Una precisazione sull’EMDR
Il testo originale propone la conduzione del percorso con un approccio EMDR. È il punto che richiede maggiore attenzione.
L’EMDR ha evidenze consolidate in un ambito preciso: il disturbo da stress post-traumatico, per il quale è raccomandato dalle principali linee guida.
Al di fuori di quell’ambito il quadro cambia. Le applicazioni per il potenziamento della prestazione in persone senza un disturbo non dispongono di evidenze comparabili: gli studi disponibili sono pochi, con campioni ridotti e spesso senza gruppo di controllo.
Va aggiunto un punto tecnico discusso da tempo: gli studi di smantellamento, che confrontano il protocollo con e senza stimolazione bilaterale, non hanno mostrato in modo consistente un contributo specifico di quella componente. L’efficacia sul trauma sembra dipendere soprattutto dall’esposizione strutturata al ricordo.
Ne segue una conclusione ragionevole: applicare un protocollo nato per il trauma a un obiettivo di prestazione non è di per sé dannoso, ma non gode del sostegno di prove che l’ambito clinico ha prodotto.
Cosa ha invece evidenze
Nella psicologia dello sport esistono tecniche ben studiate, ed è il repertorio da cui conviene partire.
- La definizione di obiettivi funziona, con vincoli precisi: obiettivi specifici e difficili battono quelli generici, ma solo se la persona ha le competenze necessarie e riceve un ritorno informativo regolare.
- Contano soprattutto gli obiettivi di processo e prestazione (cosa fare, quale standard raggiungere) più di quelli di risultato, che dipendono in larga parte dagli avversari e alimentano ansia.
- L’imagery, cioè la simulazione mentale strutturata dell’azione, ha effetti positivi documentati sulla prestazione.
- Le routine pre-prestazione stabilizzano l’attenzione nei momenti critici.
- Il dialogo interno istruzionale è più efficace di quello motivazionale sui compiti che richiedono precisione tecnica.
Va segnalato che il punto centrale del testo originale (articolare obiettivo di squadra e obiettivo individuale) è corretto, e la ricerca sulla coesione lo conferma: la coesione orientata al compito è associata alla prestazione più di quella sociale.
Il vincolo che il testo omette
Gli obiettivi individuali di una squadra possono essere in conflitto fra loro e con quello collettivo.
L’esempio del testo lo mostra involontariamente: chi punta al titolo di capocannoniere ha un incentivo a concludere anche quando la scelta migliore per la squadra sarebbe il passaggio.
Il lavoro utile non è quindi la semplice somma degli obiettivi personali, ma la verifica esplicita della loro compatibilità con quello di squadra, e questo, quando manca, produce esattamente il tipo di attrito che il percorso vorrebbe eliminare.
Individuale e gruppo: una cautela
La struttura proposta prevede sedute individuali e sedute di gruppo condotte dalla stessa persona. È un formato praticabile, ma richiede regole dichiarate in anticipo.
Va definito cosa resta riservato e cosa può circolare: senza questo chiarimento le sedute individuali perdono la funzione che le rende utili.
Va evitata la confusione di ruoli con lo staff tecnico: chi conduce il percorso psicologico non dovrebbe contribuire alle decisioni sulle convocazioni.
Va garantita la volontarietà reale, in un contesto in cui la pressione del gruppo rende difficile astenersi, e vanno usate cautele specifiche con gli atleti minorenni, incluso il consenso di entrambi i genitori.
Infine, la scrittura condivisa degli obiettivi in gruppo espone: va prevista la possibilità di non condividere tutto.
Domande frequenti
L’EMDR migliora la prestazione sportiva?
Le evidenze consolidate riguardano il disturbo post-traumatico. Per il potenziamento della prestazione in persone senza disturbo gli studi sono pochi e metodologicamente deboli.
Quali tecniche hanno evidenze nello sport?
Definizione di obiettivi specifici con ritorno informativo, imagery, routine pre-prestazione e dialogo interno istruzionale nei compiti di precisione.
Meglio obiettivi di risultato o di processo?
Di processo e prestazione: dipendono dall’atleta, mentre quelli di risultato dipendono dagli avversari e tendono ad aumentare l’ansia.
Obiettivi individuali e di squadra vanno sempre d’accordo?
No, possono confliggere: chi punta a un primato personale puo avere incentivi contrari alla scelta migliore per la squadra. La compatibilita va verificata esplicitamente.