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La Mammana, Maternità diversa

Breve Estratto

Chiara, pulita, aspra ma anche intrisa di proverbi, accenti dialettali e di echi magici si presenta la scrittura di Antonella Ossorio nel suo primo romanzo storico La mammana1, pubblicato nel mese di maggio di quest’anno da Einaudi.
La protagonista è Lucina, una giovane levatrice che nella notte del primo marzo 1843, quando una cometa illumina il cielo di Marzanello (una frazione di Vairano Patenora, nell’alto casertano), fa nascere una bambina “speciale”, dalla gente però considerata figlia della cometa e quindi portatrice di sventura.
La bambina è diversa dagli altri perché è albina.
Rifiutata dalla madre naturale, la bambina viene così adottata da Lucina e da lei chiamata Stella.
Pur non essendo legate da un rapporto filiale naturale, è la condizione di diversità a rendere unico e speciale il rapporto tra le due protagoniste.
Lucina infatti è una donna “imprigionata” in un corpo di uomo.
Vivere per lei significa dover nascondere un segreto inaccettabile per la gente del suo tempo, impossibile da confessare se non a rare vite sensibili come la sua.
Nel contesto sociale dell’epoca, sono queste vite sensibili, le vite di coloro che sentono la diversità o la solitudine della propria esistenza o quelle di coloro che, rimanendo folgorati ed innamorandosi di questa diversità si vedono a loro volta emarginati dalla realtà circostante, a creare legami umani più forti, unici e indissolubili: il legame di una maternità, non preceduta da parti, il legame di un amore passionale e poetico tra un uomo e una donna la cui femminilità e la cui bellezza è sconvolgente, pur in presenza di un elemento anatomico maschile, infine il legame di “sorellanza” tra due donne diametralmente opposte sia sul piano geografico che culturale.
Tali legami produrranno semi destinati a germinare e ad andare oltre l’orizzonte limitato dei pregiudizi della gente comune.
Il romanzo di Antonella Ossorio è suggestivo per i suoi elementi magico-antropologici che testimoniano un lavoro di documentazione locale e, allo stesso tempo, una formazione letteraria ricca e articolata, comprendente la lettura di scrittori latinoamericani come Amado e Marquez, e di scrittori di altre nazionalità come Saramago, Byatt, Kristof e Yourcenar2.
Sul piano storico, l’autrice riesce a fornire un quadro realistico della Napoli borbonica del periodo rivoluzionario del ’48, riecheggiando gli episodi dei sanguinosi e violenti tumulti popolari, permettendo al lettore di comprenderli dalla prospettiva della gente comune, di chi come la protagonista Lucina, si trova involontariamente travolta dagli stessi, rischiando anche la vita.
In una recente intervista, l’autrice ha messo in luce come nel suo libro intendesse affrontare “la disperazione della diversità”, ispirandosi inizialmente ad un personaggio realmente esistito, Carolina Crachami, “una bambina nata nel 1815, detta la “nana siciliana”, portata su tutti i palchi d’Europa come un fenomeno da baraccone…”3.
La storia della bambina dalla quale ha tratto ispirazione Antonella Ossorio, è simile ad un’altra riportata da Gian Antonio Stella in un suo recente articolo su Nelson Mandela dal titolo Quando restituì l’onore alla donna simbolo della schiavitù4.
In questo articolo il giornalista racconta la storia di una ragazza, vissuta alla fine del 1700 e nata in Sud Africa nella Provincia del Capo Orientale.
Conosciuta in Europa col nome di Sara, la ragazza si chiamava in realtà Sawtche ed apparteneva ad una minuscola comunità di schiavi della tribù Gricua del popolo Khoikhoi.
Vivendo nei possedimenti del proprietario terriero afrikaner Peter Caezar era ella stessa considerata una proprietà, esattamente come la terra che calpestava e lavorava.
Per le sue caratteristiche somatiche (alta un metro e trentacinque, con natiche molto accentuate e labbra talmente lunghe da essere definite “il velo dell’amore”), Sawtche fu portata a Londra nel 1810 e lanciata nel mondo dello spettacolo col nome di “Venere ottentotta”.
Nei più famosi teatri inglesi (Piccadilly, Bartholomew, Fair, Hayrmarket) ma anche in case private, la donna veniva fatta esibire nuda, coperta solo da uno straccetto sui genitali e talvolta tenuta incatenata come gli animali.
Quando il fenomeno della “Venere ottentotta” non costituì più interesse per la gente, Sarah, abbandonata completamente a se stessa e lontana dalla sua famiglia e dalla sua terra, non trovò che la strada della prostituzione per garantirsi la sopravvivenza.
Alcool, sporcizia e miseria la resero preda delle peggiori malattie, fino a causarle la morte.
Dopo la morte, il suo corpo venne sezionato dal celebre studioso di anatomia G. Cuvier il quale ne prelevò il cervello e la vagina, portandoli al Musee de l’homme di Parigi.
Sarah Baartman fece ritorno nella sua terra solo nel 2002, grazie all’intervento di Nelson Mandela che dopo essere divenuto Presidente del Sud Africa si attivò subito per restituirle quella dignità umana che per secoli le era stata sottratta.
“Da allora quella che fu chiamata la Venere ottentotta riposa sulla sommità della collinetta nella sua terra. E la sua tomba monumento, semplice e bellissima, è meta dei pellegrinaggi di chi vede in lei il simbolo delle sopraffazioni sulle donne e sui neri. Ecco: quella scelta di riscattare la memoria e restituire la dignità a una persona dopo due secoli poteva riuscire solo a un grande statista. E a un uomo buono”5.
Anche se Carolina Crachami non è la protagonista del libro, il solo fatto che Antonella Ossorio l’abbia ricordata come fonte di ispirazione e di partenza del suo lavoro, le ha restituito memoria e dignità umana.
BIBLIOGRAFIA
1. Antonella Ossorio, La mammana, Einaudi, Torino, 2014.
2. Nelson Mandela, bisogna essere capaci di sognare, L. Boyers, M. Farina, A. Farkas, C. Magris, A. Miller, M. Persivale, G. A. Stella, INSTANT BOOK CORRIERE DELLA SERA.
SITOGRAFIA
1. http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3755712
2. http://www.carmillaonline.com/2014/05/29/15013/

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