Cosa significa parestesia
La parestesia è una sensazione soggettiva non dolorosa che si manifesta a livello della sensibilità cutanea. Chi la prova descrive percezioni come pizzicore, bruciore, formicolio o una strana sensazione di freddo localizzato, in assenza di uno stimolo esterno che le giustifichi. Si tratta quindi di un’esperienza percettiva alterata, generata da un funzionamento anomalo delle vie che trasportano le informazioni sensoriali.
All’origine vi sono diverse condizioni che interessano la sensibilità: lesioni nervose centrali o periferiche, ma anche fattori funzionali e ormonali, come quelli che possono accompagnare alcuni stati emotivi o la menopausa. La parestesia, in altre parole, può avere cause sia organiche sia legate allo stato generale dell’organismo.
Parestesia in pratica
L’esempio più comune è la sensazione di formicolio a un arto rimasto a lungo in una posizione che comprime un nervo, fenomeno transitorio e benigno. Quando però le parestesie sono persistenti, ricorrenti o diffuse, diventano un segnale clinico da indagare, perché possono indicare un’alterazione lungo le vie della sensibilità.
Nel contesto psicologico è utile distinguere le parestesie su base neurologica da quelle riferite in quadri di ansia o di forte attivazione emotiva, dove la componente percettiva si intreccia con il vissuto soggettivo della persona.
Termini correlati
Concetti vicini sono la sensibilità cutanea, che è il sistema percettivo coinvolto; le lesioni nervose centrali e periferiche, tra le cause possibili; e la paralisi, che riguarda invece il versante motorio anziché quello sensitivo.
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