Psicologia Clinica e Psicopatologia

Massa e Demassificazione tra Comportamenti e Soggettività

Vogliamo distinguerci dagli altri o assomigliare a loro? È una tensione che ci attraversa tutti, e che il cinema ha saputo mettere in scena come pochi altri linguaggi. Tra spinta all’individualità e ricerca di uniformità, il grande schermo non si limita a rispecchiare la società: partecipa attivamente a costruirla, plasmando persino il modo in cui […]

Psicolab — Massa e Demassificazione tra Comportamenti e Soggettività
Vogliamo distinguerci dagli altri o assomigliare a loro? È una tensione che ci attraversa tutti, e che il cinema ha saputo mettere in scena come pochi altri linguaggi. Tra spinta all’individualità e ricerca di uniformità, il grande schermo non si limita a rispecchiare la società: partecipa attivamente a costruirla, plasmando persino il modo in cui camminiamo. Un viaggio nel rapporto tra massa, individuo e cinema.

Il cinema come specchio dei conflitti sociali

L’esperienza sociale del cinema può essere letta alla luce di una costante contraddizione tra azioni individuali e collettive, a loro volta divergenti. È una pratica che integra e rappresenta, sul piano simbolico, l’ordine dei conflitti che agisce nella società e la caratterizza. Il conflitto tra dimensione individuale e dimensione sociale è da sempre al centro dell’attenzione sociologica, ma è forse nelle narrazioni cinematografiche che trova la sua più alta espressione.

In sostanziale continuità con le strutture della fiaba, la cultura di massa, e il cinema in particolare, produce una rappresentazione del mondo giocata sul mutamento di status e sui conflitti che lo accompagnano. In una società di massa attraversata da un profondo processo di individualizzazione, il soggetto moderno è lacerato tra opposte polarità: da un lato vorrebbe conquistare la distinzione, dall’altro ricerca l’uniformità. Il cinema funziona anche sfruttando questa dinamica.

Un’intuizione di Marcel Mauss

Un’osservazione del grande antropologo Marcel Mauss illustra bene questo meccanismo. Mauss raccontava di aver avuto una sorta di rivelazione mentre era ricoverato in un ospedale di New York: notò che le sue infermiere camminavano in un modo che gli sembrava familiare, e alla fine ricordò di averlo già visto al cinema. Tornato in Francia, si accorse che anche le ragazze francesi, a Parigi, avevano cominciato a camminare allo stesso modo: era proprio grazie al cinema che l’andatura “americana” stava arrivando in Europa.

L’osservazione è ancora più significativa se la si colloca storicamente: siamo negli anni Trenta, al momento di massima strutturazione e rilevanza sociale del sistema dei media industriale. Sullo schermo, insomma, assistiamo a vere e proprie “coreografie” di movimenti che poi si confrontano nella società, dando vita a stili e mode che si legano intimamente al corpo, fino a determinarne i modelli di rappresentazione.

Oltre la persuasione: il cinema come soggetto attivo

È proprio qui che si coglie l’insufficienza di certe teorie tradizionali, come quelle della “persuasione” o del semplice “rispecchiamento”. Il cinema non si limita a persuadere o a riflettere passivamente la realtà: diventa un soggetto attivo dell’azione sociale. È un “luogo” connesso a un più generale habitat linguistico, capace di produrre un senso nuovo dell’esistenza e, dunque, un nuovo principio di realtà.

Il ragionamento è profondo: se il modo in cui decifriamo la realtà passa attraverso un codice, un linguaggio, allora il linguaggio cinematografico partecipa a un processo costruttivo, le cui regole vengono definite e “sperimentate” socialmente. Il cinema, cioè, non descrive semplicemente il mondo: contribuisce a costruire il modo in cui lo vediamo e in cui ci comportiamo al suo interno.

Massa e individuo: non un’opposizione

Un punto importante è che la dimensione della massa non è affatto incompatibile con quella dell’individuo. È vero che il cinema si forma in una fase storica dominata dalle strategie della produzione di massa; ma il medium filmico riesce a ospitare al proprio interno anche le pulsioni della differenziazione, attraverso un edonismo consumistico circondato dall’aura del mito.

Non a caso il cinema hollywoodiano mette costantemente in scena proprio il conflitto tra l’eroe individuale e la conformità sociale. È la grande narrazione ricorrente: il singolo che si distingue, che sfida le regole, che afferma la propria unicità contro la massa. In questo modo il cinema dà voce, simbolicamente, a quella stessa tensione tra distinzione e uniformità che ciascuno di noi vive.

Una società che è cambiata

Va però considerato che l’epoca del cinema a cui si riferiva Mauss coincideva con l’apice della società industriale, una fase in cui il cinema si presentava davvero come un mass medium al culmine della propria influenza. Sarebbe improponibile sostenere che oggi la gestualità e la corporeità delle persone siano ancora così fortemente modellate su quelle degli attori del cinema.

Il cinema mantiene una forte pregnanza sociale, ma è la società a essere profondamente mutata: sono cambiate le istituzioni che stabiliscono la conformità e i modelli di devianza individuale, e i media si sono moltiplicati e frammentati. Nemmeno la potenza del cinema può reggere da sola l’impatto delle trasformazioni sociali. Eppure, comprendere i meccanismi che hanno regolato l’integrazione tra media e società rimane prezioso: aiuta a ridefinire la sociologia dei processi culturali e a leggere anche il nostro presente, in cui la tensione tra il desiderio di distinguersi e quello di appartenere è più viva che mai.

Domande frequenti

Perché il cinema mette in scena il conflitto tra individuo e massa?

Perché rappresenta simbolicamente una tensione reale della società: il soggetto moderno è lacerato tra il desiderio di distinguersi e quello di uniformarsi. Il cinema, soprattutto hollywoodiano, dà voce a questo conflitto attraverso la figura ricorrente dell’eroe individuale contro la conformità.

In che senso il cinema plasma i comportamenti?

Come notava Mauss osservando l'”andatura americana” diffusasi grazie ai film, il cinema propone modelli di gestualità e stile che poi si diffondono nella società. Non solo rispecchia la realtà, ma contribuisce a costruire il modo in cui le persone si muovono e si rappresentano.

Perché le teorie della “persuasione” sono insufficienti?

Perché riducono il cinema a uno strumento che persuade o rispecchia passivamente. In realtà il cinema è un soggetto attivo dell’azione sociale: attraverso il suo linguaggio partecipa a costruire il modo in cui decifriamo la realtà, producendo un nuovo senso dell’esistenza.

Il cinema ha ancora questo potere oggi?

Mantiene una forte rilevanza sociale, ma la società è cambiata: i media si sono moltiplicati e le fonti dei modelli di comportamento si sono frammentate. L’influenza diretta sulla gestualità, tipica dell’apice industriale, non è più la stessa, ma la tensione tra distinzione e uniformità resta attuale.

Il cinema mette in scena una tensione che ci attraversa tutti: il desiderio di distinguerci e, insieme, quello di uniformarci. Come intuì Mauss osservando la diffusione dell’andatura “americana”, il grande schermo non si limita a rispecchiare la società, ma partecipa attivamente a costruirla, plasmando stili, gesti e modelli. Superando le teorie della semplice persuasione, il cinema si rivela un soggetto attivo dell’azione sociale, capace di produrre nuovi modi di vedere la realtà. Oggi la società è cambiata e i media si sono frammentati, ma comprendere questi meccanismi resta prezioso per leggere il nostro presente.
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