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Master in Counseling Analitico Transazionale indirizzo Sportivo

Nel mondo dello sport lavorano allenatori, dirigenti, istruttori e genitori, e quasi tutti si trovano a gestire questioni relazionali per cui nessuno li ha formati. Da qui nasce l’idea di percorsi rivolti anche a chi psicologo non è: con un confine che va detto con precisione. Nota d’archivio e avvertenza. Il percorso formativo descritto risale […]

Psicolab — Master in Counseling Analitico Transazionale indirizzo Sportivo
Nel mondo dello sport lavorano allenatori, dirigenti, istruttori e genitori, e quasi tutti si trovano a gestire questioni relazionali per cui nessuno li ha formati. Da qui nasce l’idea di percorsi rivolti anche a chi psicologo non è: con un confine che va detto con precisione.
Nota d’archivio e avvertenza. Il percorso formativo descritto risale al 2011 e i suoi riferimenti non sono aggiornati. Il testo chiarisce inoltre i limiti normativi della figura del counselor in Italia, che è cosa distinta dallo psicologo e dallo psicoterapeuta.

La proposta

Il percorso presentato dichiarava di fornire competenze nell’ambito della psicologia dello sport, con una caratteristica esplicita: mentre i master del settore risultano spendibili professionalmente solo da psicologi o medici, questo si rivolgeva anche ad atleti, insegnanti di educazione fisica, preparatori, istruttori e dirigenti sportivi.

L’articolazione prevedeva un titolo di counselor al termine del secondo anno, con iscrizione a un registro di categoria, e un titolo con specializzazione sportiva al terzo, oltre a ore valide per una certificazione internazionale in analisi transazionale.

Il confine da chiarire subito

Questa è la parte che richiede la massima precisione, perché l’ambiguità in materia produce danni concreti.

In Italia la professione di psicologo è regolata dalla legge 56 del 1989 e riservata a chi è iscritto all’albo. Sono atti riservati la diagnosi, l’uso di strumenti psicodiagnostici, l’attività di sostegno e riabilitazione rivolta alla persona e (con la specializzazione) la psicoterapia.

Il counseling, in Italia, non è una professione ordinistica. Rientra tra le attività professionali non organizzate in ordini, disciplinate dalla legge 4 del 2013 (successiva a questo testo) che consente alle associazioni di categoria di rilasciare attestati di qualità. I registri citati sono privati e associativi: non equivalgono a un albo pubblico e non conferiscono alcuna facoltà riservata.

Ne discende un limite netto: un counselor non può valutare, diagnosticare né trattare un disagio psicologico. Può operare sulla comunicazione, sulla consapevolezza e sulla gestione di questioni relazionali in persone senza un quadro clinico. Di fronte a segnali di sofferenza il compito è riconoscerli e indirizzare a un professionista sanitario.

Va segnalato che il testo originale contiene un punto delicato: la somministrazione di strumenti psicodiagnostici. È attività riservata allo psicologo, e la supervisione non trasferisce quella facoltà a chi non ne dispone.

Il bisogno reale però esiste

Detto il limite, sarebbe sbagliato liquidare la proposta, perché intercetta una carenza documentata.

Le aree di intervento indicate lo mostrano bene:

  • nelle società sportive: facilitare la comunicazione tra genitori, dirigenti, allenatori e atleti; formare gli allenatori alla gestione del gruppo; proporre incontri rivolti ai genitori;
  • nelle palestre e nei centri fitness: formare istruttori e preparatori sulla relazione con il cliente, lavorare sugli aspetti motivazionali dell’attività fisica;
  • negli enti e nelle federazioni: analisi dei bisogni, progetti educativi nelle scuole, sport come strumento di prevenzione in ambito giovanile e di reinserimento.

Il punto più solido: i genitori

Fra tutte, la voce dedicata alla formazione dei genitori è la meno appariscente e la più fondata.

Nello sport giovanile la relazione con la famiglia è uno dei principali fattori che determinano se un ragazzo continuerà o abbandonerà. La ricerca è convergente: un investimento genitoriale eccessivo sui risultati aumenta l’ansia da prestazione e la probabilità di ritiro, mentre il sostegno slegato dall’esito la riduce.

La difficoltà è che quasi nessun genitore riconosce di appartenere al primo gruppo: motivo per cui gli interventi funzionano meglio quando sono informativi e rivolti a tutti, non correttivi e rivolti ai singoli.

Gli allenatori

Analogamente fondata è la formazione degli allenatori. Un allenatore di settore giovanile è, di fatto, una figura educativa a tempo pieno, spesso senza alcuna preparazione in merito, e il suo modo di comunicare incide sull’esperienza sportiva più di qualunque intervento occasionale su un singolo atleta.

Il modello teorico

Il percorso proponeva l’analisi transazionale, presentata come teoria che spiega il comportamento attraverso l’analisi delle relazioni, in integrazione con gli approcci cognitivo-comportamentali e costruttivisti prevalenti nella psicologia dello sport.

Cosa va detto sul suo statuto

Servono due precisazioni.

L’analisi transazionale offre un vocabolario efficace per descrivere le dinamiche relazionali, e questo ne spiega la diffusione in ambito formativo e organizzativo: fornisce categorie immediatamente utilizzabili per riconoscere schemi ricorrenti di interazione.

Al tempo stesso, il suo apparato teorico non dispone del supporto empirico di cui godono gli approcci cognitivo-comportamentali, che nella psicologia dello sport restano quelli con le prove più consistenti per gli interventi sulla prestazione. Non è un metodo privo di valore, ma la sua utilità principale è descrittiva e comunicativa più che clinica.

Come valutare percorsi di questo tipo

Per chi si trovi oggi davanti a offerte formative analoghe, alcune domande sono dirimenti:

  • il percorso dichiara esplicitamente ciò che non abilita a fare?
  • l’attestato proviene da un’associazione riconosciuta secondo la normativa sulle professioni non ordinistiche, e questo viene presentato per quello che è: non come equivalente di un albo?
  • è previsto un addestramento esplicito al riconoscimento dei segnali che richiedono l’invio a un professionista sanitario?
  • la supervisione è effettiva e documentata, o solo dichiarata?

L’ultima domanda è quella che distingue una formazione seria: un percorso che insegna quando fermarsi è più affidabile di uno che promette competenze a trecentosessanta gradi.

Domande frequenti

Un counselor sportivo può fare interventi psicologici?

No. Diagnosi, strumenti psicodiagnostici, sostegno psicologico e psicoterapia sono atti riservati per legge a psicologi e psicoterapeuti iscritti all’albo. Il counselor opera su comunicazione e relazioni in assenza di quadri clinici.

I registri dei counselor equivalgono a un albo?

No. Sono registri privati e associativi. Il counseling rientra tra le professioni non organizzate in ordini, disciplinate dalla legge 4 del 2013: le associazioni possono rilasciare attestati di qualità, non facoltà riservate.

Perché formare i genitori è così importante nello sport giovanile?

Perché la relazione familiare è tra i principali fattori che determinano abbandono o continuità. Un investimento eccessivo sui risultati aumenta ansia e ritiro; il sostegno slegato dall’esito li riduce.

L’analisi transazionale è un metodo validato?

Offre un vocabolario efficace per descrivere le dinamiche relazionali, ma non ha il supporto empirico degli approcci cognitivo-comportamentali, che nella psicologia dello sport restano quelli con le prove più solide sulla prestazione.

Il bisogno intercettato è reale: allenatori, dirigenti e genitori gestiscono quotidianamente questioni relazionali senza alcuna preparazione, e la formazione dei genitori nello sport giovanile incide sull’abbandono più di qualunque intervento sul singolo atleta. Il confine però va detto con precisione: in Italia diagnosi, strumenti psicodiagnostici e sostegno psicologico sono riservati per legge agli psicologi iscritti all’albo, mentre il counseling non è professione ordinistica e i suoi registri sono privati. Il criterio per valutare un percorso serio è semplice: insegna anche quando fermarsi e a chi indirizzare.
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