Persona o situazione
È una delle discussioni più lunghe della psicologia, e si è chiusa con una risposta articolata.
I tratti di personalità predicono il comportamento, ma con correlazioni modeste se si considera un singolo episodio. La coerenza emerge quando si aggregano molti comportamenti nel tempo: una persona è riconoscibile su cento situazioni, molto meno su una.
La situazione, dal canto suo, spiega una quota rilevante della variazione, e in alcune condizioni la spiega quasi tutta.
Ne segue la formulazione oggi condivisa: il comportamento è il prodotto dell’interazione fra caratteristiche individuali e caratteristiche della situazione, e chiedersi quale delle due conti di più è una domanda mal posta.
Va aggiunto un errore sistematico documentato che rende la spiegazione caratteriale così attraente: tendiamo a spiegare il comportamento altrui con la disposizione e a sottovalutare il peso del contesto, mentre per noi stessi facciamo l’opposto.
Cosa distingue chi tollera meglio
La ricerca sul fronteggiamento delle difficoltà individua elementi più precisi della «tempra».
- La flessibilità: usare strategie diverse a seconda della situazione predice l’adattamento meglio dell’uso costante di una strategia sola, anche quando quella strategia è considerata buona.
- La distinzione fra situazioni modificabili e non: agire sul problema funziona dove il problema si può cambiare, regolare l’emozione funziona dove non si può. Applicare la strategia sbagliata al contesto sbagliato è il predittore più chiaro di esito peggiore.
- Il sostegno sociale disponibile, che nella maggior parte degli studi pesa più delle caratteristiche individuali.
- Le risorse materiali: chi ha margini economici e stabilità dispone di più opzioni, e più opzioni significano maggiore controllabilità percepita.
Va detto il rovescio, che il linguaggio della resistenza individuale nasconde: chi «non regge» ha spesso avuto meno risorse, non meno carattere. È la stessa osservazione che vale per la resilienza, che è un esito e non un tratto.
Cosa peggiora la tolleranza
Alcuni fattori sono documentati e in gran parte modificabili.
L’incontrollabilità: uno stressore identico produce effetti molto peggiori quando non si può fare nulla. È il fattore singolo con l’effetto più netto.
L’imprevedibilità e l’incertezza prolungata, associate in modo consistente all’ansia: più della certezza di un esito sfavorevole.
La cronicità senza recupero: gli episodi acuti pesano meno delle condizioni protratte.
Il ruminare sull’accaduto, che è associato a peggiore adattamento e a maggiore probabilità di sintomi depressivi.
La soppressione dell’espressione emotiva, che non riduce l’esperienza interna e aumenta il carico fisiologico.
Un’osservazione sui giudizi collettivi
Nei momenti di difficoltà condivisa ricorre la tentazione di valutare come «gli altri» stiano reagendo: con toni che oscillano fra l’elogio e il rimprovero.
Vale la pena ricordare due risultati che ridimensionano quei giudizi.
Il primo: le previsioni su come si reagirebbe a un evento futuro sono sistematicamente sbagliate. Si sovrastima l’intensità e soprattutto la durata delle proprie reazioni, il che rende poco affidabile anche il giudizio su chi quell’evento lo sta attraversando.
Il secondo: nelle emergenze reali il comportamento prevalente documentato è la cooperazione, non il cedimento. L’idea che le persone si comportino peggio sotto pressione è una convinzione diffusa che i dati sui disastri non confermano.
La conclusione utile è modesta: osservare come le persone reagiscono dice più sulle condizioni in cui si trovano che sulla loro qualità.
Domande frequenti
Le differenze di reazione dipendono dal carattere?
In parte, ma i tratti predicono il singolo episodio in modo modesto. Il comportamento nasce dall’interazione fra persona e situazione.
Qual e la strategia migliore per affrontare le difficolta?
Nessuna in assoluto: conta la flessibilita e la corrispondenza fra strategia e situazione, agire dove si puo cambiare, regolare l’emozione dove non si puo.
Cosa peggiora di piu la tolleranza?
L’incontrollabilita dello stressore, seguita da imprevedibilita, cronicita senza recupero, ruminazione e soppressione delle emozioni.
Le persone reagiscono male sotto pressione?
I dati sulle emergenze indicano il contrario: prevale la cooperazione. E le previsioni su come si reagirebbe sono sistematicamente sbagliate.
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