Pensare in Immagini, la testimonianza di Temple Grandin

Pensare in Immagini, la testimonianza di Temple Grandin



“Io penso in immagini. Le parole sono come una seconda lingua per me. Io traduco le parole, sia pronunciate che scritte, in filmati a colori (…) Quando qualcuno mi parla, traduco immediatamente le sue parole in immagini.”



Pensare in immagini, scritto da  Temple Grandin


Così inizia il primo capitolo del libro Pensare in immagini, scritto da  Temple Grandin, professoressa associata della Colorado State of University, una delle più note personalità al mondo con Sindrome di Asperger.

Il libro, che è un racconto-testimonianza in cui l’autrice riporta le proprie esperienze di crescita e di vita, integrandole con quelle di altre persone con la medesima sindrome, permette di comprendere “da dentro” il mondo cognitivo, percettivo ed emotivo delle persone con autismo.

Analizzando il primo capitolo relativo al pensiero visivo, intitolato, appunto, Pensare in immagini: l’autismo e il pensiero visivo, la Grandin spiega come la sua mente non assimili spontaneamente le parole, ma come abbia la straordinaria capacità di “fotografarle” fedelmente nei minimi dettagli, immagazzinandole poi in una sorta di cd-rom, dal quale riprenderle in occasione di esperienze simili.


Come avviene l’elaborazione delle idee nella sua mente


Per quanto riguarda la formazione di idee legate a cose concrete, il suo processo di pensiero segue un meccanismo che va dallo specifico al generale.

Facendo un esempio legato all’infanzia, l’autrice ricorda di aver appreso il significato generale della parola “campanile”, dopo aver fotografato mentalmente uno specifico campanile.

Se nell’apprendimento di parole legate a realtà concrete l’uso del pensiero visivo risulta tuttavia semplice, grazie alla diretta  connessione tra parola e realtà concreta, per quanto riguarda la comprensione di parole con significato astratto, il processo di elaborazione diventa invece più impegnativo, mancando questa diretta connessione.


I concetti spaziali di “sotto” e “sopra”


Temple Grandin ricorda come, per comprendere i concetti spaziali di “sotto” e “sopra” abbia dovuto ricorrere a esperienze di azioni concrete.

“Anche adesso, quando sento la parola sotto pronunciata da sola, mi immagino automaticamente mentre mi infilo sotto i tavoli della mensa a scuola durante un’esercitazione di raid aereo, una circostanza frequente sulla costa orientale durante gli anni Cinquanta.”



Temple Gradin
La professoressa Temple Gradin


Per intuire, facendo un altro esempio, la parola onestà, ella si è formata “visivamente” in testa l’immagine di una persona che poggia la mano sulla Bibbia.

Generalmente, le persone con sindrome di Asperger fanno grande fatica ad adattarsi ai cambiamenti e a instaurare relazioni sociali, non potendo usufruire di ciò che la Grandin definisce “corrispondenti visivi”.

Riprendendo la propria esperienza personale, ella racconta di essere riuscita a orientarsi nel mondo sociale e ad affrontare le sfide della vita facendo uso di simboli.

“Andare d’accordo con la gente” divenne per lei comprensibile quando associò tale concetto alle porte scorrevoli della mensa universitaria.

Come ogni studente, ella aveva l’obbligo di svolgere lavori di pulizia e, per questo, si trovò un giorno a pulire i vetri delle tre porte della mensa. 

“La vetrata della mensa si componeva di tre porte scorrevoli protette da una controfinestra. Per pulire l’interno della vetrata, dovetti infilarmi attraverso le porte scorrevoli. La porta si inceppò mentre stavo pulendo i vetri all’interno...Mi colpì il fatto che le relazioni interpersonali funzionano nello stesso modo. Anche loro si rompono facilmente e devono essere gestite con delicatezza.”

Porte e cancelli sono stati inoltre per lei i simboli allegorici di momenti cruciali per la sua crescita; attraversarne visivamente la soglia significava raggiungere un traguardo importante, come il conseguimento della laurea o della specializzazione. 

Nel corso degli anni, la Grandin ha arricchito il proprio bagaglio informativo ed esperienziale traducendolo mentalmente, grazie alle eccellenti capacità visuo-spaziali del suo pensiero, in immagini intensamente vivide, simili a quelle dei programmi di grafica tridimensionale.

 


Conclusioni sulla Visualizzazione del Pensiero


Utilizzando il meccanismo associativo e non logico-sequenziale del pensiero, ella è stata inoltre in grado di combinare insieme molte immagini legate al settore della propria professione di ingegnere, per dare origine a idee innovative nella risoluzione di problemi concreti di progettazione di attrezzature per gli impianti per la gestione del bestiame.

Oggi un terzo degli impianti, presente negli Stati Uniti e in molti altri Paesi del mondo, si deve a idee generate dalla sua straordinaria capacità di pensare in immagini.

* Temple Grandin, Pensare in immagini, Erickson, Trento, 2001, traduzione e editing di Carmen Calov