Purtroppo gli effetti della patente a punti, per il modo in cui e’ stata introdotta in Italia, si stanno affievolendo rapidamente.
I dati: un calo di efficacia impressionante
Se confrontiamo i dati dei mesi del 2003 posteriori all’entrata in vigore della patente a punti con i corrispondenti mesi del 2002, per quanto riguarda il numero degli incidenti mortali rilevati dalla Polizia stradale complessivamente su autostrade e strade statali, provinciali e comunali (tralasciando quelli con soli feriti, che possono subire maggiormente le dinamiche assicurative, e tralasciando il numero complessivo dei morti, che nel breve periodo puo’ subire maggiori influenze di altri fattori non comportamentali), vediamo rispettivamente una riduzione:
- del 31,2% nel mese di luglio;
- del 29,7% nel mese di agosto;
- del 14,8% nel mese di settembre;
- del 5,6% nel mese di ottobre.
(Dati riferiti alla sola Polizia Stradale)
Si tratta di un calo di efficacia davvero impressionante. Nei primi giorni di novembre, cioe’ durante il week-end dei Morti, la riduzione e’ sembrata nuovamente piu’ consistente (facendo ipotizzare un effetto piu’ persistente della patente a punti sui guidatori non abituali), ma gia’ nella settimana successiva il calo si e’ riconfermato.
L’errore della norma italiana
SIPSiVi si era gia’ premurata di anticipare, durante la discussione del Decreto-legge al Senato, che l’importazione italiana, cosi’ com’era stata formulata dalla Camera, commetteva un errore sostanziale, anche se tale da essere scoperto dai conducenti solo con qualche ritardo.
La norma italiana purtroppo prevede una restituzione automatica dei punti in base alla semplice frequenza a corsi meramente informativi, in pratica una riedizione dei corsi di scuola guida. Ancor peggio, qualora la restituzione di sei o nove punti non bastasse al conducente molto piu’ trasgressivo, la normativa italiana prevede che l’intero ammontare dei venti punti possa essere recuperato con un esamino di scuola guida, molto piu’ facile di quello iniziale. Se si pensa che la perdita dei punti non puo’ mai essere superiore a quindici per volta, e’ chiaro che ha ragione il piu’ autorevole mensile di automobilismo che in copertina ha dichiarato spavaldamente “Vi spieghiamo perche’ nessuno restera’ a piedi”. Quella spiegazione e’ cosi’ facile che l’effetto deterrente si sta esaurendo in poco tempo, e con esso i miglioramenti comportamentali.
Dobbiamo qui ricordare nuovamente come all’estero, invece, l’effetto deterrente e i connessi miglioramenti comportamentali siano stati perseguiti con ben altra configurazione normativa ed attuativa. L’unico aspetto positivo di questa nuova normativa e’ costituito da un primissimo passo verso l’individuazione dei conducenti a rischio, che in Italia sinora si nascondevano dietro i loro studi legali, riuscendo alla fine a far pagare a tutti gli altri la gran parte dei danni che essi hanno prodotto. Bisogna dunque importare in Italia anche le altre tecniche fondamentali per migliorare i comportamenti stradali, favorendo cosi’ non solo una migliore applicazione delle norme attuali, ma anche una loro riforma nella direzione consona alle metodologie internazionalmente collaudate.
Che cos’e’ il triage dei conducenti
In effetti, la normativa italiana ha importato solo le parti piu’ vistose del sistema di patente a punti internazionalmente collaudato, ma con alcune lacune essenziali. Leggendo il DM sull’accreditamento dei corsi per il recupero dei punti, vediamo intanto che i requisiti richiesti ai soggetti autorizzandi sono davvero minimali: un’auletta, un bagno, una videocassetta. Nulla che consenta cio’ che in tutti gli altri Paesi a mobilita’ matura e’ considerato come essenziale, come hanno dimostrato gli psicologi del traffico: il materiale psicodiagnostico per il triage iniziale e poi quello successivo al driver improvement and rehabilitation, cose di cui neppure si accenna nel decreto italiano.
Nel sistema internazionale, la perdita dei punti porta in effetti ad un triage:
- un primo gruppo riceve immediatamente i punti indietro, in quanto dimostra di averli persi per puro caso;
- un secondo gruppo viene inviato al driver improvement and rehabilitation, in quanto appare disponibile ad un cambiamento reale del proprio stile di guida, ed eventualmente di vita;
- un terzo gruppo purtroppo appare non maturo per la ripresa della guida, neppure passando attraverso un corso di driver improvement and rehabilitation.
In pratica, invece, secondo questo decreto non solo i punti si recuperano automaticamente, ma addirittura le scuole guida italiane, cosi’ come sono attualmente, sarebbero perfettamente sufficienti al miglioramento e alla riabilitazione di tutti questi guidatori, anche quelli a rischio medio e grave, cui basterebbero le informazioni fornite dagli attuali istruttori di teoria delle autoscuole, in base al comma 1 dell’articolo 3 e all’articolo 5.
Contro questa errata supposizione, e’ opportuno ricordare le ricerche internazionali che dimostrano come le autoscuole del tipo italiano non siano sufficienti neppure ad informare i disinformati aspiranti conducenti, piu’ efficacemente della semplice pratica accompagnata: basti accennare, ad esempio, alla vasta ricerca di John Groeger del 1998, condotta e presentata nel contesto della Task Force Traffic Psychology dell’EFPA, la Federazione Europea delle Associazioni di Psicologi. Perche’ la scuola-guida funzioni sono necessari criteri diversi gia’ con gli aspiranti medi, e comunque l’intervento ha bisogno di ingredienti radicalmente diversi e nuovi per i conducenti che si sono rivelati particolarmente a rischio, prima per la semplice perdita dei punti, e poi per il doppio triage, prima e dopo il driver improvement.
Il ruolo della polizia e della psicologia del traffico
Sono tutte tecniche applicabili benissimo nel contesto delle attuali autoscuole, ma con delle aggiunte, per le quali lo psicologo specificamente formato nelle metodologie internazionali di traffic psychology e’ essenziale. Le autoscuole italiane che hanno gia’ abbordato queste metodologie sono poche, e le loro esperienze andranno valorizzate.
Fortunatamente, fra i soggetti autorizzabili, in base alla lettera a) del secondo comma dell’art. 3, sono anche le scuole di formazione delle polizie con competenze stradali, sia a livello municipale che nazionale. Questa previsione costituisce di per se’ una grande risorsa. La polizia non puo’ denegare i punti al corsista che si presenta ogni mattina puntualmente al corso con l’alito vinoso, pero’ puo’ toglierne altri controllandolo successivamente mentre guida. E viceversa puo’ apprezzare gli sforzi per riabilitarsi che alcuni corsisti effettivamente dimostrano. Quindi puo’ esistere un interesse di alcuni corsisti a frequentare i corsi della polizia, piuttosto di quelli delle autoscuole private: precisamente i corsisti appartenenti a due delle tre categorie che emergono tipicamente dal triage:
- quelli che hanno perso i punti per caso, e che non hanno nulla da nascondere della propria buona stoffa;
- quelli che, pur avendo un pesante orientamento al rischio, sono piu’ tipicamente riabilitandi, in quanto sono disposti a mettersi realmente in discussione, e sono motivati ad uscire dai problemi che li hanno indotti a guidare pericolosamente.
Sara’ essenziale, a questo scopo, una costante e sistematica collaborazione sia con le polizie municipali sia con la polizia stradale, oltre alle rispettive associazioni e alle rispettive scuole di formazione, con cui gli psicologi del traffico, e segnatamente SIPSiVi, gia’ collaborano da vari anni, specialmente nell’educazione stradale, introdotta obbligatoriamente nelle scuole dall’articolo 230 del Codice della strada, e finanziata dall’articolo 208 con una buona percentuale dei proventi delle multe.
Enti pubblici, ASL e Province
Per l’educazione stradale nelle scuole esistono anche gia’ materiali prodotti congiuntamente da SIPSiVi e Regione Piemonte, Assessorato alle Polizie Locali. In effetti, l’articolo 230 del Codice della Strada, prevedendo l’azione congiunta delle Polizie e delle Associazioni professionali riconosciute di comprovata competenza con apposito decreto ministeriale, ha aperto una importantissima collaborazione, che ora puo’ espandersi nel nuovo settore della restituzione dei punti. Le Associazioni delle varie Polizie competenti hanno gia’ anticipato una loro disponibilita’.
Piu’ difficile e’ prevedere come si sviluppera’ l’applicazione della lettera b) del secondo comma dell’articolo 3, che prevede il coinvolgimento di altri soggetti pubblici e dei loro dipendenti. In primis sembrano qui essere chiamate in causa le Province, che in questi ultimi anni sono state investite di molte importanti funzioni in materia. Molto rare possono essere le ASL idonee ad applicare la stessa previsione: in pratica solo l’ASL di Bolzano, ad imitazione del sistema austriaco e mitteleuropeo, ha organizzato dei servizi di driver improvement and rehabilitation. Il coinvolgimento dei servizi tradizionali per la dipendenza da alcol e altre sostanze psicotrope appare molto piu’ problematico, per la diversa modalita’ di approccio e l’incompatibilita’ tra l’elemento repressivo, fondamentale nella restituzione dei punti, e l’elemento terapeutico.
Comunque la collaborazione fra i soggetti di cui alla lettera b) del secondo comma dell’articolo 3 con quelli di cui alla lettera a) dello stesso comma, cioe’ dei vari enti pubblici con le rispettive forze di polizia, appare inevitabile; per cui si puo’ prevedere per la lettera b) un assorbimento nell’effetto generale che dovrebbe risultare dagli interventi delle forze di polizia.
Quei conducenti che rifuggano dai soggetti pubblici del comma secondo, e invece scelgano di recuperare i punti nelle autoscuole private di cui al comma primo dell’articolo 3, si priverebbero della verifica che li puo’ collocare nei primi due gruppi del triage. All’inizio questa lacuna puo’ apparire irrilevante, ma stara’ alle ricerche da effettuare sulle recidive dimostrare che anche in Italia, come in tutto il resto del mondo, solo l’applicazione del triage puo’ portare ad un vero abbattimento generale dell’incidentalita’.
Se vogliamo che l’obiettivo europeo del dimezzamento dei morti entro il 2010 venga raggiunto anche dall’Italia, diventa strategica in questo contesto la collaborazione fra gli psicologi del traffico e le polizie municipali e stradali.
Domande frequenti
Perche’ l’efficacia della patente a punti e’ calata cosi’ in fretta?
Perche’ la norma italiana prevedeva una restituzione quasi automatica dei punti tramite corsi meramente informativi e un esame di scuola guida piu’ facile dell’originale. Cio’ ha indebolito rapidamente l’effetto deterrente, come confermano le riduzioni decrescenti degli incidenti mortali da luglio a ottobre 2003.
Che cos’e’ il triage dei conducenti?
E’ la valutazione psicodiagnostica, prevista nei sistemi internazionali, che distingue tre gruppi: chi ha perso i punti per caso, chi e’ disponibile a un percorso di driver improvement and rehabilitation, e chi non appare ancora maturo per riprendere la guida. La norma italiana lo aveva di fatto omesso.
Qual e’ il ruolo della psicologia del traffico?
Lo psicologo del traffico, formato nelle metodologie internazionali, e’ essenziale per il materiale psicodiagnostico e per gli interventi di riabilitazione dei conducenti a rischio, aggiunte indispensabili che le sole autoscuole tradizionali non possono garantire.
Perche’ e’ strategica la collaborazione con le polizie?
Perche’ le scuole di formazione delle polizie stradali e municipali possono unire controllo e valutazione, apprezzando gli sforzi di riabilitazione dei corsisti. Questa sinergia, gia’ avviata nell’educazione stradale ex art. 230, e’ considerata decisiva per ridurre l’incidentalita’.
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