Cosa significa psicologia associazionista
La psicologia associazionista sostiene che apprendimento e conoscenza siano frutto di legami associativi. Da questa impostazione discende una precisa metodologia sperimentale: si studiano liste di elementi privi di significato, così che a determinare il ricordo resti soltanto la struttura delle associazioni e non il contenuto. È in questo modo che la corrente ha prodotto alcuni dei risultati più solidi della psicologia della memoria.
Il primo sono gli effetti di posizione seriale. Nel ricordare gli elementi di una lista, quelli iniziali e quelli finali vengono richiamati meglio di quelli centrali: si parla rispettivamente di effetto primacy ed effetto recency. La posizione, di per sé, condiziona la probabilità del ricordo.
L’associazionismo in pratica
Il secondo risultato è l’interferenza, che può essere proattiva o retroattiva. Una volta appresa una lista, questa può interferire con l’apprendimento di un’altra: il materiale precedente ostacola quello nuovo, oppure il materiale nuovo disturba il recupero di quello vecchio. L’oblio, in questa lettura, non è tanto una dissolvenza quanto una competizione tra associazioni.
Sul piano applicativo, l’associazionismo promuove l’uso della ripetizione come fonte di apprendimento. L’esercizio ripetuto permetterebbe la ritenzione degli item in memoria grazie alla catena di associazioni che la ripetizione stessa fa nascere. È il fondamento teorico dell’apprendimento mnemonico, quello per cui si ripassa a voce alta una sequenza finché non “viene da sé”. I limiti di questa impostazione emergeranno con gli approcci cognitivi successivi, che mostreranno come la profondità dell’elaborazione conti più del numero delle ripetizioni.
Termini correlati
Effetto primacy, effetto recency, interferenza proattiva e retroattiva, curva di posizione seriale, apprendimento per ripetizione.
Lascia un commento