Psicoterapia e Psicoanalisi

Salvarsi con una Fiaba

Le fiabe non sono solo racconti per bambini. Da secoli aiutano gli esseri umani ad affrontare paure, dolori e trasformazioni, e la psicoterapia ha scoperto quanto la loro simbologia possa essere efficace. Perché a volte non si può guarire da una malattia, ma ci si può sempre “salvare”: realizzare al meglio ciò che siamo, con […]

Psicolab — Salvarsi con una Fiaba
Le fiabe non sono solo racconti per bambini. Da secoli aiutano gli esseri umani ad affrontare paure, dolori e trasformazioni, e la psicoterapia ha scoperto quanto la loro simbologia possa essere efficace. Perché a volte non si può guarire da una malattia, ma ci si può sempre “salvare”: realizzare al meglio ciò che siamo, con i mezzi che la vita ci offre.

Le fiabe come strumento terapeutico

La simbologia delle fiabe ha una particolare efficacia in psicoterapia. Analizzare le storie preferite dell’infanzia, o creare nuove fiabe insieme al paziente, si è dimostrato capace di velocizzare la presa di coscienza, rendendo più rapido il cambiamento concreto e contribuendo al percorso di individuazione psichica.

In questo cammino ciò che conta è la “salvezza” psichica: riuscire a realizzare al meglio ciò che siamo, con quello che la vita ci mette a disposizione. In questa prospettiva, persino la malattia può diventare uno degli ostacoli da superare per proseguire il viaggio, non solo una condanna, ma un passaggio dotato di senso.

Perché le fiabe funzionano

Le fiabe tradizionali, i racconti popolari, le leggende e i miti non sono un semplice passatempo: sono nati nell’antichità dalla necessità di affrontare le paure dell’uomo, di trovarvi rimedio e insegnamento. Su di esse sono stati condotti molti studi psicoanalitici (da Bruno Bettelheim a Marie-Louise von Franz), che le riconoscono come strumenti preziosi per il lavoro terapeutico.

Il motivo è che le fiabe condensano temi archetipici dell’esistenza umana in una struttura lineare, simile a quella della tragedia greca e persino a quella dei sogni. Sono dominate da un principio di armonia fondato sulla congiunzione degli opposti: bene e male, bontà e cattiveria, povertà e ricchezza, saggezza e stoltezza si alternano nella storia, riportando alla fine equilibrio nelle vicende dei personaggi. È lo stesso movimento che, secondo la psicologia junghiana, avviene nella psiche in cerca di integrazione.

Dallo sciamano alla psiche

La potenza terapeutica delle storie non è una scoperta recente. Studiando i processi di guarigione sciamanica, l’antropologo Claude Lévi-Strauss osservò che lo sciamano usava proprio delle storie per curare malattie mentali e fisiche, intonando canti adatti al tipo di male e accompagnandoli con movimenti rituali e con la voce. Si ritiene che la guarigione fosse facilitata sia dalle immagini contenute nel mito, sia dalle vibrazioni sonore del canto.

Ma perché le storie dovrebbero avere una valenza terapeutica? La mitologia antica nasce per rendere sacre le forze della natura che non possiamo controllare ma solo onorare: le passioni umane, gli eventi inspiegabili come la vita, la morte, la malattia. Vi è mai capitato che, ascoltando una storia, vi prendesse una strana emozione, o arrivasse un’intuizione improvvisa sulla situazione che stavate vivendo? Quella è una presa di coscienza. Come diceva Carl Gustav Jung, “la presa di coscienza è veramente un furto agli dèi”.

Da vittime a protagonisti

Attraverso il lavoro sulle storie (quelle che ci colpiscono e quelle che inventiamo) la psiche della persona sofferente si attiva: reagisce ai simboli, ne viene catturata e comincia a lavorare a livello subconscio. Abbandona così un atteggiamento passivo e vittimistico, in cui la malattia domina tutte le risorse, per assumere un ruolo attivo nel processo di guarigione.

Questo cambiamento ha, secondo questa prospettiva, effetti anche sul piano corporeo: un sistema nervoso che si riequilibra può sostenere meglio il sistema immunitario. Riconciliandosi con le proprie esperienze dolorose, la persona riprende contatto con il corpo attraverso il simbolo, creando condizioni favorevoli allo “sblocco” fisiologico. Dare sacralità a una malattia, riconoscerne il valore e il messaggio che porta, può essere una delle vie per accettarla e affrontarla.

Storie universali, sentieri percorribili

Un dato affascinante è che fiabe e miti provenienti da continenti e culture lontane presentano somiglianze incredibili nelle trame e nei personaggi. Questo significa che i protagonisti delle storie hanno poco a che fare con il costume del loro paese d’origine, e molto di più con i nuclei profondi della natura umana, comuni a tutti.

Attraverso le fiabe possiamo così trovare sentieri psichicamente percorribili: credere nella trasformazione, nel mutamento, nella rinascita. È una risorsa fondamentale per la nostra individuazione. Non sempre possiamo guarire da una malattia, ma ci è sempre data la possibilità di salvarci, cioè di difendere e sviluppare ciò che abbiamo con i mezzi che troviamo lungo il cammino. La vita, in fondo, può diventare una fiaba: dipende dalla nostra capacità di restare vigili e dal coraggio di fidarci dei nostri sogni, delle nostre intuizioni e sensazioni.

Una precisazione importante: la fiaba in terapia è uno strumento simbolico, che accompagna e non sostituisce le cure mediche necessarie. Il suo valore è aiutare la persona a ritrovare senso, risorse e un ruolo attivo di fronte alla sofferenza, qualcosa che nessuna medicina, da sola, può dare.

Domande frequenti

Perché le fiabe sono usate in psicoterapia?

Perché condensano temi archetipici dell’esistenza in una struttura simile a quella dei sogni, e la loro simbologia attiva la psiche. Analizzare le storie preferite o inventarne di nuove accelera la presa di coscienza e favorisce il cambiamento, contribuendo al percorso di individuazione psichica.

Cosa significa “salvarsi” invece di “guarire”?

Significa che, anche quando una malattia non si può guarire, resta sempre la possibilità di difendere e sviluppare ciò che siamo, con i mezzi che la vita offre. La “salvezza” psichica è realizzare al meglio sé stessi, trasformando persino l’ostacolo della malattia in un passaggio dotato di senso.

Che legame c’è tra fiabe e guarigione sciamanica?

Studiando i riti sciamanici, Lévi-Strauss osservò che lo sciamano usava storie e canti per curare. Si ritiene che la guarigione fosse facilitata dalle immagini del mito e dalle vibrazioni sonore. È un esempio antico di come la narrazione simbolica possa avere un effetto terapeutico.

Perché fiabe di culture diverse si somigliano tanto?

Perché i loro personaggi non riflettono i costumi di un singolo paese, ma nuclei profondi e universali della natura umana. Questo rende le fiabe sentieri “percorribili” per chiunque: parlano di trasformazione, mutamento e rinascita, esperienze comuni a tutte le persone.

Le fiabe non sono solo racconti per bambini: nate per affrontare le paure umane, condensano temi archetipici in una struttura simile ai sogni, fondata sulla congiunzione degli opposti. Per questo sono strumenti efficaci in psicoterapia: analizzare o inventare storie accelera la presa di coscienza e attiva la psiche, che da passiva e vittimistica diventa protagonista della guarigione. Già lo sciamano usava storie e canti per curare. Fiabe di culture diverse si somigliano perché parlano di nuclei universali dell’essere umano. Il messaggio centrale è la distinzione tra guarire e “salvarsi”: anche quando la malattia non si può guarire, si può sempre difendere e sviluppare ciò che siamo. La fiaba resta uno strumento simbolico che accompagna, non sostituisce, le cure necessarie.
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