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Patch Adams per il Convegno "Bambini Emozione Salute"

Le emozioni possono essere uno strumento per pensare, interagire e migliorare la salute? È la domanda da cui è nato un convegno nazionale dedicato ai bambini in ospedale, con la partecipazione del medico che più di ogni altro ha reso popolare l’idea che il tempo dedicato al malato faccia parte della cura. Nota di contesto: […]

Psicolab — Patch Adams per il Convegno "Bambini Emozione Salute"
Le emozioni possono essere uno strumento per pensare, interagire e migliorare la salute? È la domanda da cui è nato un convegno nazionale dedicato ai bambini in ospedale, con la partecipazione del medico che più di ogni altro ha reso popolare l’idea che il tempo dedicato al malato faccia parte della cura.
Nota di contesto: il testo si riferisce a un convegno svoltosi nel settembre 2010 a Prato; date e riferimenti non sono attuali. Precisazione di merito: l’attenzione alla dimensione relazionale della cura si affianca ai trattamenti sanitari e non li sostituisce. Nessun approccio basato sul benessere emotivo cura una patologia in assenza di terapie appropriate.

L’iniziativa

Il convegno nazionale «Bambini Emozione Salute» si è tenuto a Prato il 24 e 25 settembre 2010, promosso dalla Misericordia di Prato, dall’azienda sanitaria locale e dai progetti dedicati alla promozione della salute in ospedale.

Rivolto principalmente a personale sanitario e medico ma aperto a tutti, ha riunito studiosi universitari, professionisti della sanità ed esperti di organizzazioni nazionali e internazionali che si occupano di minori.

I temi

Il programma copriva ambiti distinti, tenuti insieme dalla domanda iniziale.

Il piano dei diritti

La prima area riguardava il contesto culturale internazionale e giuridico relativo ai diritti dell’infanzia, e in particolare il diritto alla salute.

Non è un inquadramento accessorio. Trattare il benessere emotivo di un bambino ricoverato come parte del diritto alla salute (anziché come gentilezza opzionale) cambia il modo in cui i reparti vengono organizzati e finanziati.

Il piano scientifico

La sessione del 24 settembre affrontava le emozioni in rapporto alla neurofisiologia, alle differenze culturali e alla psicologia.

Il programma includeva anche un intervento sulla programmazione neuro-linguistica: va segnalato, per correttezza, che la PNL non è una disciplina scientificamente validata, e la sua presenza accanto a contributi di ambito neurofisiologico è un accostamento che meritava un chiarimento.

Il piano organizzativo

La sessione «Care ed Organizzazione» era dedicata all’evoluzione del pensiero (dall’assistenza alla cittadinanza attiva dei minori) e alle esperienze toscane di ospedale pediatrico a misura di bambino e di ospedale generalista a misura di paziente adulto.

È la parte più concreta, perché riguarda come si traduce un principio in procedure: orari di visita, spazi, modalità di comunicazione con i piccoli pazienti, coinvolgimento dei familiari.

La figura più attesa

Ospite principale è stato Hunter «Patch» Adams, medico statunitense fondatore di un istituto in West Virginia e noto per aver promosso l’uso del sorriso e della relazione nella pratica medica.

Il suo intervento, il pomeriggio del 25 settembre, era intitolato «Melodia e forza delle emozioni».

Il nucleo della sua proposta è riassumibile in una formula: ascoltare il malato e accompagnarlo nel percorso di cura dedicandogli tempo e attenzione.

Cosa significa davvero

L’aspetto più significativo della sua presenza a Prato è però un dettaglio pratico: su sua esplicita richiesta, la visita al reparto pediatrico dell’ospedale per incontrare i bambini ricoverati.

Vale la pena soffermarsi, perché è il punto in cui l’approccio si distingue dalla sua versione più superficiale. Non si tratta di aggiungere allegria a un ambiente difficile, ma di andare dove le persone si trovano: che è un’affermazione sul dove stia il centro della medicina, non sul tono con cui la si esercita.

La ricerca sulle relazioni di cura conferma peraltro il nucleo del ragionamento: il tempo dedicato all’ascolto incide sull’aderenza alle terapie, sulla qualità delle informazioni raccolte e sul vissuto della malattia. Non sostituisce il trattamento, lo rende più efficace.

Le iniziative collaterali

Il programma prevedeva anche momenti aperti alla città: un parco giochi allestito al Castello dell’Imperatore, in collaborazione con realtà sportive e con la biblioteca comunale, e la presentazione di un volume dedicato al rapporto tra bambini, ospedale ed emozioni.

Una cena di gala, animata da una compagnia teatrale composta da medici pratesi, destinava l’incasso a un progetto di clownterapia ospedaliera attivo in città dal 1999.

Quest’ultimo dato è forse il più interessante: indica che l’iniziativa non nasceva da un’intuizione occasionale ma da un lavoro già consolidato sul territorio da oltre un decennio.

Domande frequenti

Di cosa trattava il convegno?

Del rapporto tra emozioni e salute nei bambini, articolato su tre piani: i diritti dell’infanzia e il diritto alla salute, la dimensione neurofisiologica e psicologica delle emozioni, e l’organizzazione ospedaliera a misura di paziente.

Qual è la proposta di Patch Adams?

Ascoltare il malato e accompagnarlo nel percorso di cura dedicandogli tempo e attenzione, spostando il baricentro della pratica medica verso la relazione con la persona.

L’attenzione alle emozioni può curare?

Non sostituisce le terapie. Incide però su aderenza ai trattamenti, qualità delle informazioni raccolte dal medico e vissuto della malattia: rende la cura più efficace, non superflua.

Perché inquadrare il tema come questione di diritti?

Perché trattare il benessere emotivo di un bambino ricoverato come parte del diritto alla salute, anziché come gentilezza opzionale, cambia il modo in cui i reparti vengono organizzati e finanziati.

Il convegno pratese del 2010 teneva insieme tre piani raramente affrontati insieme: quello giuridico dei diritti dell’infanzia, quello scientifico delle emozioni e quello organizzativo degli ospedali a misura di paziente. Il primo è il più sottovalutato, inquadrare il benessere emotivo di un bambino ricoverato come diritto alla salute, e non come cortesia, incide su come i reparti vengono strutturati. Quanto alla proposta di Patch Adams, il suo nucleo non è l’allegria ma il tempo dedicato all’ascolto, che la ricerca collega ad aderenza terapeutica, qualità delle informazioni e vissuto della malattia. Non sostituisce la cura: la rende più efficace.
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