Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il Modello O.R.A. applicato al Gruppo

Lavorare su obiettivi e risorse di una squadra è un compito legittimo della psicologia dello sport. Ma il protocollo con cui lo si fa cambia molto le garanzie che si possono offrire, e non tutte le tecniche sono validate per questo scopo. Articolo divulgativo, non consulenza clinica. In Italia gli interventi psicologici sono riservati a […]

Psicolab — Il Modello O.R.A. applicato al Gruppo
Lavorare su obiettivi e risorse di una squadra è un compito legittimo della psicologia dello sport. Ma il protocollo con cui lo si fa cambia molto le garanzie che si possono offrire, e non tutte le tecniche sono validate per questo scopo.
Articolo divulgativo, non consulenza clinica. In Italia gli interventi psicologici sono riservati a professionisti iscritti all’albo. Se all’interno di un gruppo emergono vissuti traumatici, il contesto sportivo non è la sede in cui trattarli.

Una precisazione sull’EMDR

Il testo originale propone la conduzione del percorso con un approccio EMDR. È il punto che richiede maggiore attenzione.

L’EMDR ha evidenze consolidate in un ambito preciso: il disturbo da stress post-traumatico, per il quale è raccomandato dalle principali linee guida.

Al di fuori di quell’ambito il quadro cambia. Le applicazioni per il potenziamento della prestazione in persone senza un disturbo non dispongono di evidenze comparabili: gli studi disponibili sono pochi, con campioni ridotti e spesso senza gruppo di controllo.

Va aggiunto un punto tecnico discusso da tempo: gli studi di smantellamento, che confrontano il protocollo con e senza stimolazione bilaterale, non hanno mostrato in modo consistente un contributo specifico di quella componente. L’efficacia sul trauma sembra dipendere soprattutto dall’esposizione strutturata al ricordo.

Ne segue una conclusione ragionevole: applicare un protocollo nato per il trauma a un obiettivo di prestazione non è di per sé dannoso, ma non gode del sostegno di prove che l’ambito clinico ha prodotto.

Cosa ha invece evidenze

Nella psicologia dello sport esistono tecniche ben studiate, ed è il repertorio da cui conviene partire.

  • La definizione di obiettivi funziona, con vincoli precisi: obiettivi specifici e difficili battono quelli generici, ma solo se la persona ha le competenze necessarie e riceve un ritorno informativo regolare.
  • Contano soprattutto gli obiettivi di processo e prestazione (cosa fare, quale standard raggiungere) più di quelli di risultato, che dipendono in larga parte dagli avversari e alimentano ansia.
  • L’imagery, cioè la simulazione mentale strutturata dell’azione, ha effetti positivi documentati sulla prestazione.
  • Le routine pre-prestazione stabilizzano l’attenzione nei momenti critici.
  • Il dialogo interno istruzionale è più efficace di quello motivazionale sui compiti che richiedono precisione tecnica.

Va segnalato che il punto centrale del testo originale (articolare obiettivo di squadra e obiettivo individuale) è corretto, e la ricerca sulla coesione lo conferma: la coesione orientata al compito è associata alla prestazione più di quella sociale.

Il vincolo che il testo omette

Gli obiettivi individuali di una squadra possono essere in conflitto fra loro e con quello collettivo.

L’esempio del testo lo mostra involontariamente: chi punta al titolo di capocannoniere ha un incentivo a concludere anche quando la scelta migliore per la squadra sarebbe il passaggio.

Il lavoro utile non è quindi la semplice somma degli obiettivi personali, ma la verifica esplicita della loro compatibilità con quello di squadra, e questo, quando manca, produce esattamente il tipo di attrito che il percorso vorrebbe eliminare.

Individuale e gruppo: una cautela

La struttura proposta prevede sedute individuali e sedute di gruppo condotte dalla stessa persona. È un formato praticabile, ma richiede regole dichiarate in anticipo.

Va definito cosa resta riservato e cosa può circolare: senza questo chiarimento le sedute individuali perdono la funzione che le rende utili.

Va evitata la confusione di ruoli con lo staff tecnico: chi conduce il percorso psicologico non dovrebbe contribuire alle decisioni sulle convocazioni.

Va garantita la volontarietà reale, in un contesto in cui la pressione del gruppo rende difficile astenersi, e vanno usate cautele specifiche con gli atleti minorenni, incluso il consenso di entrambi i genitori.

Infine, la scrittura condivisa degli obiettivi in gruppo espone: va prevista la possibilità di non condividere tutto.

Domande frequenti

L’EMDR migliora la prestazione sportiva?

Le evidenze consolidate riguardano il disturbo post-traumatico. Per il potenziamento della prestazione in persone senza disturbo gli studi sono pochi e metodologicamente deboli.

Quali tecniche hanno evidenze nello sport?

Definizione di obiettivi specifici con ritorno informativo, imagery, routine pre-prestazione e dialogo interno istruzionale nei compiti di precisione.

Meglio obiettivi di risultato o di processo?

Di processo e prestazione: dipendono dall’atleta, mentre quelli di risultato dipendono dagli avversari e tendono ad aumentare l’ansia.

Obiettivi individuali e di squadra vanno sempre d’accordo?

No, possono confliggere: chi punta a un primato personale puo avere incentivi contrari alla scelta migliore per la squadra. La compatibilita va verificata esplicitamente.

L’EMDR ha evidenze solide sul disturbo post-traumatico, non sul potenziamento della prestazione: applicarlo a un obiettivo sportivo non gode delle prove prodotte in ambito clinico. Il repertorio validato nello sport esiste ed e altro, obiettivi specifici di processo, imagery, routine, dialogo interno. L’intuizione di articolare obiettivo di squadra e individuale e corretta, ma richiede di verificarne la compatibilita, perche possono confliggere. E il doppio setting individuale-gruppo funziona solo con regole di riservatezza e ruoli dichiarati in anticipo.
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