Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Quinto Orazio Flacco e gli Adolescenti: un cortocircuito intramontabile

Chi attraversa il mare cambia cielo, non animo. È un verso di Orazio, e contiene una delle osservazioni più utili che si possano offrire a un adolescente convinto che basti cambiare posto, scuola o compagnia perché qualcosa si risolva. Articolo divulgativo. Le citazioni latine sono rese in italiano per leggibilità. Il testo propone una lettura […]

Psicolab — Quinto Orazio Flacco e gli Adolescenti: un cortocircuito intramontabile
Chi attraversa il mare cambia cielo, non animo. È un verso di Orazio, e contiene una delle osservazioni più utili che si possano offrire a un adolescente convinto che basti cambiare posto, scuola o compagnia perché qualcosa si risolva.
Articolo divulgativo. Le citazioni latine sono rese in italiano per leggibilità. Il testo propone una lettura in chiave educativa di un autore classico, non un’analisi filologica.

Perché Orazio

La domanda di partenza è pratica: in un momento di forte affermazione tecnologica, quali riferimenti offrire alla crescita interiore dei giovani?

La proposta è che un autore latino, spesso vissuto dagli studenti come dovere anacronistico, offra invece un materiale sorprendentemente utilizzabile, perché parla di questioni che non sono cambiate: il rapporto con il tempo, la ricerca della misura, il modo di stare tra gli altri.

Il carpe diem, letto correttamente

La formula più nota è anche la più fraintesa.

Non significa cercare il piacere immediato. Il testo originale la accompagna a un’indicazione precisa: evitare di interrogarsi su cosa accadrà domani, e considerare guadagno ogni giorno che la sorte concede.

Il senso è opposto alla superficialità: si tratta di sottrarre attenzione a un futuro incontrollabile per restituirla a ciò che è disponibile ora.

Le due trappole

Il ragionamento individua due modi di perdere il presente, entrambi riconoscibili.

Il primo è l’ansia per il futuro, alimentata da ipotesi che non possono essere verificate.

Il secondo è l’attaccamento a un passato irriproducibile.

L’immagine proposta è efficace: non mettere le nubi di domani davanti al sole di oggi.

Ed è precisamente ciò che la psicologia contemporanea descrive parlando di rimuginio e ruminazione: due processi che condividono la caratteristica di occupare il presente con contenuti che non appartengono ad esso.

La ripresa cinematografica

Il testo ricorda come la formula sia stata rilanciata da un film del 1989, che l’ha trasformata in principio educativo: guardare le cose da angolazioni diverse, non uniformarsi a schemi imposti, riconoscere la propria vocazione.

Va notato però che nel film la vicenda ha un esito tragico, e che quella tragedia fa parte del messaggio: incoraggiare qualcuno a seguire la propria strada senza occuparsi del contesto in cui dovrà farlo è un’operazione rischiosa.

L’aurea mediocritas

Il secondo principio è quello della giusta misura, che l’espressione latina indica non come mediocrità ma come equilibrio prezioso.

L’immagine usata è nautica: non spingersi verso il mare aperto, né rasentare troppo la costa, pericolosa per secche e scogli.

Ne discende un’indicazione doppia: evitare tanto la miseria quanto l’ostentazione che suscita invidia.

La parte psicologicamente più fine

Il passaggio successivo è quello che regge meglio.

Un animo ben preparato sa che potrebbe essere colto all’improvviso dalle avversità, e che nelle fortune deve considerare il possibile mutamento della sorte.

Non è pessimismo: è una descrizione di come funziona la resistenza psicologica. Chi ha già considerato la possibilità di un rovescio non ne viene distrutto allo stesso modo di chi lo esclude; e chi non attribuisce alla propria fortuna un carattere definitivo la vive con meno ansia di perderla.

Cambiare cielo

Il terzo nucleo è quello più direttamente applicabile.

Il testo descrive chi, spinto da un’irrequieta indolenza, si sposta continuamente da un luogo all’altro nella speranza di trovare la pace.

La formula che chiude il ragionamento è celebre: chi corre attraverso il mare cambia cielo, non animo.

Ciò che si cerca (precisa il testo) è qui, e chi possiede un animo equilibrato non ha bisogno di nulla, nemmeno di viaggiare.

Come non fraintenderla

Vale la pena precisare, perché l’affermazione può essere usata male.

Non dice che cambiare situazione sia inutile: alcune condizioni vanno effettivamente lasciate, e restare non è una virtù.

Dice che uno spostamento compiuto per sottrarsi a un disagio interno lo porta con sé. È la differenza tra andare verso qualcosa e allontanarsi da sé stessi, e la seconda operazione non riesce mai.

La scena del seccatore

Un ultimo passaggio ha valore quasi didattico.

Orazio racconta di essere stato agganciato per strada da un individuo intenzionato a farsi presentare al proprio protettore, e di non essere riuscito a liberarsene: prima con la cortesia, poi con complimenti sproporzionati, infine con pretesti sempre meno educati, mentre il sudore gli cola addosso.

Il testo osserva giustamente che la scena è tutt’altro che datata, e la traspone: è ciò che accade quando, in un gruppo, qualcuno insiste sistematicamente su chi non riesce a sottrarsi.

L’immagine finale (l’asinello che abbassa le orecchie sotto un carico troppo pesante) descrive con esattezza la resa per sfinimento: non un cedimento all’argomento, ma la rinuncia a opporsi ulteriormente.

Riconoscere quel meccanismo è utile a entrambe le parti: a chi lo subisce, per nominarlo; a chi lo esercita, per accorgersene.

Il criterio finale

La chiusura riprende un principio ricorrente: la misura esiste in tutte le cose, e ci sono confini oltre i quali il giusto non si dà.

Tradotto per chi cresce: la propria libertà finisce dove intacca quella degli altri.

E l’ultima indicazione riguarda ciò da cui lasciarsi guidare: non l’estrazione sociale, ma il proprio comportamento.

Domande frequenti

Cosa significa davvero «carpe diem»?

Non ricerca del piacere immediato, ma sottrazione di attenzione a un futuro incontrollabile per restituirla a ciò che è disponibile ora. È accompagnato dall’invito a evitare di interrogarsi su cosa accadrà domani.

Cos’è l’aurea mediocritas?

Non mediocrità ma giusta misura: né spingersi al largo né rasentare la costa. Comporta l’invito a evitare tanto la privazione quanto l’ostentazione.

Perché considerare il possibile rovescio della sorte non è pessimismo?

Perché chi ha già contemplato quella possibilità non ne viene travolto allo stesso modo, e chi non ritiene definitiva la propria fortuna la vive con meno ansia di perderla.

Cambiare luogo non serve mai?

Non è questo il senso: alcune situazioni vanno lasciate. Il punto è che uno spostamento compiuto per sottrarsi a un disagio interno se lo porta dietro, allontanarsi da sé stessi non riesce.

Tre nuclei di questo autore restano direttamente utilizzabili. Il carpe diem, letto correttamente, non è invito al piacere immediato ma sottrazione di attenzione a un futuro incontrollabile e a un passato irriproducibile: ciò che oggi chiamiamo rimuginio e ruminazione. L’aurea mediocritas, intesa come misura, si accompagna a un’osservazione psicologicamente fine: chi ha già considerato la possibilità di un rovescio non ne viene distrutto, e chi non ritiene definitiva la fortuna la vive con meno ansia. E la formula sul cambiare cielo distingue con precisione tra andare verso qualcosa e tentare di allontanarsi da sé, operazione che non riesce.
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