicopatologia

Sclerosi Multipla & Addiction

Cosa possono avere in comune la sclerosi multipla e una dipendenza da sostanze? A prima vista nulla. Eppure c’è una riflessione affascinante (proposta da Christian Vatev e Alessandra Achilli) che le accosta a partire da un meccanismo cerebrale condiviso. Un’ipotesi di ricerca stimolante, da leggere con la giusta prudenza. Con una premessa netta: nulla di […]

Psicolab — Sclerosi Multipla & Addiction
Cosa possono avere in comune la sclerosi multipla e una dipendenza da sostanze? A prima vista nulla. Eppure c’è una riflessione affascinante (proposta da Christian Vatev e Alessandra Achilli) che le accosta a partire da un meccanismo cerebrale condiviso. Un’ipotesi di ricerca stimolante, da leggere con la giusta prudenza. Con una premessa netta: nulla di quanto segue è un consiglio medico.

Una premessa doverosa

Il testo che presentiamo propone una teoria interpretativa originale, elaborata dagli autori, sul possibile legame tra sclerosi multipla (SM) e dipendenze. Va detto con chiarezza fin dall’inizio: si tratta di un’ipotesi di riflessione, non di una verità scientifica consolidata né di un protocollo di cura approvato. Le decisioni terapeutiche sulla sclerosi multipla spettano esclusivamente ai neurologi e agli specialisti di riferimento. Leggiamo quanto segue con questo spirito: come uno spunto che invita alla ricerca, non come un’indicazione clinica.

Il diritto del paziente a comprendere

Il punto di partenza degli autori è un principio importante: il diritto all’informazione, sancito dalla Carta Europea dei Diritti del Malato. Conoscere, almeno per grandi linee, come funziona il proprio corpo aiuta il paziente a comprendere la propria condizione, e la comprensione è parte del percorso di cura. La guarigione, o comunque il miglioramento, è un cambiamento di stato che non può avvenire senza la consapevolezza e la partecipazione attiva della persona. Per questo è prezioso che il paziente possa “bypassare” il linguaggio tecnico-medico, spesso una barriera comunicativa, attraverso materiale divulgativo adeguato.

Che cos’è la sclerosi multipla

La sclerosi multipla è una delle più comuni malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale. È una patologia infiammatoria e demielinizzante: aggredisce la mielina, la “guaina” che riveste le fibre nervose, producendo cicatrici (da qui “sclerosi”) in tempi e sedi diversi (da qui “multipla”). Nella forma più comune, detta recidivante-remittente, il paziente vive attacchi imprevedibili durante i quali compaiono nuovi sintomi o si aggravano quelli presenti, seguiti da una remissione parziale o totale.

I protocolli attuali prevedono farmaci che rallentano la progressione senza però garantirne l’arresto. Da qui l’interesse degli autori per il concetto di neuroprotezione: prevenire la morte cellulare e la degenerazione degli assoni, che è la vera causa della disabilità.

Il possibile “ponte”: l’eccitotossicità da glutammato

L’ipotesi degli autori (la cosiddetta “teoria della dipendenza”) si basa su alcuni concetti neurobiologici che accomunerebbero la SM e la dipendenza da sostanze eccitanti:

  • la plasticità sinaptica: la capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta agli stimoli;
  • l’eccitotossicità da glutammato: il danno che un eccesso di questo neurotrasmettitore può provocare ai neuroni;
  • l’allostasi e il sovraccarico allostatico, legati alla risposta prolungata allo stress.

Secondo questa lettura, in entrambe le condizioni ci si troverebbe di fronte a neuroni “sofferenti” per un’ipersecrezione di glutammato (pur provocata da cause diverse) e destinati allo stesso esito: la perdita assonale, un danno irreversibile.

Cosa dice la ricerca

Alcuni elementi hanno basi scientifiche più solide di altri. È ben documentato, per esempio, che la plasticità cerebrale gioca un ruolo nella SM: il cervello si riorganizza dopo un episodio di demielinizzazione, e questa capacità adattiva può ritardare la manifestazione clinica della malattia. Ma la plasticità, avvertono gli autori, è instabile e in certi casi potrebbe rivelarsi anche dannosa, per il suo legame con i neurotrasmettitori.

Diversi studi hanno inoltre osservato un’alterazione dell’omeostasi del glutammato nella SM: livelli più elevati nei pazienti in fase di recidiva e in quelli con lesioni attive. Da qui l’ipotesi, avanzata anche da alcuni ricercatori, che intervenire sull’eccitotossicità mediata dal glutammato possa rappresentare una direzione di ricerca per nuovi approcci terapeutici. È importante sottolineare: si parla di direzioni di ricerca, non di terapie disponibili.

La proposta e i suoi limiti

La conclusione degli autori è che, se SM e dipendenza condividessero questa “matrice comune” (la sindrome generale di adattamento che porta al sovraccarico allostatico) allora potrebbero, in ipotesi, beneficiare di un approccio simile basato sulla neuroprotezione. È, appunto, un’ipotesi da verificare, non una raccomandazione clinica.

La riflessione nasce da un’intuizione condivisa dagli autori: che un eccesso di plasticità cerebrale possa avere un ruolo nella SM. Un’idea contro-intuitiva, se si pensa alla plasticità come al “miracolo” grazie a cui i bambini apprendono e gli adulti recuperano funzioni dopo un trauma. Ma è proprio questo sguardo laterale a renderla stimolante come stimolo alla ricerca.

Resta valido, al di là della teoria specifica, il suo messaggio di fondo: dare valore al diritto del paziente di comprendere la propria malattia e di partecipare al proprio percorso di cura. Per le decine di migliaia di persone che in Italia convivono con la SM, questo desiderio di consapevolezza è pienamente legittimo, e va sempre coltivato insieme ai propri medici.

Una nota necessaria

Questo articolo ha valore informativo e di riflessione, non clinico. La teoria presentata è un’ipotesi degli autori, non una terapia validata. Nessun farmaco va assunto, modificato o sospeso se non su indicazione del proprio neurologo. Chi convive con la sclerosi multipla trova nel proprio centro specialistico e nell’équipe curante il riferimento sicuro per ogni scelta terapeutica.

Domande frequenti

Che cos’è la “teoria della dipendenza” applicata alla sclerosi multipla?

È un’ipotesi interpretativa proposta da Christian Vatev e Alessandra Achilli, secondo cui SM e dipendenza da sostanze eccitanti condividerebbero un meccanismo comune di eccitotossicità da glutammato e sovraccarico allostatico. È uno spunto di riflessione, non una teoria scientifica consolidata né un protocollo di cura.

Cos’è la neuroprotezione?

È l’approccio che mira a prevenire la morte cellulare e la degenerazione degli assoni, considerata la vera causa della disabilità nella SM. Individuare farmaci neuroprotettivi efficaci è una direzione di ricerca importante, ma i protocolli attuali si basano su terapie che rallentano la progressione.

Il glutammato ha davvero un ruolo nella sclerosi multipla?

Diversi studi hanno osservato un’alterazione dei livelli di glutammato nei pazienti con SM, più elevati durante le recidive e con lesioni attive. Alcuni ricercatori ipotizzano che intervenire sull’eccitotossicità possa aprire nuove direzioni terapeutiche, ma si tratta di ricerca in corso, non di cure disponibili.

Questo significa che la SM va curata con farmaci per le dipendenze?

No. È solo un’ipotesi teorica degli autori, tutta da verificare, e non una raccomandazione clinica. Nessuna terapia va intrapresa sulla base di questa riflessione. Ogni decisione sulla cura della sclerosi multipla spetta esclusivamente al neurologo e all’équipe specialistica.

Sclerosi multipla e dipendenza da sostanze: cosa potrebbero avere in comune? Christian Vatev e Alessandra Achilli propongono una “teoria della dipendenza” secondo cui entrambe condividerebbero un meccanismo di eccitotossicità da glutammato e sovraccarico allostatico, con neuroni sofferenti destinati alla perdita assonale. È un’ipotesi di ricerca stimolante, non una verità consolidata. Alcuni elementi hanno basi solide (il ruolo della plasticità cerebrale e le alterazioni del glutammato nella SM sono documentati) ma la proposta di trattare le due condizioni allo stesso modo resta tutta da verificare. Il messaggio più prezioso è il diritto del paziente a comprendere la propria malattia. Nota fondamentale: nulla di tutto ciò è un consiglio medico; ogni terapia va decisa solo con il neurologo.
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