Psicofarmacologia

Politica, Farmacologia e Dipendenze da Sostanze

Che cosa hanno in comune la politica, la farmacologia e le dipendenze da sostanze? Più di quanto sembri. Partendo da una riflessione provocatoria sull’alcol e sulle “droghe legali”, questo approfondimento (tratto dal lavoro di Christian Vatev e Alessandra Achilli) arriva a una domanda scientifica affascinante sui meccanismi comuni di alcune malattie neurodegenerative. Con una premessa […]

Psicolab — Politica, Farmacologia e Dipendenze da Sostanze
Che cosa hanno in comune la politica, la farmacologia e le dipendenze da sostanze? Più di quanto sembri. Partendo da una riflessione provocatoria sull’alcol e sulle “droghe legali”, questo approfondimento (tratto dal lavoro di Christian Vatev e Alessandra Achilli) arriva a una domanda scientifica affascinante sui meccanismi comuni di alcune malattie neurodegenerative. Con una premessa doverosa: nulla di quanto segue è un consiglio medico. Ogni decisione terapeutica spetta al medico curante.

Politica e farmacologia: due sguardi sulla stessa realtà

La politica, secondo un’antica definizione, è l’arte di governare le società. La farmacologia è la scienza che studia come le sostanze chimiche interagiscono con gli organismi viventi. Due mondi apparentemente lontani, che però si incontrano proprio sul terreno delle sostanze e delle dipendenze.

Un esempio illuminante è l’alcol: uno stupefacente legale, tra i più diffusi al mondo. Come osservano gli operatori dei servizi per le dipendenze, l’informazione sulle droghe illegali è capillare e sempre connotata negativamente, mentre quella sulle sostanze legali è scarsa, nonostante siano le più diffuse. Basti pensare a quante pubblicità associno l’alcol a piacere e divertimento, spesso con un pubblico giovane. L’alcolismo è, a tutti gli effetti, una dipendenza importante che andrebbe trattata, eppure il suo consumo è autorizzato dalla legge. Così ha deciso la politica.

La scienza, invece, cosa dice? In alcuni Paesi dove la dipendenza da alcol è considerata un’emergenza sociale, si studiano approcci farmacologici diversi. È un dato che fa riflettere: una sostanza acquistabile liberamente al supermercato genera una dipendenza che, in certi casi, si prova a trattare con farmaci disponibili solo su prescrizione. Da qui una prima riflessione: le scelte su cosa è lecito e cosa è “curabile” nascono dall’intreccio tra decisioni politiche e conoscenze scientifiche.

Una domanda scientifica: cosa accomuna terapie così diverse?

Il cuore del ragionamento riguarda le malattie neurodegenerative, e in particolare la sclerosi multipla (SM). Gli autori partono da un’osservazione curiosa: diversi approcci, anche molto diversi tra loro e talvolta definiti con sufficienza “alternativi”, sembrano aver mostrato qualche risultato positivo in vari studi. Tra questi:

  • modifiche della dieta, con riduzione dei grassi saturi e integrazione di acidi grassi omega-3;
  • l’esercizio fisico regolare, soprattutto aerobico;
  • alcuni farmaci nati per altri scopi, come alcuni antidepressivi o antagonisti degli oppioidi a basso dosaggio.

La domanda è: perché sostanze e interventi così diversi (a volte persino opposti) potrebbero avere effetti benefici? Cosa potrebbero avere in comune?

L’ipotesi del glutammato

La risposta proposta ruota attorno a un neurotrasmettitore: il glutammato, il principale messaggero eccitatorio del sistema nervoso centrale. In condizioni normali è essenziale, ma in eccesso può diventare tossico: un fenomeno noto come eccitotossicità. Un eccessivo afflusso di calcio nelle cellule nervose, legato all’iperstimolazione dei recettori del glutammato, può portare alla morte neuronale e alla degenerazione degli assoni, un meccanismo chiamato in causa in numerose patologie neurodegenerative.

Il filo conduttore dell’ipotesi è che diversi interventi apparentemente scollegati potrebbero agire, ciascuno a modo suo, come neuroprotettori riducendo questa eccitotossicità. Studi di laboratorio hanno suggerito che gli acidi grassi omega-3 possano avere un effetto neuroprotettivo; che l’esercizio fisico possa ridurre certi marcatori di morte cellulare; e che alcune molecole interferiscano con la trasmissione del glutammato. Vale la pena ribadirlo: si tratta di ipotesi e studi preliminari, spesso condotti su modelli animali o su piccoli campioni, non di terapie consolidate.

Il caso del riluzolo

Un esempio interessante è il riluzolo, farmaco nato in ambito neurologico e noto per la sua azione contro l’eccitotossicità da glutammato: inibisce il rilascio del neurotrasmettitore e protegge le cellule dal danno che ne deriva. Alcune ricerche di laboratorio hanno esplorato un suo possibile ruolo anche in modelli sperimentali di sclerosi multipla, osservando una riduzione dell’infiammazione, della demielinizzazione e del danno assonale.

Questi risultati, sottolineano gli autori, non equivalgono a una terapia approvata per la SM nell’uso clinico corrente: restano spunti che, secondo chi li propone, meriterebbero ulteriori studi clinici. È un tema che tocca la distinzione, importante nella SM, tra recidive (episodi infiammatori acuti) e progressione della disabilità, oggi considerate meccanismi biologici in parte distinti: alcuni farmaci riducono le recidive ma sembrano incidere meno sulla progressione a lungo termine.

Il diritto all’informazione e alla partecipazione

Da qui la riflessione, dichiaratamente di opinione, degli autori: se esistono piste di ricerca promettenti sui meccanismi che portano alla morte neuronale, la comunità scientifica e le istituzioni dovrebbero indagarle a fondo. Il tema si lega ai diritti del paziente. La Carta Europea dei Diritti del Malato ne elenca quattordici, tra cui il diritto all’informazione, al consenso, alla libera scelta, all’innovazione e a evitare sofferenze non necessarie. Ogni persona ha diritto a partecipare pienamente alle decisioni sulla propria cura, a fare domande e a discutere le terapie proposte.

La sclerosi multipla, del resto, è la prima causa di disabilità neurologica nel giovane adulto, più frequente nelle donne e con esordio in genere tra i 20 e i 40 anni. Comporta costi umani e sociali molto elevati, con un peso spesso grande anche per le famiglie. Proprio per questo, concludono gli autori richiamando Gandhi, in una democrazia nessun aspetto della vita (nemmeno la salute) si sottrae alla politica: e alla politica, come alla scienza, spetta il dovere di dare risposte.

Una nota necessaria

Questo articolo ha un valore informativo e di riflessione, non prescrittivo. Presenta ipotesi e studi che, allo stato attuale, richiedono ulteriori verifiche, e non costituisce in alcun modo un consiglio terapeutico. Le sostanze e i farmaci citati hanno indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali specifici, e alcuni sono soggetti a stretta prescrizione medica. Nessuna terapia va iniziata, modificata o sospesa se non su indicazione del proprio medico o dello specialista di riferimento. Per chi convive con una dipendenza o con una malattia neurologica, il primo passo è sempre rivolgersi a professionisti e ai servizi sanitari competenti.

Domande frequenti

Perché l’alcol viene definito una “droga legale”?

Perché è una sostanza che dà dipendenza (a tutti gli effetti una forma di addiction) ma il cui consumo è autorizzato dalla legge. La riflessione degli autori evidenzia il contrasto tra la scarsa informazione sulle sostanze legali, spesso le più diffuse, e l’attenzione mediatica verso quelle illegali.

Cos’è l’eccitotossicità da glutammato?

È un fenomeno per cui un eccesso di glutammato, il principale neurotrasmettitore eccitatorio, iperstimola le cellule nervose provocandone il danno o la morte. È chiamata in causa in molte malattie neurodegenerative ed è il meccanismo attorno a cui ruota l’ipotesi presentata.

Gli approcci descritti sono cure approvate per la sclerosi multipla?

No. L’articolo presenta ipotesi e studi, spesso preliminari o su modelli animali, sui possibili meccanismi neuroprotettivi. Non si tratta di terapie consolidate né di consigli medici. Ogni decisione terapeutica deve essere presa esclusivamente con il medico e lo specialista di riferimento.

Quali diritti ha un paziente rispetto alle cure?

La Carta Europea dei Diritti del Malato riconosce, tra gli altri, il diritto all’informazione, al consenso, alla libera scelta, all’innovazione e a evitare sofferenze non necessarie. Ogni persona ha diritto di partecipare pienamente alle decisioni sulla propria terapia e di discuterla con i curanti.

Politica e farmacologia si incontrano sul terreno delle sostanze: l’alcol è una “droga legale” che dà dipendenza ma è autorizzata dalla legge. Da questa riflessione, il lavoro di Christian Vatev e Alessandra Achilli arriva a un’ipotesi scientifica: interventi diversi (dieta ricca di omega-3, esercizio fisico, alcuni farmaci come il riluzolo) potrebbero agire come neuroprotettori riducendo l’eccitotossicità da glutammato, meccanismo coinvolto in malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla. Sono però ipotesi e studi preliminari, non terapie approvate. Il testo rivendica il diritto del paziente all’informazione e alla ricerca, richiamando la Carta Europea dei Diritti del Malato. Nota fondamentale: nulla di tutto ciò è un consiglio medico. Ogni terapia va decisa solo con il proprio medico e lo specialista.
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