Cosa proponeva il corso
Si trattava del secondo livello di un percorso di formazione, della durata di nove giornate, riservato a chi avesse già completato il primo.
Gli obiettivi dichiarati: entrare maggiormente in contatto con la parte inconscia della propria mente e di quella altrui, individuare i propri valori guida, e acquisire strumenti per costruire una propria versione del metodo.
Al superamento dell’esame finale veniva rilasciato un attestato firmato dal fondatore, che consentiva l’accesso a un ulteriore corso (tenuto all’estero dal fondatore stesso) per diventare formatori a propria volta.
La struttura, prima dei contenuti
Vale la pena osservare l’architettura, perché è ricorrente e riconoscibile.
Esiste una successione di livelli; ciascuno è condizione per accedere al successivo; il livello finale abilita a erogare gli stessi corsi; e la certificazione proviene da un’organizzazione privata che fa capo al fondatore.
Non si tratta di per sé di una struttura illecita né inusuale: molte scuole professionali funzionano così. Ma comporta alcune conseguenze che è utile riconoscere.
La prima: chi ha completato il percorso ha un interesse economico a promuoverlo, poiché la sua attività dipende dal reclutamento di nuovi allievi. Ne consegue che le testimonianze provengono quasi esclusivamente da persone coinvolte.
La seconda: la validazione è interna. Un attestato firmato dal fondatore certifica la conformità a un metodo, non l’efficacia di quel metodo, sono due cose diverse, e la seconda richiede verifiche esterne.
La terza: il vincolo di successione rende difficile una valutazione critica, perché chi è al secondo livello ha già investito nel primo.
Cosa dice la ricerca
Passando ai contenuti, il quadro è definito.
Le affermazioni caratteristiche di questo approccio sono state verificate sperimentalmente, soprattutto tra gli anni Ottanta e Novanta, con esiti negativi.
- L’idea che ciascuno abbia un canale sensoriale preferenziale, individuabile dal linguaggio, e che adeguarvisi migliori la comunicazione: non confermata.
- La corrispondenza tra movimenti oculari e tipo di processo mentale in corso: ripetutamente smentita.
- Il ricalco della postura e del linguaggio come tecnica di influenza: gli effetti rilevati sono modesti e riconducibili a fenomeni già noti, non specifici del metodo.
Le rassegne successive hanno confermato l’assenza di supporto, e il metodo è stato inserito in elenchi di pratiche non validate compilati da organismi sanitari di diversi Paesi.
Va precisato che ciò non significa che chi frequenta questi corsi non ne tragga nulla: esercitarsi a osservare come si comunica, ricevere osservazioni sul proprio modo di parlare, riflettere sui propri obiettivi sono attività che producono effetti reali, ma non per le ragioni che il modello propone.
Il linguaggio neurologico
Una nota sul nome, che è parte del problema.
L’espressione richiama la neurologia, ma il metodo non deriva da ricerche sul sistema nervoso né ha prodotto risultati verificabili in quell’ambito.
È un esempio di un fenomeno documentato: la presenza di riferimenti neurologici in una spiegazione ne aumenta la persuasività percepita, anche quando quei riferimenti sono irrilevanti rispetto all’argomento.
È un buon criterio di attenzione: quando un metodo si presenta con un vocabolario neurologico che non compare mai nella descrizione di ciò che si fa concretamente, quel vocabolario sta svolgendo una funzione retorica.
Quando la questione diventa seria
Finché si tratta di comunicazione in ambito professionale, il rischio è limitato a un investimento di tempo e denaro.
Diventa un problema quando questi percorsi vengono proposti come strumenti di aiuto alla persona: per fobie, traumi, difficoltà relazionali.
Va detto con chiarezza: in Italia diagnosi, sostegno psicologico e psicoterapia sono riservati per legge a psicologi e psicoterapeuti iscritti all’albo. Un attestato rilasciato da un’associazione privata, per quanto internazionale, non conferisce alcuna abilitazione.
E c’è un rischio ulteriore: per condizioni come le fobie o il disturbo post-traumatico esistono trattamenti con prove di efficacia consolidate. Rivolgersi a un percorso non validato significa, in quei casi, ritardare l’accesso a ciò che funziona.
Come valutare un percorso formativo
Alcune domande applicabili a qualunque proposta di questo tipo.
- Chi certifica, e ha un interesse economico nella diffusione del metodo?
- Esistono verifiche di efficacia condotte da soggetti indipendenti?
- Il materiale promozionale dichiara ciò che il percorso non abilita a fare?
- Il livello più alto consiste nel poter erogare lo stesso corso?
L’ultima domanda è la più informativa. Un percorso il cui esito finale è la facoltà di venderlo ad altri ha una struttura in cui il prodotto principale è il percorso stesso.
Domande frequenti
La PNL è validata scientificamente?
No. Le sue affermazioni caratteristiche (canali sensoriali preferenziali, corrispondenza tra movimenti oculari e processi mentali, ricalco come tecnica di influenza) sono state verificate senza conferme.
Allora chi frequenta questi corsi non ottiene nulla?
Può ottenere qualcosa: esercitarsi, ricevere osservazioni sul proprio modo di comunicare e riflettere sui propri obiettivi produce effetti reali. Ma non per le ragioni che il modello propone.
Un attestato internazionale ha valore abilitante?
No. Certifica la conformità a un metodo, non l’efficacia del metodo, e proviene da un’organizzazione privata. In Italia le attività psicologiche restano riservate agli iscritti all’albo.
Come si valuta un percorso formativo?
Verificando chi certifica e con quale interesse, se esistono verifiche indipendenti, se viene dichiarato cosa il percorso non abilita a fare, e se il livello finale consiste nel poter vendere lo stesso corso.