“Come possiamo misurare, in modo moderno, l’invalidità psichiatrica? Una gamba mancante può essere misurata da chiunque, ma il mal di psiche è sempre soggettivo e difficile da verificare.”
Questa breve citazione, tratta dalla presentazione del manuale, porta il lettore già dalle prime pagine al nocciolo della questione: come valutare l’invalidità psichiatrica? Come determinare dunque il confine tra il non potere, condizione strettamente correlata al concetto di disabilità, ed il non volere, che richiama più una condizione di lucida capacità di scelta?
Perché misurare la psiche è diverso
Il confronto con la gamba mancante non è una battuta: è la definizione esatta del problema. Nella valutazione dell’invalidità fisica esiste un dato che chiunque può rilevare e su cui, in linea di principio, tutti gli osservatori concordano. La menomazione è visibile, misurabile, ripetibile. Nulla di tutto questo vale per la sofferenza psichica, che non si vede, non si misura con uno strumento e viene riferita in gran parte da chi la prova.
Da qui discendono due difficoltà di segno opposto, ed entrambe pesano su chi deve valutare. La prima è il rischio di non riconoscere una compromissione reale, perché non lascia tracce ispezionabili e perché il funzionamento apparente può restare per lunghi tratti accettabile. La seconda, speculare, è il rischio di attribuire a incapacità ciò che una valutazione più attenta collocherebbe altrove. Sono errori simmetrici, e nessuno dei due è innocuo: il primo nega una tutela dovuta, il secondo la concede dove non serve, e in entrambi i casi a rimetterci è la credibilità del sistema di valutazione.
Il confine tra non potere e non volere
La distinzione tra non potere e non volere è il cuore della questione, e merita di essere presa sul serio proprio perché è così facile da usare male. Nel senso comune la coppia scivola immediatamente verso il sospetto, come se il compito del valutatore fosse smascherare chi finge. Ma la formulazione del manuale è più precisa: il non potere è strettamente correlato al concetto di disabilità, mentre il non volere richiama una condizione di lucida capacità di scelta. Il punto discriminante, cioè, non è la sincerità della persona, è la presenza o meno di quella lucida capacità.
Il che rende il confine molto meno netto di quanto la contrapposizione lasci pensare. Nella patologia psichica la volontà non è un interruttore acceso o spento: è essa stessa uno dei terreni che il disturbo può compromettere. Chi valuta non deve stabilire se qualcuno vuole o non vuole, ma in che misura la condizione clinica incida sulla capacità di volere e di tradurre quella volontà in comportamenti efficaci.
Cosa fa il manuale, e cosa non fa
Patologia Psichiatrica e Invalidità Civile, non si prefigge di analizzare nei dettagli gli aspetti clinici dei disturbi mentali, ma piuttosto di realizzare una lettura delle tabelle ministeriali di invalidità alla luce del sistema nosografico del DSM-IV, così da poter essere utilizzato, per la sua chiarezza organizzativa, come linea guida in sede di valutazione, rappresentando un utile strumento di ausilio alle più classiche metodologie clinico-osservazionali.
Il perimetro dichiarato è importante quanto il contenuto. Il volume non aggiunge un’altra trattazione clinica dei disturbi mentali, di cui non c’è penuria, ma lavora sulla giuntura tra due linguaggi che devono comunicare e spesso non si parlano: quello delle tabelle ministeriali, costruito sulla logica amministrativa del riconoscimento, e quello della nosografia psichiatrica, costruito sulla logica diagnostica.
Il ruolo dichiarato è quello di ausilio alle metodologie clinico-osservazionali, non di sostituto. È una precisazione che conta: uno schema di lettura serve a rendere confrontabili e argomentabili le valutazioni, non a produrle al posto di chi osserva. Il rischio dello strumento, in questa materia, è sempre lo stesso, e cioè che la griglia prenda il posto dell’esame.
Perché passare dal DSM-IV
La scelta di leggere le tabelle attraverso un sistema nosografico accreditato a livello internazionale risponde al problema di partenza: se il dato è soggettivo e difficile da verificare, l’unico modo per renderlo trattabile è ancorarlo a criteri espliciti e condivisi. Non perché una classificazione trasformi la sofferenza psichica in una grandezza misurabile come la lunghezza di un arto, ma perché rende esplicito il ragionamento che porta da un quadro clinico a una conclusione valutativa.
È la differenza tra una valutazione che si può discutere e una che si può solo accettare o contestare in blocco. In un ambito dove le decisioni producono effetti giuridici ed economici concreti, e dove sono destinate a essere riesaminate in altre sedi, la tracciabilità del percorso argomentativo non è un dettaglio metodologico.
A chi serve
Dalla quarta copertina:
Un’opera innovativa, un utile strumento di lavoro per i medici legali, per gli avvocati, per i magistrati, per i componenti delle commissioni ASL di valutazione delle invalidità e delle commissioni infortunistiche dell’INAIL, per gli psicologi, gli psichiatri.
Il manuale, redatto alla luce dei sistemi classificatori più aggiornati, non si limita a essere un’illustrazione della normativa vigente, ma è un vero e proprio riesame dell’intera materia.
Esso rappresenta, pertanto, un supporto indispensabile per misurare l’inabilità totale o parziale e per valutare il danno risarcibile in conseguenza di una patologia psichica, nonché per determinare l’indennità di accompagnamento: tutto questo attraverso schemi scientifici e collegati a orientamenti nosografici accreditati a livello internazionale, espressi dal DSM-IV.
L’elenco dei destinatari dice qualcosa sulla natura del problema. Medici legali, avvocati, magistrati, commissioni ASL e INAIL, psicologi e psichiatri non condividono una formazione né un vocabolario: si incontrano però sullo stesso caso, e ciascuno vi arriva con criteri propri. Uno strumento che metta in relazione tabelle e nosografia serve, prima ancora che a decidere, a permettere a questi interlocutori di argomentare su una base comune.
Domande frequenti
Perché l’invalidità psichiatrica è più difficile da valutare di quella fisica?
Perché manca il dato oggettivo. Come sintetizza la citazione posta in apertura del manuale, una gamba mancante può essere misurata da chiunque, mentre il mal di psiche è sempre soggettivo e difficile da verificare. La menomazione fisica è visibile, misurabile e su di essa gli osservatori concordano; la sofferenza psichica non si vede, non si misura con uno strumento e viene riferita in larga parte da chi la prova. Ne derivano due rischi opposti: non riconoscere una compromissione reale, oppure attribuire a incapacità ciò che una valutazione più attenta collocherebbe altrove.
Cosa significa la distinzione tra non potere e non volere?
Il non potere è strettamente correlato al concetto di disabilità, mentre il non volere richiama una condizione di lucida capacità di scelta. Stabilire dove passi quel confine è il nocciolo della valutazione dell’invalidità psichiatrica. È una distinzione da maneggiare con cautela, perché nella patologia psichica la volontà non è un interruttore acceso o spento, ma può essere essa stessa compromessa dal disturbo: la domanda non è se una persona voglia o non voglia, ma quanto la condizione clinica incida sulla capacità di volere.
Che cosa si propone il manuale?
Non di analizzare nei dettagli gli aspetti clinici dei disturbi mentali, ma di realizzare una lettura delle tabelle ministeriali di invalidità alla luce del sistema nosografico del DSM-IV. L’obiettivo è che, per la sua chiarezza organizzativa, possa essere utilizzato come linea guida in sede di valutazione, rappresentando un ausilio alle più classiche metodologie clinico-osservazionali. È un supporto all’esame clinico, non un suo sostituto.
A chi è rivolto?
Secondo la quarta di copertina, a medici legali, avvocati, magistrati, componenti delle commissioni ASL di valutazione delle invalidità e delle commissioni infortunistiche dell’INAIL, psicologi e psichiatri. Il volume non si limita a illustrare la normativa vigente ma riesamina l’intera materia, e si propone come supporto per misurare l’inabilità totale o parziale, valutare il danno risarcibile conseguente a una patologia psichica e determinare l’indennità di accompagnamento.
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