Che cosa dice la teoria dell’attaccamento
Secondo la teoria dell’attaccamento le prime esperienze relazionali significative giocano un ruolo determinante nelle relazioni future, negli atteggiamenti e nello sviluppo di possibili psicopatologie, dato che la qualità dell’attaccamento sembra organizzare le risposte emozionali e comportamentali (Grossman, 1991). È lecito supporre che l’attaccamento insicuro, anche se non di per sé patologico, sia da porre in relazione con una maggiore predisposizione all’ansia e ai disturbi dell’umore nell’intero arco di vita (Amini e collaboratori, 1996; Goldberg, 2003).
La precisazione contenuta in quella frase merita attenzione, perché viene regolarmente perduta nelle divulgazioni frettolose. L’attaccamento insicuro non è un disturbo. È un adattamento a un ambiente relazionale precoce, ed è largamente diffuso nella popolazione generale. Ciò che la ricerca gli attribuisce è un ruolo di vulnerabilità: rende più probabile, non inevitabile, che un certo tipo di sofferenza trovi terreno.
Dall’infanzia alla coppia: l’attaccamento romantico
Uno dei legami più fortemente influenzati dallo stile di attaccamento è quello della relazione amorosa con un partner (Hazan e Shaver, 1987), all’interno della quale si parla di attaccamento “romantico”. L’intuizione dei due autori fu che il legame di coppia adulto attivasse lo stesso sistema comportamentale del legame precoce: la ricerca di prossimità, il partner come base sicura, la protesta alla separazione.
La misura dell’attaccamento adulto poggia su due componenti continue, l’ansietà e l’evitamento. La prima riguarda il timore dell’abbandono e l’ipervigilanza sulla disponibilità del partner; la seconda il disagio per l’intimità e la tendenza a mantenere distanza. Dalla diversa combinazione di queste due dimensioni derivano i quattro stili di attaccamento romantico adulto: sicuro, preoccupato, distanziante, timoroso evitante (Brennan e collaboratori, 1998).
I quattro stili in breve
Lo stile sicuro combina bassa ansietà e basso evitamento: la persona è a proprio agio con l’intimità e non teme costantemente il distacco. Il preoccupato unisce alta ansietà e basso evitamento: desidera vicinanza e teme di perderla. Il distanziante combina bassa ansietà e alto evitamento: minimizza il bisogno dell’altro. Il timoroso evitante, infine, presenta entrambe le dimensioni elevate: desidera il legame e insieme lo teme, ed è la configurazione più conflittuale.
Lo studio: metodo e risultati
Nel lavoro condotto dal gruppo pisano è stata indagata, in un gruppo di pazienti ambulatoriali, la relazione tra le diagnosi psichiatriche effettuate con la SCID-IV (First e collaboratori, 1997) e l’attaccamento romantico, rilevato con la versione italiana dell’ECR, Experiences in Close Relationships (Brennan e collaboratori, 1998). Il disegno confronta dunque pazienti con diagnosi psichiatrica e soggetti sani di controllo su strumenti standardizzati, uno per la diagnosi e uno per lo stile di attaccamento adulto.
I risultati confermano che i pazienti psichiatrici affetti da disturbo bipolare, depressione maggiore e disturbi d’ansia presentano un punteggio maggiore alle scale “ansietà” ed “evitamento” rispetto ai soggetti sani di controllo. L’evitamento appare inoltre maggiormente rappresentato nei pazienti bipolari e ansiosi.
Gli stili di attaccamento mostravano una distribuzione peculiare. Tutti i pazienti presentavano una prevalenza dello stile preoccupato, mentre i soggetti di controllo, come era prevedibile, avevano un attaccamento più sicuro. Lo stile timoroso era presente esclusivamente nei pazienti bipolari e ansiosi, mentre quello distanziante sembrava una caratteristica dei pazienti con depressione maggiore.
Come vanno letti questi risultati
Una cautela metodologica è d’obbligo, e riguarda tutti gli studi di questo tipo. Il disegno è trasversale: fotografa pazienti e controlli in un dato momento, e confronta le distribuzioni. Non stabilisce che lo stile di attaccamento venga prima del disturbo. È altrettanto possibile che la sofferenza psichica in corso modifichi il modo in cui una persona vive e descrive la propria relazione di coppia, accentuando ansietà o evitamento. Associazione non è causazione, e su questo terreno la distinzione non è pedanteria.
Resta il valore dell’osservazione. La corrispondenza tra quadri clinici distinti e configurazioni di attaccamento distinte, lo stile timoroso nei bipolari e negli ansiosi, il distanziante nella depressione maggiore, suggerisce che il modo di stare in relazione non sia un contorno del disturbo ma una sua dimensione. Vale il principio della psicopatologia dello sviluppo: percorsi diversi possono condurre allo stesso esito, e uno stesso antecedente può condurre a esiti diversi.
Domande frequenti
L’attaccamento insicuro è una patologia?
No. È un adattamento relazionale, molto diffuso, che non costituisce di per sé un disturbo. La ricerca lo mette in relazione con una maggiore predisposizione all’ansia e ai disturbi dell’umore lungo l’arco di vita, ma si tratta di un fattore di vulnerabilità, non di una causa.
Quali sono i quattro stili di attaccamento romantico adulto?
Sicuro, preoccupato, distanziante e timoroso evitante. Derivano dalla combinazione di due dimensioni continue, l’ansietà, cioè il timore dell’abbandono, e l’evitamento, cioè il disagio per l’intimità (Brennan e collaboratori, 1998).
Che cosa ha trovato lo studio dell’Università di Pisa?
Che i pazienti con disturbo bipolare, depressione maggiore e disturbi d’ansia ottengono punteggi più alti dei controlli sani sia in ansietà sia in evitamento. Tutti i gruppi di pazienti mostravano una prevalenza dello stile preoccupato; lo stile timoroso compariva solo nei bipolari e negli ansiosi, il distanziante caratterizzava i pazienti con depressione maggiore.
Lo studio dimostra che l’attaccamento causa il disturbo?
No, e non lo sostiene. Il disegno confronta gruppi in un dato momento e rileva associazioni. Non permette di stabilire se lo stile di attaccamento preceda il disturbo o se sia la condizione clinica in corso a modificare il modo in cui la persona vive la relazione di coppia.
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