L’amore come istinto fondamentale
L’esperienza dell’innamoramento e dell’amore romantico è universale e attraversa i secoli, le civiltà e i continenti. A lungo la nostra interpretazione dell’amore è stata modellata dai versi dei poeti, dall’analisi degli psicologi e dalle melodie dei compositori. Fisher adotta invece un approccio diverso, frutto di anni di ricerche con un gruppo di neuroscienziati: quando ci si innamora si attivano aree specifiche del cervello, sviluppatesi in milioni di anni. Ciò che chiamiamo emozione è in realtà uno stimolo profondo, alla stregua dell’istinto materno o del bisogno di cibo e acqua: una necessità fisiologica, una spinta irrefrenabile a corteggiare e conquistare un determinato partner.
Cosa dicono le neuroscienze
Per capire che cosa inneschi questo sentimento, Fisher ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI), in grado di registrare l’attività cerebrale di uomini e donne innamorati. I risultati hanno evidenziato differenze legate al sesso: gli uomini reagiscono con grande intensità agli stimoli visivi, mentre le donne ricordano con più precisione i dettagli della relazione. È stato possibile seguire nel tempo i cambiamenti nel cervello di chi ama e individuare quali aree si attivano nell’estasi romantica, con implicazioni utili sia per alimentare l’amore nelle relazioni di lunga data sia per comprendere comportamenti persecutori e crimini passionali. La conclusione è che l’amore romantico è profondamente radicato nella struttura e nella chimica del cervello, senza per questo perdere il suo potere e la sua magia.
Termini correlati
Concetti vicini sono l’innamoramento, l’amore romantico, l’attrazione e le neuroscienze delle emozioni, tutti ambiti che intrecciano biologia, mente e legame affettivo.
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