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Neocorteccia e pianificazione del movimento

Ogni movimento volontario, dal gesto di afferrare una tazza al camminare in una stanza affollata, nasce da una catena di elaborazioni che attraversa la neocorteccia. Prima ancora che un muscolo si contragga, il cervello costruisce un’immagine del corpo nello spazio, decide quale azione avviare e ne stima l’esito. La pianificazione del movimento è quindi un […]

Psicolab — Neocorteccia e pianificazione del movimento

Ogni movimento volontario, dal gesto di afferrare una tazza al camminare in una stanza affollata, nasce da una catena di elaborazioni che attraversa la neocorteccia. Prima ancora che un muscolo si contragga, il cervello costruisce un’immagine del corpo nello spazio, decide quale azione avviare e ne stima l’esito. La pianificazione del movimento è quindi un processo gerarchico, in cui aree diverse della corteccia collaborano per trasformare un’intenzione in un comando motorio preciso.

L’immagine corporea nella corteccia parietale posteriore

Il punto di partenza della pianificazione motoria è la rappresentazione del corpo nello spazio. Questa immagine mentale del corpo dipende dagli input visivi, propriocettivi e somatosensoriali che convergono sulla corteccia parietale posteriore. È qui che il sistema nervoso integra informazioni provenienti da fonti molto diverse: dove si trovano gli arti, quale postura assume il corpo, quali oggetti sono presenti nell’ambiente e in che relazione spaziale si pongono rispetto a noi.

All’interno della corteccia parietale posteriore due aree rivestono un interesse particolare. L’area 5 è il bersaglio degli input che arrivano dalle aree corticali somatosensoriali primarie, ossia le aree 1, 2 e 3, e raccoglie quindi le informazioni tattili e propriocettive sul corpo. L’area 7 riceve invece le proiezioni delle aree visive corticali di ordine superiore, come l’area temporale mediale, e contribuisce a collocare il corpo all’interno della scena visiva. La cooperazione tra questi due flussi, somatosensoriale e visivo, permette di costruire una mappa coerente del corpo in movimento.

Quando l’immagine corporea si altera: la sindrome di neglect

Il ruolo della corteccia parietale posteriore emerge con particolare chiarezza quando questa zona viene danneggiata. I pazienti con lesioni nei lobi parietali mostrano anomalie peculiari nella percezione della propria immagine corporea e nella percezione delle relazioni spaziali. Nei casi clinici più estremi il paziente ignora la parte del corpo controlaterale rispetto alla lesione: è la cosiddetta sindrome di neglect, in cui metà del corpo e metà dello spazio circostante vengono di fatto trascurate, come se non esistessero.

Questi quadri clinici sono importanti perché rivelano un principio generale: la pianificazione del movimento richiede prima di tutto una rappresentazione integra del corpo nello spazio. Se viene meno la mappa corporea, anche il movimento diretto verso quella porzione di spazio risulta compromesso, pur in assenza di un deficit muscolare vero e proprio.

La gerarchia del controllo motorio

La corteccia parietale posteriore non lavora da sola. Insieme alle aree prefrontali rappresenta il livello più alto della gerarchia del controllo motorio. È a questo livello che vengono prese le decisioni: quali azioni cominciare, in quale ordine, e quale sia il possibile esito di ciascuna. Mentre la corteccia parietale fornisce la rappresentazione del corpo e dello spazio, la corteccia prefrontale contribuisce con la dimensione decisionale e con la valutazione delle conseguenze, collegando l’azione a obiettivi e contesto.

Questo significa che il movimento volontario non è un riflesso, ma il risultato di una elaborazione che parte dall’intenzione e dalla scelta. La distinzione tra il livello che decide e il livello che esegue è uno degli aspetti più importanti dell’organizzazione motoria della neocorteccia.

La convergenza sull’area 6

Le decisioni prese ai livelli più alti devono essere tradotte in comandi. La corteccia prefrontale e quella parietale inviano assoni che convergono nell’area corticale 6. Questa area occupa una posizione strategica: è il punto in cui i segnali che codificano quali azioni siano programmate vengono convertiti in segnali che specificano come quelle azioni verranno effettivamente portate a termine.

In altre parole, l’area 6 fa da cerniera tra il “che cosa fare” e il “come farlo”. Riceve l’informazione astratta sull’azione programmata e la trasforma in un piano motorio concreto, pronto per essere trasmesso ai circuiti che controllano i muscoli. È una transizione cruciale, perché collega l’intenzione, definita a un livello cognitivo, all’esecuzione, definita a un livello operativo.

Dalla corteccia ai muscoli: il tratto corticospinale

Una volta definito come l’azione verrà eseguita, il comando deve raggiungere il midollo spinale. L’area 4, ovvero la corteccia motoria primaria, e l’area 6 contribuiscono alla maggior parte degli assoni che formano il tratto corticospinale discendente, la via principale attraverso cui la corteccia controlla i movimenti volontari del corpo.

Si delinea così una sequenza ordinata. Ai livelli più alti, parietale e prefrontale, si decide quale azione compiere sulla base dell’immagine corporea e degli obiettivi. L’area 6 converte questa decisione in un programma motorio. L’area 4 e la stessa area 6 inviano poi i segnali lungo il tratto corticospinale fino ai motoneuroni che attivano i muscoli. Ogni passaggio aggiunge un livello di specificazione, dal “perché” e dal “che cosa” fino al “come” e infine all’esecuzione muscolare.

Osservare il cervello in azione

Esiste una stretta relazione tra il flusso sanguigno locale del cervello e l’attività neurale: dove i neuroni lavorano di più, aumenta l’apporto di sangue. Sfruttando questo legame è possibile disegnare una mappa delle zone di attivazione corticale che accompagnano i movimenti volontari. Le tecniche di neuroimmagine permettono così di vedere, mentre una persona pianifica ed esegue un gesto, quali aree si attivano e in quale sequenza, confermando il ruolo distinto delle regioni parietali, prefrontali e motorie.

Questa possibilità ha trasformato lo studio del movimento: non si deduce più soltanto dai casi di lesione quali aree servano alla pianificazione, ma si osserva direttamente la loro attivazione nel cervello sano e funzionante.

Domande frequenti

Che cosa fa la corteccia parietale posteriore nel movimento?

Costruisce l’immagine del corpo nello spazio integrando input visivi, propriocettivi e somatosensoriali. L’area 5 raccoglie le informazioni dalle aree somatosensoriali 1, 2 e 3, mentre l’area 7 riceve quelle dalle aree visive di ordine superiore. Insieme alle aree prefrontali rappresenta il livello più alto della gerarchia del controllo motorio, dove si decide quale azione avviare.

Che cos’è la sindrome di neglect?

È una conseguenza di lesioni dei lobi parietali in cui il paziente ignora la parte del corpo e dello spazio controlaterale rispetto alla lesione. Nei casi estremi, metà del corpo viene di fatto trascurata. Questo dimostra quanto la pianificazione del movimento dipenda da una rappresentazione integra del corpo nello spazio.

Qual è il ruolo dell’area 6?

L’area 6 è il punto di convergenza degli assoni provenienti dalla corteccia prefrontale e da quella parietale. Qui i segnali che codificano quali azioni sono programmate vengono convertiti in segnali che specificano come le azioni verranno eseguite. Insieme all’area 4 fornisce la maggior parte degli assoni del tratto corticospinale discendente.

Come si studiano le aree attive durante il movimento?

Poiché esiste una stretta relazione tra il flusso sanguigno locale del cervello e l’attività neurale, è possibile mappare le zone di attivazione corticale che accompagnano i movimenti volontari. Le tecniche di neuroimmagine consentono di osservare direttamente quali regioni si attivano durante la pianificazione e l’esecuzione di un gesto.

La pianificazione del movimento nella neocorteccia segue una gerarchia precisa: la corteccia parietale posteriore costruisce l’immagine del corpo nello spazio integrando input visivi e somatosensoriali, le aree prefrontali decidono quale azione avviare, l’area 6 converte la decisione in un programma motorio e le aree 4 e 6 inviano i comandi ai muscoli attraverso il tratto corticospinale. Le lesioni parietali, come nella sindrome di neglect, mostrano quanto questa catena dipenda da una rappresentazione integra del corpo.
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