Psicoterapia e Psicoanalisi

La psicologia individuale nell’Italia di oggi

Di fronte alla stessa avversità le persone reagiscono in modi molto diversi. La spiegazione più diffusa (differenze di tempra individuale) è quella meno sostenuta dai dati, e la meno utile. Questa pagina rielabora una riflessione del 2020 legata a un modello teorico proprietario: si trattano qui i fenomeni documentati. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione […]

Psicolab — La psicologia individuale nell’Italia di oggi
Di fronte alla stessa avversità le persone reagiscono in modi molto diversi. La spiegazione più diffusa (differenze di tempra individuale) è quella meno sostenuta dai dati, e la meno utile.
Questa pagina rielabora una riflessione del 2020 legata a un modello teorico proprietario: si trattano qui i fenomeni documentati. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale.

Persona o situazione

È una delle discussioni più lunghe della psicologia, e si è chiusa con una risposta articolata.

I tratti di personalità predicono il comportamento, ma con correlazioni modeste se si considera un singolo episodio. La coerenza emerge quando si aggregano molti comportamenti nel tempo: una persona è riconoscibile su cento situazioni, molto meno su una.

La situazione, dal canto suo, spiega una quota rilevante della variazione, e in alcune condizioni la spiega quasi tutta.

Ne segue la formulazione oggi condivisa: il comportamento è il prodotto dell’interazione fra caratteristiche individuali e caratteristiche della situazione, e chiedersi quale delle due conti di più è una domanda mal posta.

Va aggiunto un errore sistematico documentato che rende la spiegazione caratteriale così attraente: tendiamo a spiegare il comportamento altrui con la disposizione e a sottovalutare il peso del contesto, mentre per noi stessi facciamo l’opposto.

Cosa distingue chi tollera meglio

La ricerca sul fronteggiamento delle difficoltà individua elementi più precisi della «tempra».

  • La flessibilità: usare strategie diverse a seconda della situazione predice l’adattamento meglio dell’uso costante di una strategia sola, anche quando quella strategia è considerata buona.
  • La distinzione fra situazioni modificabili e non: agire sul problema funziona dove il problema si può cambiare, regolare l’emozione funziona dove non si può. Applicare la strategia sbagliata al contesto sbagliato è il predittore più chiaro di esito peggiore.
  • Il sostegno sociale disponibile, che nella maggior parte degli studi pesa più delle caratteristiche individuali.
  • Le risorse materiali: chi ha margini economici e stabilità dispone di più opzioni, e più opzioni significano maggiore controllabilità percepita.

Va detto il rovescio, che il linguaggio della resistenza individuale nasconde: chi «non regge» ha spesso avuto meno risorse, non meno carattere. È la stessa osservazione che vale per la resilienza, che è un esito e non un tratto.

Cosa peggiora la tolleranza

Alcuni fattori sono documentati e in gran parte modificabili.

L’incontrollabilità: uno stressore identico produce effetti molto peggiori quando non si può fare nulla. È il fattore singolo con l’effetto più netto.

L’imprevedibilità e l’incertezza prolungata, associate in modo consistente all’ansia: più della certezza di un esito sfavorevole.

La cronicità senza recupero: gli episodi acuti pesano meno delle condizioni protratte.

Il ruminare sull’accaduto, che è associato a peggiore adattamento e a maggiore probabilità di sintomi depressivi.

La soppressione dell’espressione emotiva, che non riduce l’esperienza interna e aumenta il carico fisiologico.

Un’osservazione sui giudizi collettivi

Nei momenti di difficoltà condivisa ricorre la tentazione di valutare come «gli altri» stiano reagendo: con toni che oscillano fra l’elogio e il rimprovero.

Vale la pena ricordare due risultati che ridimensionano quei giudizi.

Il primo: le previsioni su come si reagirebbe a un evento futuro sono sistematicamente sbagliate. Si sovrastima l’intensità e soprattutto la durata delle proprie reazioni, il che rende poco affidabile anche il giudizio su chi quell’evento lo sta attraversando.

Il secondo: nelle emergenze reali il comportamento prevalente documentato è la cooperazione, non il cedimento. L’idea che le persone si comportino peggio sotto pressione è una convinzione diffusa che i dati sui disastri non confermano.

La conclusione utile è modesta: osservare come le persone reagiscono dice più sulle condizioni in cui si trovano che sulla loro qualità.

Domande frequenti

Le differenze di reazione dipendono dal carattere?

In parte, ma i tratti predicono il singolo episodio in modo modesto. Il comportamento nasce dall’interazione fra persona e situazione.

Qual e la strategia migliore per affrontare le difficolta?

Nessuna in assoluto: conta la flessibilita e la corrispondenza fra strategia e situazione, agire dove si puo cambiare, regolare l’emozione dove non si puo.

Cosa peggiora di piu la tolleranza?

L’incontrollabilita dello stressore, seguita da imprevedibilita, cronicita senza recupero, ruminazione e soppressione delle emozioni.

Le persone reagiscono male sotto pressione?

I dati sulle emergenze indicano il contrario: prevale la cooperazione. E le previsioni su come si reagirebbe sono sistematicamente sbagliate.

Chiedersi se conti piu la persona o la situazione e una domanda mal posta: il comportamento nasce dalla loro interazione, e tendiamo a sopravvalutare il carattere altrui. Cio che distingue chi tollera meglio non e la tempra ma la flessibilita nel calibrare le strategie, il sostegno disponibile e le risorse materiali. E i fattori che peggiorano (incontrollabilita, incertezza, cronicita) sono in larga parte condizioni, non qualita personali.
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