Psicologia Clinica e Psicopatologia

Meccanismi Epigenetici nelle Malattie Neurodegenerative

Per decenni la ricerca sulle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, il Parkinson e la Corea di Huntington ha cercato le risposte quasi esclusivamente nel DNA. Ma il codice genetico, da solo, non basta a spiegare perché e quando queste patologie si sviluppano. L’epigenetica, cioè lo studio di come i geni vengono accesi o spenti senza che […]

Psicolab — Meccanismi Epigenetici nelle Malattie Neurodegenerative
Per decenni la ricerca sulle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, il Parkinson e la Corea di Huntington ha cercato le risposte quasi esclusivamente nel DNA. Ma il codice genetico, da solo, non basta a spiegare perché e quando queste patologie si sviluppano. L’epigenetica, cioè lo studio di come i geni vengono accesi o spenti senza che la sequenza del DNA cambi, sta aprendo una prospettiva diversa: quella di un dialogo continuo tra il patrimonio ereditario e l’ambiente in cui viviamo.

Che cosa significa epigenetica

Il termine epigenetica indica l’insieme dei meccanismi che regolano l’attivita’ dei geni senza modificarne la sequenza. Immaginare il DNA come uno spartito musicale aiuta a capire il concetto: le note restano sempre le stesse, ma il modo in cui vengono suonate, quali passaggi vengono enfatizzati e quali restano silenziosi, cambia radicalmente il risultato. Le marcature epigenetiche sono precisamente questi segnali di esecuzione. Determinano quali geni una cellula legge e quali ignora, permettendo a cellule con lo stesso identico DNA di diventare un neurone, una cellula del fegato o una cellula muscolare.

La caratteristica piu’ interessante di queste marcature e’ che sono dinamiche. Rispondono all’eta’, all’alimentazione, allo stress, all’esposizione a sostanze tossiche e a molti altri fattori dell’ambiente. Questo le rende un ponte naturale tra la biologia e la storia individuale di ciascuno, e spiega perche’ abbiano attirato l’attenzione di chi studia patologie a cause multiple come quelle neurodegenerative.

I principali meccanismi epigenetici

Tre sono i sistemi meglio studiati attraverso cui la cellula regola l’espressione dei propri geni. Agiscono spesso in modo coordinato e la loro alterazione e’ oggi al centro della ricerca sulla neurodegenerazione.

La metilazione del DNA

Consiste nell’aggiunta di piccoli gruppi chimici, i gruppi metile, in punti specifici del DNA. Quando questi gruppi si depositano nella regione che controlla l’avvio di un gene, tendono a ridurne o a bloccarne la lettura. La metilazione e’ uno dei meccanismi che cambia in modo piu’ evidente con l’avanzare dell’eta’, e non a caso l’eta’ e’ il principale fattore di rischio per la maggior parte delle malattie neurodegenerative. Alterazioni nel profilo di metilazione dei neuroni sono state osservate nel cervello di persone affette da Alzheimer, anche se distinguere le cause dagli effetti resta una delle sfide aperte.

Le modificazioni degli istoni

Nel nucleo delle cellule il DNA non e’ disteso ma avvolto attorno a proteine chiamate istoni, un po’ come un filo attorno a dei rocchetti. Modifiche chimiche di questi istoni, come l’acetilazione, rendono il DNA piu’ o meno accessibile ai meccanismi che leggono i geni. Un DNA piu’ aperto e’ un DNA i cui geni possono essere trascritti; uno piu’ compatto tende a restare silenzioso. L’acetilazione degli istoni ha un ruolo riconosciuto nei processi di memoria e apprendimento, e questo la lega direttamente al declino cognitivo che caratterizza diverse forme di demenza.

Gli RNA non codificanti

Non tutto il materiale genetico serve a produrre proteine. Una parte importante viene trascritta in molecole di RNA che non codificano proteine ma svolgono compiti di regolazione, tra cui frenare o modulare l’espressione di altri geni. Alcune di queste piccole molecole, come i microRNA, risultano alterate nei tessuti cerebrali colpiti da neurodegenerazione, e vengono studiate sia per capire i meccanismi di malattia sia come possibili indicatori precoci.

Il caso dell’Alzheimer

La malattia di Alzheimer e’ la forma piu’ frequente di demenza e, nonostante decenni di ricerca, le sue cause restano in larga parte sconosciute. Solo una piccola percentuale di casi ha una chiara origine ereditaria legata a mutazioni ben identificate. La grande maggioranza e’ costituita da forme cosiddette sporadiche, in cui il rischio nasce dall’incontro tra una predisposizione genetica sfumata e una lunga serie di fattori ambientali accumulati nel corso della vita.

E’ proprio in questo spazio che l’epigenetica offre una chiave di lettura. Se il DNA definisce le possibilita’, sono le marcature epigenetiche a decidere quali di queste possibilita’ si realizzano, integrando l’effetto dell’eta’, dello stile di vita e dell’ambiente. Studiare come questi segnali cambiano nel cervello malato aiuta a comprendere perche’ due persone con un profilo genetico simile possano avere destini clinici molto diversi.

Oltre l’Alzheimer: Parkinson e Huntington

Il ragionamento vale, con le dovute differenze, anche per altre patologie. Nel Parkinson, in cui degenerano specifiche popolazioni di neuroni, i meccanismi epigenetici sono studiati per capire perche’ alcune cellule siano piu’ vulnerabili di altre. La Corea di Huntington rappresenta un caso particolare: e’ causata da una singola mutazione ben definita, eppure eta’ di esordio e gravita’ variano molto tra i pazienti, e parte di questa variabilita’ potrebbe dipendere da fattori epigenetici che modulano l’effetto della mutazione. Questi esempi mostrano come la regolazione epigenetica non sostituisca la genetica, ma ne completi il quadro.

Perche’ la genetica da sola non basta

Il messaggio di fondo della ricerca degli ultimi anni e’ che l’approccio puramente genetico e’ una condizione necessaria ma non sufficiente per capire l’origine di queste malattie. Conoscere i geni coinvolti e’ indispensabile, ma non spiega da solo la comparsa della patologia, i tempi con cui si manifesta e la sua evoluzione. L’epigenetica aggiunge la dimensione mancante, quella del tempo e dell’ambiente, e restituisce un’immagine piu’ realistica di processi che maturano nell’arco di decenni.

Prospettive di ricerca

L’interesse pratico e’ evidente. A differenza delle mutazioni del DNA, le marcature epigenetiche sono in linea di principio reversibili, e questo apre la strada all’idea di intervenire per correggerle. Diverse molecole capaci di influenzare questi meccanismi sono oggetto di studio in ambito sperimentale. E’ importante sottolineare che si tratta di ricerca in corso e non di terapie disponibili: la complessita’ del cervello impone grande prudenza. Al tempo stesso, la possibilita’ di individuare marcatori epigenetici precoci potrebbe un giorno aiutare a riconoscere il rischio prima che i sintomi diventino evidenti, quando gli interventi hanno maggiori probabilita’ di essere utili.

Domande frequenti

L’epigenetica sostituisce la genetica nello spiegare queste malattie?

No. La genetica resta fondamentale per identificare i geni coinvolti e le forme ereditarie. L’epigenetica si aggiunge, spiegando come e quando quei geni vengono attivati o silenziati in risposta all’eta’ e all’ambiente. I due livelli lavorano insieme.

Le modificazioni epigenetiche si possono ereditare?

Alcune marcature vengono trasmesse quando le cellule si dividono, e in certi casi anche tra generazioni, ma il tema e’ complesso e ancora molto studiato. Nella maggior parte delle situazioni queste modifiche si costruiscono e cambiano nel corso della vita del singolo individuo.

Esistono gia’ cure basate sull’epigenetica per l’Alzheimer?

No. Le ricerche che esplorano molecole capaci di agire sui meccanismi epigenetici sono ancora in fase sperimentale. Al momento non esistono terapie epigenetiche approvate per le malattie neurodegenerative, e ogni annuncio va valutato con prudenza.

Lo stile di vita puo’ influenzare questi meccanismi?

Fattori come alimentazione, attivita’ fisica, sonno ed esposizione a sostanze tossiche possono incidere sui profili epigenetici. Questo non significa che si possa prevenire con certezza una malattia, ma conferma quanto sia stretto il legame tra ambiente e regolazione dei geni.

Le malattie neurodegenerative non si spiegano con il solo DNA. L’epigenetica mostra come i geni vengano regolati nel tempo dall’incontro con l’ambiente, e offre una cornice piu’ completa per comprendere l’origine di patologie come l’Alzheimer. La ricerca e’ promettente ma ancora agli inizi: la sua forza sta nel ricordarci che eredita’ biologica e storia personale sono due facce dello stesso processo.
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