Cosa significano paralisi e paresi
La paralisi è la perdita della motilità volontaria dovuta a una lesione nervosa, che può interessare un territorio muscolare più o meno esteso. Quando la mobilità del muscolo non è abolita ma soltanto ridotta, si parla invece di paresi. In entrambi i casi l’origine è la stessa: una lesione delle vie nervose motorie centrali, situate nell’encefalo o nel midollo spinale, oppure periferiche, cioè a carico dei nervi.
Le paralisi si classificano in base alla loro localizzazione. Si parla di emiplegia quando interessa una metà del corpo, di diplegia o emiplegia doppia quando è bilaterale, di emiplegia alterna o crociata quando colpisce alcuni muscoli di un lato e altri del lato opposto. La paraplegia riguarda due arti superiori o inferiori, la tetraplegia tutti e quattro gli arti, la monoplegia un solo arto.
Paralisi e paresi in pratica
Un’altra distinzione utile riguarda il tono muscolare. Si definisce paralisi spastica quella accompagnata da ipertono, cioè da muscolatura contratta e rigida, mentre nella paralisi flaccida la muscolatura risulta completamente rilasciata. Questa differenza aiuta il clinico a localizzare il livello della lesione lungo il sistema nervoso e a orientare la diagnosi.
Nel lavoro psicologico e neuropsicologico questi quadri sono rilevanti perché incidono sull’autonomia, sull’immagine corporea e sul vissuto emotivo della persona, aspetti centrali nei percorsi di riabilitazione.
Termini correlati
Concetti vicini sono emiplegia, paraplegia e tetraplegia, che descrivono la distribuzione del deficit; ipertono e ipotono, che ne definiscono la qualità muscolare; e parestesia, che riguarda invece le alterazioni della sensibilità.
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