La neuroestetica secondo Semir Zeki
Semir Zeki, docente di neurobiologia all’University College di Londra, uno dei massimi esperti dei meccanismi della visione umana, ne e il pioniere. Il suo La visione dall’interno, appena uscito da Bollati Boringhieri (pagine 270, euro 45,00; ed. or. 1999) e un primo, affascinante approccio alla materia. Che secondo alcuni critici dice piu sul cervello attraverso l’arte che sull’arte grazie al cervello. Ma il suo approccio apre una strada che portera lontano.
L’intervista
Professor Zeki, che cos’e la neuroestetica?
“Si tratta di un campo relativamente nuovo, il cui obiettivo e esplorare l’attivita cerebrale che sta alla base della creativita e del godimento dell’arte. La sua premessa fondamentale consiste nel fatto che tutta l’attivita umana e un risultato dell’attivita del cervello e obbedisce alle leggi del cervello. Per questo, solo comprendendo le basi neuronali della creativita e dell’esperienza artistica possiamo sviluppare una valida teoria estetica. Cio e possibile grazie agli spettacolari progressi compiuti dalle neuroscienze negli ultimi vent’anni. Oggi possiamo chiederci quali sono le condizioni neuronali coinvolte nell’esperienza soggettiva della bellezza. Tra le acquisizioni principali della neuroestetica spicca la convinzione che i nostri cervelli (almeno a un certo livello) siano organizzati fondamentalmente nello stesso modo. Ma e anche ovvio che persone diverse dinanzi alla stessa opera d’arte rispondono in maniera diversa. La variabilita umana e un tema poco studiato in genere, e io spero che la neuroestetica possa dare un contributo in questo senso”.
Quali scoperte sul cervello visivo hanno posto le basi per una teoria neuronale dell’arte?
“Il cervello visivo e composto di una corteccia visiva primaria (situata nella parte posteriore del cervello) che riceve tutti i segnali della retina. Se l’area ricettiva visiva primaria viene danneggiata, si ha cecita totale. Negli ultimi 25 anni abbiamo scoperto che questa area e circondata da molte altre aree visive, ciascuna delle quali e specializzata a elaborare un aspetto specifico della scena visiva: forma, colore, movimento, volti… E da notare che tali aree sono sia deputate all’elaborazione sia alla percezione. Cosi siamo giunti a poter dire che la specializzazione funzionale che si trova nell’estetica riflette l’organizzazione cerebrale. Da sempre, per esempio, parliamo di estetica del colore, ma solo ora ne sono divenute evidenti le basi neurologiche”.
Che cosa sono la legge di costanza e la legge di astrazione?
“Una delle funzioni primordiali del cervello e di acquisire conoscenza sul mondo. E quello che ci interessa sono gli aspetti essenziali e persistenti degli oggetti e delle situazioni, ma l’informazione che ci giunge non e mai costante. Il cervello deve quindi avere qualche meccanismo per scartare i continui mutamenti ed estrarre dalle informazioni che ci raggiungono soltanto cio che e necessario per ottenere conoscenza delle proprieta durevoli delle superfici. Un ottimo esempio viene dalla visione del colore. Una foglia, per noi, rimane verde sia che la osserviamo all’alba sia al tramonto, a mezzogiorno, in una giornata nuvolosa o in una serena. E questo accade non per conoscenze di ordine superiore, bensi grazie a un sistema di elaborazione del cervello geneticamente determinato, che agisce a un livello, per cosi dire, basso. Oggi conosciamo il meccanismo per i colori, non ancora quello per le forme. Questa e la legge di costanza. Per quanto riguarda invece l’astrazione, essa e il processo con cui il cervello enfatizza il generale a spese del particolare conducendo alla formazione dei concetti, da quello di linea diritta fino a quello di bellezza. E sono questi concetti che gli artisti cercano di manifestare nelle loro opere. Esempi possono venire dai colori e dal movimento. Quando il cervello determina il colore di una superficie, lo fa astrattamente, senza preoccuparsi della forma precisa dell’oggetto; esistono cellule della corteccia visiva cosi specializzate che reagiscono solo al movimento in una direzione e non nell’altra”.
Lei dice che vedere e capire e che vedere con gli occhi e un’illusione. Lo puo spiegare?
“Per molto tempo si e creduto di vedere con gli occhi, che un’immagine del mondo si imprimesse sulla retina per essere poi trasmessa e interpretata dal cervello. Con l’intensa ricerca recente si e capito che nell’occhio non c’e nessuna immagine in senso tradizionale. La retina e invece il filtro e il canale dei segnali verso il cervello, che poi costruisce il mondo visivo. La visione e quindi un processo attivo. Matisse l’aveva capito istintivamente quando scrisse, ben prima degli scienziati: ‘Vedere e gia un processo creativo, che richiede molto sforzo'”.
Con i suoi esperimenti lei ritiene di avere dato un resoconto fisicalistico delle idee platoniche. Come e possibile?
“In prima approssimazione possiamo dire che l’idea platonica di un letto (per scegliere un oggetto come esempio), in una prospettiva neurologica, e la rappresentazione immagazzinata nel cervello delle caratteristiche essenziali di tutti i letti che il cervello ha visto e dei quali, nella sua ricerca di costanti, ha gia selezionato le proprieta che sono comuni a ciascuno. Non ci sono idee senza visione concreta. Questo non toglie che in Platone, come in Kant, vi siano molti spunti anche per i neurobiologi. Cosi come penso che i filosofi dovrebbero considerare la neurobiologia: potrebbero dare un grande contributo al problema della conoscenza”.
Molti aspetti dell’arte pero sfuggono all’analisi neurologica…
“Sfuggono oggi, ma io spero non per molto tempo. La neuroestetica e ancora nella sua infanzia. Molti aspetti che sembrano sfuggenti, grazie anche a nuove tecniche, potranno essere compresi in termini di psicologia del cervello. La gente spesso teme questo esito. Pensa che spiegando l’arte in termini di formule neurobiologiche la si privera del suo valore, della sua capacita di interrogarci e di gratificarci. Io non la vedo cosi. Non sara la conoscenza dei meccanismi che ci consentono di apprezzare la Pieta di Michelangelo a rendere quella scultura meno meravigliosa”.
Domande frequenti
Che cos’e la neuroestetica?
E un campo di ricerca relativamente nuovo che studia l’attivita cerebrale alla base della creativita e del godimento dell’arte. La sua premessa e che tutta l’attivita umana, compresa l’esperienza estetica, dipenda dal funzionamento del cervello e ne segua le leggi.
Come funziona il cervello visivo?
La corteccia visiva primaria, nella parte posteriore del cervello, riceve i segnali della retina; un suo danno provoca cecita totale. Attorno ad essa vi sono molte aree specializzate, ciascuna dedicata a un aspetto della scena: forma, colore, movimento, volti. Queste aree elaborano e percepiscono al tempo stesso.
Cosa significa che vedere e un processo attivo?
Significa che nell’occhio non esiste un’immagine gia formata: la retina filtra e trasmette i segnali, ma e il cervello a costruire il mondo visivo. Vedere non e quindi registrare passivamente, ma capire e interpretare, come aveva intuito Matisse parlando della visione come processo creativo.
Spiegare l’arte con il cervello ne riduce il valore?
Secondo Zeki no. Conoscere i meccanismi neuronali che ci permettono di apprezzare un’opera, come la Pieta di Michelangelo, non la rende meno meravigliosa: la comprensione scientifica si affianca all’esperienza estetica senza svuotarla.
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