Psicoterapia e Psicoanalisi

Successi e funzionamento della Terapia Psicologica Breve Strategica

L’idea che i tentativi di risolvere un problema possano mantenerlo in vita è una delle intuizioni più feconde della psicoterapia. Vale la pena vedere quanto sia sostenuta e dove si collochi rispetto ad altri approcci. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. In Italia la psicoterapia è esercitata da professionisti abilitati con specializzazione riconosciuta. L’intuizione […]

Successi e funzionamento della Terapia Psicologica Breve Strategica
L’idea che i tentativi di risolvere un problema possano mantenerlo in vita è una delle intuizioni più feconde della psicoterapia. Vale la pena vedere quanto sia sostenuta e dove si collochi rispetto ad altri approcci.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. In Italia la psicoterapia è esercitata da professionisti abilitati con specializzazione riconosciuta.

L’intuizione centrale

Il modello elaborato a partire dagli anni Settanta parte da un’osservazione: molte difficoltà si mantengono non per la loro causa originaria, ma per le soluzioni tentate che le alimentano.

Gli esempi sono riconoscibili. Chi teme l’insonnia si sforza di dormire, e lo sforzo impedisce il sonno. Chi teme un attacco di panico controlla i propri segnali corporei, e il controllo li amplifica. Chi teme di arrossire cerca di non arrossire.

La cornice concettuale è quella dei circuiti a retroazione: il tentativo di soluzione entra nel problema e ne diventa parte.

Ne segue l’impostazione dell’intervento: anziché cercare le cause remote, si individua e si interrompe ciò che mantiene il problema nel presente.

Non è un’idea isolata

È importante notare che questa intuizione converge con quanto è stato successivamente stabilito da altre tradizioni, con metodi e linguaggi diversi.

La ricerca sui disturbi d’ansia ha identificato nell’evitamento e nei comportamenti protettivi il principale fattore di mantenimento: sono azioni che riducono l’ansia nell’immediato e impediscono di scoprire che il timore non si realizza.

La soppressione del pensiero produce, in condizioni sperimentali, un aumento della frequenza del pensiero che si vuole eliminare.

E la rivalutazione del significato di una situazione risulta più efficace del tentativo di sopprimere l’emozione.

Sono formulazioni diverse dello stesso principio, ed è un caso in cui un’intuizione clinica ha trovato conferma per vie indipendenti.

Cosa dicono le evidenze

Qui serve precisione, perché il quadro è più articolato di come viene presentato.

Le rassegne sulle terapie brevi in generale mostrano che, per molte condizioni comuni, i formati brevi ottengono risultati comparabili a quelli più lunghi. È un risultato solido e importante.

Sul modello strategico in senso stretto, invece, le evidenze sono meno numerose di quelle disponibili per gli approcci cognitivo-comportamentali, e gli studi provengono in parte da gruppi legati al modello stesso: con i limiti che questo comporta.

Va segnalato inoltre che i dati più citati in questo ambito derivano spesso da casistiche cliniche con esiti valutati internamente, formato che non consente di distinguere l’effetto del metodo da quello dell’aspettativa e del decorso naturale.

La conclusione difendibile: l’impianto teorico è coerente e converge con risultati consolidati; l’evidenza specifica di efficacia è più limitata di quanto la presentazione suggerisca.

Cosa vale in ogni caso

Alcuni elementi di questo approccio hanno supporto indipendente e sono utilizzabili a prescindere dal modello.

Il focus sul presente e su cosa mantiene il problema, che è coerente con il fatto che una quota rilevante del miglioramento in psicoterapia avviene nelle prime sedute.

La definizione di obiettivi concreti e verificabili, associata a esiti migliori.

L’attenzione a interrompere i comportamenti protettivi, che è il meccanismo attivo dei trattamenti per l’ansia con le evidenze più forti.

Va aggiunta una cautela: le tecniche paradossali (prescrivere il sintomo) richiedono competenza e valutazione, e non sono indicate in tutte le condizioni. Applicate senza formazione, o in presenza di rischio, possono essere dannose.

E vale il criterio generale: qualunque approccio, quando i sintomi non migliorano entro un tempo ragionevole, va rivisto. Misurare l’andamento e restituirlo è ciò che consente di accorgersene.

Domande frequenti

Cosa sono le soluzioni tentate?

I tentativi di risolvere un problema che finiscono per mantenerlo: sforzarsi di dormire, controllare i segnali corporei, evitare cio che si teme.

L’idea ha conferme indipendenti?

Si: la ricerca sui disturbi d’ansia individua nell’evitamento il principale fattore di mantenimento, e la soppressione del pensiero ne aumenta la frequenza.

Le terapie brevi funzionano quanto quelle lunghe?

Per molte condizioni comuni i formati brevi ottengono risultati comparabili. Sul modello strategico in particolare le evidenze specifiche sono pero meno numerose.

Le tecniche paradossali sono sempre indicate?

No: richiedono competenza e valutazione, non sono adatte a tutte le condizioni e applicate senza formazione possono essere dannose.

L’idea che le soluzioni tentate mantengano il problema e solida e converge con quanto la ricerca ha stabilito per altre vie: evitamento, comportamenti protettivi e soppressione del pensiero funzionano cosi. Sulle terapie brevi in generale le evidenze sono buone; su questo modello in particolare sono piu limitate e in parte prodotte da chi lo propone. Cio che resta utilizzabile e il focus sul presente, gli obiettivi verificabili e l’interruzione dei comportamenti protettivi.
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