Psicologia Clinica e Psicopatologia

Guadagnare Salute con l’Attività Fisica

Le raccomandazioni sull’attività fisica sono cambiate, e in una direzione che rende tutto più semplice: non esiste una soglia sotto la quale muoversi non serve. Il problema non è quanto si sa, è che sapere non basta a cambiare comportamento. Articolo divulgativo. In presenza di patologie, o prima di iniziare un’attività intensa dopo un lungo […]

Psicolab — Guadagnare Salute con l’Attività Fisica
Le raccomandazioni sull’attività fisica sono cambiate, e in una direzione che rende tutto più semplice: non esiste una soglia sotto la quale muoversi non serve. Il problema non è quanto si sa, è che sapere non basta a cambiare comportamento.
Articolo divulgativo. In presenza di patologie, o prima di iniziare un’attività intensa dopo un lungo periodo di inattività, è opportuno un parere medico. Le raccomandazioni citate nel testo originale sono state aggiornate: si veda oltre.

Cosa è cambiato nelle raccomandazioni

Le indicazioni riportate nel testo originale, risalenti al 2010, sono state sostituite dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità pubblicate nel 2020.

Per gli adulti: da 150 a 300 minuti settimanali di attività aerobica di intensità moderata, oppure da 75 a 150 minuti di intensità vigorosa, più attività di rafforzamento muscolare almeno due volte a settimana.

Per bambini e adolescenti: in media 60 minuti al giorno di attività moderata o vigorosa, con attività di rafforzamento tre volte a settimana.

Per gli anziani: le stesse indicazioni, con l’aggiunta di esercizi di equilibrio almeno tre volte a settimana per la prevenzione delle cadute.

I due cambiamenti concettuali

Più delle cifre contano due modifiche di impostazione.

È caduto il requisito della durata minima continuativa. In precedenza si riteneva che contassero solo blocchi di almeno dieci minuti; oggi si riconosce che ogni movimento conta, e che accumuli brevi producono benefici.

È stato introdotto un obiettivo autonomo: ridurre il tempo sedentario, indipendentemente da quanta attività si svolga. Chi rispetta le raccomandazioni ma passa la giornata seduto ha comunque un rischio aumentato, la sedentarietà non è semplicemente l’assenza di attività.

Il messaggio più utile che ne deriva è che passare da zero a poco produce il guadagno maggiore. La curva del beneficio è più ripida all’inizio: chi è completamente inattivo ottiene di più da venti minuti di camminata quotidiana di quanto ottenga un atleta aggiungendo un allenamento.

Gli effetti sulla mente

Il testo originale li accenna, e vale la pena precisarli perché sono fra i meglio documentati.

L’attività fisica regolare ha effetti sui sintomi depressivi di entità paragonabile ad altri interventi in uso per le forme lievi e moderate, e riduce i sintomi ansiosi.

Migliora la qualità del sonno in modo consistente, con un effetto che si estende alla giornata successiva.

Ha effetti sulle funzioni esecutive e sulla memoria, in particolare negli anziani, e l’attività fisica è associata a un rischio ridotto di declino cognitivo.

Va aggiunto un punto che riguarda la motivazione: gli effetti sull’umore compaiono subito, entro poche ore da una singola sessione, mentre quelli sul peso e sulla forma sono lenti. È l’informazione più utile da dare a chi comincia, perché il rinforzo immediato sostiene la continuità meglio di un obiettivo lontano.

Un’avvertenza necessaria

Il testo propone di comunicare quanti minuti di attività servano a compensare un alimento.

Questa formulazione va sconsigliata, ed è la correzione più importante da fare.

Presentare il movimento come compensazione del cibo lo lega alla colpa anziché al benessere, ed è associato a una minore aderenza nel tempo. È inoltre potenzialmente dannosa per chi ha un rapporto problematico con l’alimentazione: l’esercizio come punizione o compenso è un comportamento riconosciuto nei disturbi alimentari.

Le comunicazioni che funzionano meglio riguardano benefici immediati e concreti (dormire meglio, avere più energia, sentirsi meno tesi) anziché conseguenze remote o bilanci calorici.

Perché sapere non basta

È il punto che rende sterili molte campagne.

La conoscenza dei benefici è ampiamente diffusa e non predice il comportamento: la distanza fra intenzione e azione è il problema, non l’informazione.

Ciò che ha effetto è documentato.

  • Le intenzioni di attuazione: stabilire in anticipo quando, dove e come, «il martedì e il giovedì alle 18, scarpe già pronte».
  • La riduzione degli attriti: ogni ostacolo fra la decisione e l’esecuzione riduce fortemente la probabilità di agire.
  • L’aggancio a un’abitudine esistente, che fornisce l’innesco.
  • Il contesto sociale: fare attività con altri aumenta la persistenza più di qualunque motivazione individuale.
  • La gradualità: gli obiettivi iniziali troppo ambiziosi sono il principale predittore di abbandono.

E vale l’osservazione, corretta, del testo originale: rimproverare lo stile di vita non produce cambiamento. Il giudizio attiva difesa, non azione.

Domande frequenti

Quanta attività serve?

Per gli adulti 150-300 minuti settimanali di intensità moderata più rafforzamento muscolare due volte a settimana; 60 minuti al giorno per bambini e adolescenti; per gli anziani anche esercizi di equilibrio.

Serve fare almeno dieci minuti di seguito?

No, il requisito è caduto: ogni movimento conta e gli accumuli brevi producono benefici. È stato invece introdotto l’obiettivo autonomo di ridurre il tempo passato seduti.

Quando si notano gli effetti?

Quelli sull’umore compaiono entro poche ore da una singola sessione; quelli su peso e forma sono lenti. Puntare sui primi sostiene meglio la continuità.

È utile calcolare quanto muoversi per compensare un alimento?

No, è sconsigliato: lega il movimento alla colpa, riduce l’aderenza nel tempo ed è potenzialmente dannoso per chi ha un rapporto problematico con il cibo.

Le raccomandazioni sono cambiate in modo utile: 150-300 minuti settimanali per gli adulti, ma soprattutto è caduta la soglia minima di durata (ogni movimento conta) ed è comparso l’obiettivo autonomo di stare meno seduti. Il guadagno maggiore si ottiene passando da zero a poco. Gli effetti sull’umore e sul sonno arrivano entro ore, quelli sul corpo sono lenti: puntare sui primi tiene meglio. Va invece abbandonata la comunicazione che traduce il cibo in minuti di esercizio: lega il movimento alla colpa e riduce l’aderenza.
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