Libri

Praticamente Normali. Le ragioni dell’omosessualità

Andrew Sullivan non si chiede quali siano le cause dell’omosessualità, ma cosa ne pensa la società: le “ragioni” del titolo sono politiche, non biologiche. Il libro passa al setaccio quattro posizioni, proibizionisti, liberazionisti, conservatori e liberal, e di ciascuna smonta le contraddizioni interne, spesso con ironia. Ne esce un manifesto che nasce per sottrazione, tenendo […]

Psicolab — Praticamente Normali. Le ragioni dell’omosessualità
Andrew Sullivan non si chiede quali siano le cause dell’omosessualità, ma cosa ne pensa la società: le “ragioni” del titolo sono politiche, non biologiche. Il libro passa al setaccio quattro posizioni, proibizionisti, liberazionisti, conservatori e liberal, e di ciascuna smonta le contraddizioni interne, spesso con ironia. Ne esce un manifesto che nasce per sottrazione, tenendo il buono di ognuna e scartando il resto: gli omosessuali non sono una minoranza da discriminare né una minoranza da tutelare, ma cittadini con uguali diritti e doveri.

Nel prologo Cos’è un omosessuale l’autore risponde a questa domanda ripercorrendo la lunga e dolorosa scoperta della propria omosessualità e l’isolamento e la sofferenza che questa ha comportato. Dal suo racconto appare evidente come l’omosessualità non sia una scelta, ma un orientamento sessuale naturale ed involontario come quello eterosessuale. “Quando dico omosessuale intendo indicare qualcuno che possa raccontare una storia simile alla mia: un uomo o una donna che abbia scoperto di essere attratto affettivamente e fisicamente da individui del suo stesso sesso e che, in pratica, non abbia avuto altra scelta” (pag. 19). La causa di questo orientamento sessuale, dice Sullivan, resta un enigma, ma si tratta probabilmente, come per quello eterosessuale, del resto, di un intreccio di fattori genetici e di fattori ambientali legati soprattutto alle primissime esperienze infantili e che operano così precocemente da poter essere considerati come fattori naturali.

Non le cause, ma le politiche

Ciò che l’autore si propone di indagare in questo libro, comunque, “non è l’atteggiamento degli individui riguardo alla sessualità, bensì il nostro atteggiamento, in quanto società, nei confronti della minoranza omosessuale” (ibidem).

Ragioni dell’omosessualità, dunque, non intese come cause (biologiche, sociali, o altro ancora) dell’omosessualità, ma come politiche dell’omosessualità.

Si tratta, in sintesi, di un analisi critica, che vuole essere il più possibile onesta e sincera, dei diversi atteggiamenti che la società ha avuto ed ha ancora oggi nei confronti dell’omosessualità. Sullivan ne individua essenzialmente quattro, che raggruppa in quattro categorie artificiali rappresentanti le principali posizioni ideologiche della società contemporanea su questo tema: proibizionisti, liberazionisti, conservatori e liberal.

L’autore dedica un capitolo all’analisi di ciascuna categoria di pensiero, della quale prende in esame il concetto di omosessualità, le argomentazioni su cui questo si basa, l’atteggiamento politico e sociale che ne deriva, e le sue conseguenze. E di ciascuna di queste categorie Sullivan svela, in maniera intelligente ed ironica, che spesso ci porta a sorridere, vizi ed errori di fondo e, ancora più spesso, vere e proprie contraddizioni interne.

Il proibizionismo

Il proibizionismo è secondo l’autore ancora oggi, che che se ne dica, l’atteggiamento più diffuso nei confronti dell’omosessualità. Per i proibizionisti, che si basano principalmente su convinzioni religiose e filosofiche, gli esseri umani sono tutti per natura eterosessuali, per cui l’omosessualità, che priva la relazione sessuale della sua naturale e centrale funzione procreativa, viene ritenuta un crimine contro natura, un’aberrazione, una sorta di malattia da curare e/o di trasgressione da punire. L’atteggiamento sociale e politico che ne deriva è dunque di cura e punizione per chi compie atti omosessuali (pena di morte, arresto, pubblica umiliazione, internamento, eccetera), e di misure deterrenti e preventive per coloro che sono a rischio di deviare verso condotte omosessuali (ad esempio, messaggi culturali che ridicolizzano o denigrano gli omosessuali).

Dove si contraddice

Il vizio di fondo di questa posizione sta proprio nel concetto stesso dell’omosessualità, che viene vista come frutto di una scelta, seppur di una mente malata o perversa, mentre, ribadisce Sullivan, si tratta di un orientamento naturale ed involontario proprio come quello eterosessuale; per cui non è vero che tutti gli uomini sono per natura eterosessuali. Il proibizionismo presenta inoltre una serie di contraddizioni anche nelle sue applicazioni: se l’omosessualità va proibita e combattuta per l’impossibilità di procreare, scrive Sullivan, allora dovrebbero allo stesso modo essere condannate tutte le relazioni e tutti i comportamenti sessuali con questa caratteristica, come ad esempio matrimoni tra coppie sterili o che non vogliono avere figli, la contraccezione, la masturbazione, e così via.

Il liberazionismo

II liberazionismo, invece, combatte l’utilizzo stesso della categoria linguistica e concettuale dell’omosessualità, in quanto, come del resto tutte le categorie sociali, forma di definizione e controllo sociale della maggioranza sulla minoranza. Uno dei modi proposti per combatterla consiste nel non subire più passivamente la categorizzazione, ma nello sceglierla e dichiararla apertamente, rivendicando dignità e onore (tecnica dell’outing). Il liberazionismo però, anche se ha avuto l’importante funzione di portare visibilità maggiore al mondo omosessuale, finisce per fare una politica basata sulla manifestazione più che sull’azione, che provoca ma che non propone, e quindi in fin dei conti, scrive Sullivan, sterile.

Il conservatorismo

Il conservatorismo rappresenta l’altra linea di pensiero, insieme al proibizionismo, maggiormente diffusa ancora oggi. L’atteggiamento dei conservatori nei confronti dell’omosessualità può essere riassunto nel motto “tolleranza privata, disapprovazione pubblica”, che rende subito evidente la contraddizione e il paradosso su cui questa corrente di pensiero si basa. Gli omosessuali hanno tutto il diritto di avere i rapporti che meglio credono, e lo stato non può intervenire a livello legale nella loro vita privata (non può dunque proibirli o punirli), ma è necessaria, tuttavia, una disapprovazione pubblica dell’omosessualità, perché considerata pericolosa per la stabilità dello stato che si mantiene, secondo i conservatori, soprattutto grazie alla stabilità dei nuclei familiari. Gli omosessuali, non potendo avere figli e vivendo spesso relazioni senza impegno e continuità, minerebbero infatti alla stabilità dello stato.

La profezia che si autoadempie

Anche qui Sullivan ci fa notare la contraddizione e il paradosso. Seguendo questa linea di pensiero, infatti, dovrebbero essere disapprovate pubblicamente anche le coppie senza figli, o le persone che non si sposano. Allo stesso modo Sullivan ci fa vedere come è invece questa stessa politica che mina alle base della famiglie: una visione negativa dell’omosessualità, infatti, porta spesso allo sfaldamento di famiglie qualora un figlio dichiari la propria omosessualità; ed è questa stessa disapprovazione pubblica che porta gli omosessuali a riconoscersi ed identificarsi nei vecchi stereotipi e a non stabilire rapporti solidi e duraturi. È come una profezia che si autoadempie.

Il liberalismo

La quarta e ultima categoria di pensiero, e atteggiamento politico, che Sullivan prende in esame è il liberalismo. Il liberalismo si è mosso nei confronti degli omosessuali come si è mosso nei confronti di altre minoranze sociali, denunciandone la violazione dei diritti e promulgando tutta una serie di norme atte a limitare comportamenti discriminatori nei loro confronti. Tale politica ha però condotto, secondo Sullivan, ad una ulteriore vittimizzazione degli omosessuali stessi, visti come una minoranza debole e bisognosa di tutela, più per il fatto stesso di essere una minoranza, che per il fatto di averne pari diritto in quanto cittadini come tutti gli altri.

Inoltre, l’enfasi sulla repressione della discriminazione privata, denuncia Sullivan, non si è accompagnata ad una riduzione della discriminazione a livello pubblico, e cioè politico: che senso ha, si chiede e ci chiede l’autore, che il governo abbia promulgato tutta una serie di leggi antidiscriminatorie cui gli omosessuali possano appellarsi in caso di trattamenti differenziali ad esempio nel luogo di lavoro o a scuola, se poi il governo per primo non gli abbia riconosciuto pari diritto, ad esempio, al matrimonio, o un trattamento paritario nell’esercito o da parte della polizia? A che serve imporre con una legge la tolleranza privata dei singoli se prima non si proclama l’uguaglianza pubblica e politica di fronte allo stato? È proprio questa contraddizione che limita e vanifica l’efficacia delle stesse leggi antidiscriminatorie e che le rende solo vittimizzanti e, quindi, forse ancor più discriminanti.

La proposta di Sullivan

Gli ultimi capitoli sembrano essere quasi una sorta di manifesto, dai contenuti innovativi e provocatori, che deriva direttamente dalle analisi critiche dei precedenti capitoli, in quanto nasce proprio dall’integrazione di quanto c’è di buono in ciascuno degli atteggiamenti presi in esame e dalla denuncia di quanto invece c’è di peggio.

Gli omosessuali non rappresentano né una minoranza da discriminare né, tanto meno, una minoranza da proteggere e tutelare (e quindi continuare, anche se in un altro modo, a discriminare!), ma sono persone, cittadini con uguali diritti e doveri, che hanno diritto ad una vera e piena integrazione sociale e giuridica.

È dunque necessaria una politica che non sia né di condiscendenza né di discriminazione, una politica che, semplicemente, estenda tutti i diritti e responsabilità di cui godono gli eterosessuali anche agli omosessuali. In particolare Sullivan propone: la revoca della legge sulla sodomia (attualmente in vigore solo per gli omosessuali); l’inclusione di informazioni riguardo all’orientamento omosessuale nei piani di studio delle scuole; il riconoscimento di pari opportunità per l’ammissione all’esercito; il riconoscimento del matrimonio e del divorzio tra omosessuali.

Il libro di Sullivan si propone come una interessante, e quanto mai attuale, riflessione sull’omosessualità e sui diversi atteggiamenti della società nei suoi confronti, e come “il tentativo di ricavare un significato sociale e politico dall’esperienza unica ed irripetibile di ciascuno di noi, eterosessuale o omosessuale che sia” (ibidem).

Domande frequenti

Di cosa parla davvero il libro di Sullivan?

Non delle cause dell’omosessualità, ma delle politiche. L’autore lo dichiara esplicitamente: quello che si propone di indagare non è l’atteggiamento degli individui riguardo alla sessualità, bensì l’atteggiamento della società nei confronti della minoranza omosessuale. Le “ragioni” del titolo vanno lette in questo senso. Quanto alle cause, Sullivan le considera un enigma, e ipotizza un intreccio di fattori genetici e ambientali legati alle primissime esperienze infantili, operanti così precocemente da poter essere considerati naturali.

Quali sono le quattro posizioni analizzate?

Proibizionisti, liberazionisti, conservatori e liberal. Il proibizionismo, fondato su convinzioni religiose e filosofiche, considera l’omosessualità un crimine contro natura da curare o punire. Il liberazionismo combatte la categoria stessa di omosessualità come strumento di controllo sociale, e propone di rivendicarla apertamente con l’outing. Il conservatorismo si riassume nel motto “tolleranza privata, disapprovazione pubblica”. Il liberalismo denuncia la violazione dei diritti e promulga norme antidiscriminatorie. Di ognuna Sullivan mostra vizi di fondo e contraddizioni interne.

Perché secondo Sullivan la disapprovazione pubblica è una profezia che si autoadempie?

Perché produce esattamente i comportamenti che dice di voler contrastare. I conservatori sostengono che gli omosessuali minino la stabilità dello stato vivendo relazioni senza impegno e continuità, ma è la disapprovazione pubblica stessa a spingere gli omosessuali a riconoscersi nei vecchi stereotipi e a non stabilire rapporti solidi e duraturi. Lo stesso vale per la famiglia: è la visione negativa dell’omosessualità a provocare lo sfaldamento di famiglie quando un figlio dichiara il proprio orientamento.

Cosa propone concretamente l’autore?

Una politica che non sia né di condiscendenza né di discriminazione, e che semplicemente estenda agli omosessuali tutti i diritti e le responsabilità di cui godono gli eterosessuali. In concreto: la revoca della legge sulla sodomia, allora in vigore solo per gli omosessuali; l’inclusione di informazioni sull’orientamento omosessuale nei piani di studio scolastici; pari opportunità per l’ammissione all’esercito; il riconoscimento del matrimonio e del divorzio tra omosessuali.

La mossa più interessante del libro è spostare la domanda: non perché qualcuno è omosessuale, ma cosa facciamo noi, come società, di quel fatto. Da lì l’analisi diventa impietosa con tutti, compresi gli alleati: il liberazionismo provoca ma non propone, e il liberalismo, a forza di trattare gli omosessuali come minoranza debole da tutelare, li vittimizza e finisce per discriminarli in un altro modo. La contraddizione che Sullivan mette a nudo è che non ha senso imporre per legge la tolleranza privata dei singoli quando è lo stato per primo a negare l’uguaglianza pubblica, sul matrimonio o nell’esercito. La proposta che ne segue non chiede protezione ma parità: né una minoranza da punire, né una da proteggere, semplicemente cittadini.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *